Dalle coltellate nella notte al fine pena mai: il caso Cerciello

Ergastolo in primo grado per Finnegan Lee Elder e Gabriel Christian Natale Hjorth, che ricorreranno in appello: la storia della tragica morte di Mario Cerciello Rega

Dalle coltellate nella notte al fine pena mai: il caso Cerciello

C’è un primo pronunciamento sulla morte di Mario Cerciello Rega. E questo primo pronunciamento, dalla Prima Corte d’Assise di Roma che ha emesso il verdetto contro Finnegan Lee Elder e Gabriel Christian Natale Hjorth, accusati dell’omicidio del carabiniere, dice: ergastolo.

È stata una sentenza severa - ha detto all’Agi Franco Coppi, avvocato di parte civile della famiglia Cerciello - ma corrispondente al delitto atroce che è stato commesso. Si tratta di una pena adeguata alla gravità del fatto, compiuto da due imputati che non hanno dato alcun segno di pentimento”.

La difesa di Elder ha invece definito la sentenza “una vergogna per l’Italia” e ha annunciato il ricorso in appello. Così come pure il legale di Natale, che è convinto della sua innocenza. Indipendentemente da ciò che è accaduto in tribunale, ieri come oggi c’è un’assenza che fa male, soprattutto per chi conosceva e amava il carabiniere scomparso in quella tragica notte. La cui morte l’ha diviso per sempre dalla moglie Rosa Maria Esilio e dai figli che la coppia spezzata troppo presto non ha potuto avere. "Questo non mi riporterà Mario - ha commentato la vedova ad Adnkronos - Non lo riporterà in vita, non ci ridarà la nostra vita insieme. Oggi è stata messa la prima pietra per una giustizia nuova. La sua integrità è stata difesa e dimostrata, nonostante da morto abbia dovuto subire tante insinuazioni".

La morte di Cerciello

Adnkronos ha ricostruito l’intera luttuosa vicenda. Il 26 luglio 2019, il vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega era in servizio insieme ad Andrea Varriale nel quartiere Prati di Roma. Erano in borghese, per risolvere una questione relativa a una storia di spaccio: due statunitensi, Finnegan Lee Elder e Christian Gabriel Natale Hjorth, avevano contattato degli spacciatori per acquistare cocaina, ricevendo in cambio del banale paracetamolo. Per cui la coppia mise in piedi quello che in gergo viene chiamato “cavallo di ritorno”, organizzando un appuntamento con un intermediario dei pusher in modo da riavere indietro i soldi ma anche gli stupefacenti.

Furono però Cerciello e Varriale a presentarsi all’appuntamento. “Quando abbiamo visto i due americani - ha detto Varriale nel corso della prima udienza a febbraio 2020 - abbiamo attraversato la strada e gli siamo andati incontro. Ci siamo avvicinati e abbiamo tirato fuori il tesserino e ci siamo qualificati dicendo ‘carabinieri’. Eravamo a circa 3-4 metri. Poi abbiamo riposto i tesserini e ci siamo avvicinati”.

I due carabinieri erano disarmati: Varriale ha spiegato che quello gli sembrava un intervento di poco conto, non pericoloso, per cui non avevano con sé la pistola d’ordinanza. La posizione dei due americani è stata molto diversa. “In un attimo - ha raccontato Elder, che materialmente ha inferto 11 coltellate a Cerciello - si sono girati e si sono avventati su di noi senza dire una parola, senza qualificarsi. L'uomo più grande, era una montagna, mi ha buttato per terra e ha messo tutto il suo peso su di me. Ho provato panico e ho pensato volesse uccidermi. Quando ho sentito le sue mani sul collo istintivamente ho preso il coltello e l'ho colpito per togliermelo di dosso. Non pensavo a nulla ero solo terrorizzato. È durato tutto pochi secondi”.

Successivamente i due sono rientrati all’albergo Meridien dove alloggiavano: sono stati arrestati con l’accusa di omicidio e in un controsoffitto le forze dell’ordine hanno rinvenuto il coltello con cui Cerciello è stato colpito. “In meno di 30 secondi è stata tolta brutalmente la vita a un uomo con 11 fendenti”, ha commentato lo scorso 26 aprile il pm Maria Calabretta.

Il video del bendaggio

Un evento particolare ha offuscato mediaticamente la morte di Cerciello. Dopo l’arresto di Elder e Natale, è circolato un video in cui quest’ultimo viene mostrato bendato e ammanettato. A gennaio è stato sentito il carabiniere Silvio Pellegrini, che scattò la foto: il militare ha affermato di averla inviata a 18 colleghi per far loro sapere che erano state fermate due persone. Pellegrini ha anche fornito la sua versione della dinamica: “Non si è soliti bendare, non l'ho mai fatto né l'ho mai visto fare. Io sono entrato nella stanza e ho visto Natale ammanettato il bendaggio è durato pochi minuti, poi la sciarpa è calata da sola sul collo e Natale si è calmato e gli hanno dato da bere”.

La difesa di Natale ha affermato di ritenere tutto ingiustificabile. “Il bendaggio di Gabriele Natale Hjorth è stato uno dei momenti più ignominiosi della giustizia italiana - ha detto Fabio Alonzi, legale di Natale con Francesco Petrelli - Un’offesa alla dignità dell'uomo che mai avremmo voluto vedere in un sistema democratico della giustizia”.

Accuse e difese

Per Elder e Natale, condannati in primo grado, era stato in effetti chiesto l’ergastolo, perché, secondo quanto espresso dalla difesa della famiglia del carabiniere, “la morte di Cerciello è una conseguenza diretta di quanto hanno compiuto entrambi i due americani, entrambi sono responsabili dell'omicidio: non c'è stata premeditazione ma hanno portato un coltello da guerra all'appuntamento, hanno effettuato dei sopralluoghi per controllare la situazione, nei momenti cruciali hanno indossato i cappucci, hanno agito in simultanea, attaccando entrambi i due carabinieri, Cerciello e Andrea Varriale, nascondendo poi l’arma".

I legali degli americani hanno invece puntato alla legittima difesa. “La ricostruzione dei fatti avvenuti va nella direzione di quanto affermato da Elder - ha affermato nella sua arringa di aprile Roberto Capra, difensore con Renato Borzone di Elder - e sulla versione data dal collega di Cerciello, Andrea Varriale, ci sono molte incongruenze, a partire dal fatto che i carabinieri, in borghese, non hanno mostrato i tesserini. Elder inoltre si è ritrovato a terra con Cerciello che era sopra di lui, in una posizione maggiormente aggressiva”.

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