La Carta più bella che permette il suk

In Italia sembra che il governo sia solo una parentesi tra due crisi, per quante ve ne sono state.

In Italia sembra che il governo sia solo una parentesi tra due crisi, per quante ve ne sono state. E si fa dell'ironia, e ci si annoia, tanto esse sono incomprensibili alla gente comune, mentre eccitano solo la classe politica e quelli costretti a seguirne le gesta. In realtà l'instabilità dei governi è una delle malattie più gravi di cui può soffrire un sistema politico: dalla quale molto spesso nascono le soluzioni autoritarie, come ad esempio il fascismo, reazione alla instabilità dell'ultima classe politica liberale. Bisognerebbe smettere di fare spallucce con risatine, di considerarle un dato endemico, e interrogarsi sulla vera natura. Finita la prima Repubblica, si disse che era colpa dei partiti e del proporzionale. Ma nella seconda i partiti non c'erano più e cosi pure il proporzionale, eppure le crisi continuarono, con la sola eccezione del lungo secondo governo Berlusconi. E nella terza, che chissà quando è nata, ancora peggio. Si potrà cominciare a dire che il problema sta nella Costituzione? Che, lungi dall'essere la più bella del mondo, è strutturata in modo tale da sfavorire, se non da impedire, che si formino maggioranze forti e coese e che un esecutivo possa durare un'intera legislatura. Per quanto possa sembrare brutale dirlo (ma spesso la verità lo è) i voltagabbana, i trasformisti, i «responsabili», sono tutti figli legittimi della Costituzione, che consente loro di esercitare quel potere di veto e di ricatto che invece in altri sistemi politici, non diciamo presidenziali, ma anche parlamentari come lo spagnolo, non potrebbero avere. Il nostro dire è in realtà un ri-dire, un ripetere. Ripetere ad esempio quel che proponevano Bettino Craxi da un lato, il Partito Liberale degli anni Ottanta dall'altro ma anche il Msi di Almirante da un altro ancora: rinnovare radicalmente la Costituzione e rifondarla su un principio di ordine presidenzialistico. O perlomeno, eliminare gli aspetti che rendono più logoro il processo decisionale, come ad esempio il bicameralismo. Trasformare il Senato, come aveva proposto il referendum del 2016, poteva essere una soluzione. Sono passati più di quattro anni da una consultazione che fu più un referendum contro Renzi che a favore del conservatorismo istituzionale. Vogliamo dire che è arrivato il tempo di riformare davvero la Costituzione? Altrimenti il Parlamento, che tanto sembrerebbero difendere i cantori della Costituzione più bella del mondo, finirà vittima da un lato della tecno burocrazia globalista dall'altro dei voltagabbana, sempre più numerosi via via che il sistema si va incancrenendo.

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