Caso Open Arms, processo al via: la mossa di Salvini

Il leader della Lega, a pochi giorni dall'inizio del processo sul caso Open Arms che lo vede imputato, ha chiesto l'accesso agli atti dell'indagine condotta a Trapani sul modus operandi delle Ong

Caso Open Arms, processo al via: la mossa di Salvini

Due inchieste sulle Ong che potrebbero a breve intrecciarsi. È sull'asse Palermo – Trapani che Matteo Salvini ha iniziato a giocare il primo round della partita processuale che inizierà il 15 settembre, giorno della prima udienza sul caso Open Arms. Si tratta della vicenda per la quale l'ex ministro dell'Interno è stato rinviato a giudizio. Nelle scorse ore si è appreso che l'avvocato di Matteo Salvini, Giulia Bongiorno, ha richiesto a Trapani gli atti di un'altra indagine, quella relativa alle Ong.

L'inchiesta sul caso Open Arms

Nel 2017 è partita un'inchiesta che a marzo ha portato all'invio di 24 notifiche di fine dell'indagine ad altrettanti soggetti. Tra questi ci sono tre Ong: Save the Children, Medici Senza Frontiere e Jugend Rettet. Gli inquirenti hanno puntato il dito su presunte connessioni tra gli equipaggi delle navi umanitarie e gli scafisti dei gruppi criminali libici. Il periodo dei fatti contestati risale agli anni dei record di approdi di migranti dal nord Africa. Tra il 2016 e il 2017 infatti, sono arrivate irregolarmente in Italia più di 250mila persone. Secondo gli autori delle indagini, che si sono avvalse anche di infiltrati delle forze dell'ordine a bordo delle navi umanitarie, potrebbero esserci stati diretti accordi tra i trafficanti e i rappresentanti delle Ong. In almeno un caso è stata accertata la presenza, a bordo di uno dei gommoni usati dagli scafisti per avvicinarsi alle navi a largo della Libia, di un membro del clan Al Dabbashi, uno dei più pericolosi nella gestione della tratta di esseri umani.

La mossa di Salvini in tribunale

La richiesta di Matteo Salvini la si può forse motivare con l'esigenza di mostrare, in fase processuale, il modus operandi contestato alle Ong a Trapani. Anche se per la verità l'inchiesta in corso nella città siciliana si basa su fatti accaduti in un periodo diverso rispetto a quelli contestati a Salvini nel processo in procinto di partire a Palermo. L'inchiesta Open Arms è infatti nata nel 2019, quando Salvini era ministro dell'Interno. L'attuale segretario del Carroccio è stato accusato dalla procura di Agrigento di sequestro di persona e abuso di ufficio per non aver fatto sbarcare subito la nave dell'Ong spagnola Open Arms. Essendo all'epoca Salvini un membro del governo, il fascicolo per competenza è passato a Palermo dove si è insediato il tribunale dei ministri.

I giudici hanno deciso per il rinvio a giudizio, confermato poi dopo le udienze preliminari svolte nei mesi scorsi. Da Trapani hanno fatto sapere di aver riconosciuto un "interesse qualificato" a Salvini per la visione degli atti, invitando però al contempo l'avvocato Giulia Bongiorno a specificare le parti dell'indagine di cui si vuol ottenere una copia.

Il collegamento con il caso Gregoretti

Oltre alla richiesta rivolta al tribunale di Trapani, un altro importante tassello difensivo per Matteo Salvini potrebbe essere costituito dal precedente del caso Gregoretti.

Si tratta del procedimento, archiviato già in fase di udienza preliminare, in cui Salvini a Catania era accusato di sequestro di persona e abuso di ufficio. Di fatto un caso "gemello" a quello in oggetto a Palermo a partire dal 15 settembre.

In quell'occasione i giudici etnei hanno dichiarato inesistente il fatto, chiudendo il caso senza alcun rinvio a giudizio per Salvini. La vicenda partiva dal divieto di sbarco ordinato dal Viminale alla nave Gregoretti, arrivata nel luglio 2019 nel porto di Augusta.

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