Brescia, boom di contagi: è oltre la soglia della fascia rossa

Preoccupati soprattutto i sindaci che chiedono maggiori restrizioni

Preoccupanti gli ultimi dati che arrivano dalla città di Brescia e dalla sua provincia. Nella giornata di ieri, domenica 21 febbraio, si sono registrati 704 nuovi positivi, praticamente un terzo di tutte le persone risultate positive in tutta la Lombardia, 2.514. Preoccupanti anche i numeri dell’ultima settimana, oltre la soglia della fascia rossa. In questo momento la provincia è addirittura seconda in Italia per il numero di nuovi contagi giornalieri solo a Roma, che ha segnato 1.014 casi.

Preoccupano Brescia e provincia

Infatti, come riportato dal Corriere, se un territorio ha oltre 250 contagi a settimana per ogni 100mila abitanti, immediatamente dovrebbero partire le restrizioni pesanti da zona rossa. In questo caso specifico, avendo quasi toccato quota 300, sarebbero dovute subito scattare. Il valore dell’Rt è vicino all’1,20, con 6 morti al giorno. E anche i ricoveri ospedalieri stanno continuando a crescere, e proprio per questo motivo ieri sei pazienti ospedalizzati sono stati trasferiti all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo.

Secondo quanto emerso, a preoccupare sarebbe soprattutto la variante inglese che si sta diffondendo nella Bassa, non lontano dal comune di Castrezzato, uno di quelli in zona rossa almeno fino a mercoledì prossimo, insieme a Viggiù, Mede e Bollate.

Nella giornata di ieri altre dieci persone sono risultate positive, tanto da portare il primo cittadino di Brescia, Emilio Del Bono, a chiedere alla Regione uno screening di massa.

Le richieste dei primi cittadini

Della stessa idea anche Simona Tironi di Forza Italia, vicepresidente della commissione regionale Sanità che ha spiegato: “Venti giorni fa ho chiesto di farli almeno nelle scuole dei paesi più colpiti. Non ho ancora ricevuto risposta”. Proprio per questo ritardo, il comune di Barbariga ha deciso di fare da solo, andando a fare test rapidi per tutti i cittadini, gratuiti per gli studenti. A Brescia e provincia sono infatti le strutture scolastiche a essere considerate luoghi di maggior contagio con circa una cinquantina di nuovi casi giornalieri, come registrato dall’Ats.

A essere molto preoccupati per la situazione in corso sono i primi cittadini che hanno visto con i loro occhi molta gente prendere d’assalto Brescia e i luoghi principali della movida durante il fine settimana appena conclusosi. Il sindaco Emilio Del Bono ha chiesto maggiori controlli e si è poi rivolto anche ai cittadini, ai quali ha domandato di usare la testa e il senso civico. Questa settimana si saprà se la Regione Lombardia intenderà adottare misure più restrittive, almeno per quanto riguarda Brescia e provincia. Paolo Pagani, segretario provinciale di Articolo Uno ha tenuto a ribadire che il virus va anticipato e non rincorso.

Elementi critici al vaglio del Cts

Del Bono, in conferenza stampa ha parlato della situazione epidemiologica a Brescia e provincia: "Non sfugge a nessuno che al momento il numero di contagi a Brescia è in crescita da parecchi giorni e l'andamento adesso ha cominciato ad avere un impatto sulle strutture sanitarie, con un graduale incremento sui ricoveri". Il primo cittadino ha quindi chiesto una conferma al governatore Attilio Fontana, il quale ha informato che il Comitato tecnico scientifico nazionale fa le sue valutazioni in ordine ai dati che la Regione trasmette, e che a Brescia il virus sta circolando. Elementi critici sono quindi al vaglio del Cts. In questo momento però non si è arrivati a nessuna altra valutazione, fermo restando che i provvedimenti spettano al ministro della Salute o, in seguito, alla Regione. Spetta comunque a loro decidere se la zona deve diventare fascia rossa. Il problema riguarda in particolare la provincia di Brescia a ovest e la zona della Franciacorta, oltre agli ospedali cittadini che da qualche giorno hanno cominciato a registrare un aumento di ricoveri.

Del Bono ha reso noto di aver chiesto al prefetto un maggior controllo e severità al fine di colpire fenomeni che vengono registrati soprattutto tra giovani e adolescenti. Del Bono ha spiegato che, dopo aver parlato con Fontana, "in giornata è stata mandata tutta la documentazione al Cts, e riguarda la provincia intera". Brescia non ha al momento condizioni di particolare criticità e non ci sono focolai specifici. Il vero problema secondo il sindaco sono le vaccinazioni: "Stiamo andando troppo piano, mi aspetto un'accelerazione e mi concentrerei sull'organizzazione della macchina, non siamo al 100% e i Comuni sono a disposizione". Il primo cittadino starebbe anche pensando, qualora fosse necessario, di vietare la vendita di alcolici in città per evitare assembramenti.

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Commenti

trasparente

Lun, 22/02/2021 - 11:55

Il virus è ovunque, anche se fate il tampone a frutta e verdura ci sono le tracce.

Italy4ever

Lun, 22/02/2021 - 12:28

C'è da dire che a Brescia si stanno facendo il doppio dei tamponi rispetto a Bergamo e altre città della Lombardia. Ovvio che si trovano più contagiati. Sarebbe interessante avere la percentuale di positivi ai tamponi fatti dalle singole province.

routier

Lun, 22/02/2021 - 12:41

Se (come pare di capire) l'unica profilassi è di tipo igienico/sociale, allora la scienza medica ha ancora parecchia strada da percorrere.

tiromancino

Lun, 22/02/2021 - 18:26

Variante o no,le persone hanno sbracato.

buonaparte

Lun, 22/02/2021 - 19:08

brescia ha una alta percentuale di stranieri che nelle loro comunità se ne fregano di mascherine distanze ed assembramenti. domenica qui hanno fatto una enorme barbecue tutti senza mascherine distanze e ecc.loro hanno anticorpi forti e non si ammalano , ma molti di loro lavorano in ditte e le donne sono a servizio nelle case con vecchi e malati e portano in giro il virus . per questo si sono rifiutati di fare i test --poveri noi..

ilrompiballe

Lun, 22/02/2021 - 19:09

routier 12.41 : noi avevamo una sanità fondata sull'ordinaria amministrazione. E' accaduto un fatto traumatico che tale non avrebbe dovuto essere, dato che le epidemie storicamente hanno una frequenza decennale. A fronte di questo trauma l'organizzazione è andata in tilt, e dopo un anno nessuno sa ancora cosa fare (per insipienza e/o inesperienza). Si spera in Santo Vaccino ...c'è Speranza.