"Cefalù e Catania per la quarantena". Ma la Regione smentisce

Smentita nel giro di qualche ora la notizia che una caserma di Cefalù e un ospedale di Catania sarebbero state individuate come aree di quarantena per i pazienti colpiti da coronavirus. L'assessore regionale alla Salute: "Notizia priva di fondamento"

L'area pre-triage davanti all'ospedale Cervello di Palermo

Sale a 21 il numero dei contagiati da coronavirus in Sicilia. Il dato è stato reso noto dall’assessore regionale alla Sanità Ruggero Razza durante il tavolo di coordinamento tra Regione, Anci, prefetture, protezione civile e città metropolitane. Cinque dei 21 casi accertati si trovano a Palermo e sono tutti riconducibili alla comitiva di turisti arrivati da Bergamo. Un caso a Siracusa, due a Ragusa e 10 casi a Catania. E proprio ieri è cominciata a circolare una voce, secondo cui una caserma di Cefalù, nel palermitano, e un ospedale di Catania erano state individuate come le aree per la quarantena dei pazienti colpiti da coronavirus.

Nel giro di pochissimo è stato un giro di dichiarazioni e smentite. "Apprendiamo che il governo Musumeci avrebbe individuato una caserma di Cefalù come una delle due aree di quarantena in Sicilia - hanno scritto i deputati del M5s -. A nostro avviso si tratta di una assoluta follia predisporre un'area di quarantena nel pieno centro di una delle località turistiche più frequentate e famose della nostra isola. Albergatori e attività ricettive stanno già subendo un duro contraccolpo a causa dell'emergenza epidemiologica in corso. Se tale notizia risultasse confermata, Musumeci e Razza farebbero bene a rivederla in quanto assolutamente infelice".

Non si è fatta attendere la replica dalla Regione che ha smentito categoricamente la notizia uscita qualche ora prima. E lo ha fatto con una nota inviata dall'Assessorato alla salute. "Il governo Musumeci non ha assolutamente individuato una caserma di Cefalù come una delle due aree di quarantena in Sicilia. L’immobile è stato messo a disposizione dall’esercito, in alternativa all’ospedale militare di Palermo, eventualmente come luogo di degenza e non di quarantena. E in ogni caso non è ancora stato deciso nulla in proposito", ha spiegato l’assessore regionale alla Salute Ruggero Razza. "Trovo singolare – aggiunge - che si faccia una polemica per un lancio di agenzia, che non è mai stato oggetto di una nota ufficiale. Se poi chi protesta non sa neppure quale sia l’oggetto della decisione, evidentemente non si è compreso quanto sia delicato il momento e come la polemica politica dovrebbe regredire rispetto a temi così delicati".

Di sicuro resta un problema oggettivo sul numero esatto dei posti letto nei reparti di pneumologia e malattie infettive delle strutture sanitarie siciliane. La Regione ha organizzato le aree pre-triage davanti ai pronto soccorso dell'Isola, ma non basta. Si pensa anche ad un aumento esponenziale dei posti letto. "In tutta la Sicilia - ha ribadito l'assessore Razza - nelle delle strutture sanitarie si applicano le linee guida previste dal ministero della Salute e dall'Istituto superiore di sanità. In una fase così seria, come quella che stiamo affrontando, dobbiamo trasmettere dei messaggi che devono essere il più aderenti al vero e chiari. Ecco perchè - ha detto - con il sindaco Salvo Pogliese abbiamo voluto incontrare i direttori generali della aziende ospedaliere di Catania per anzitutto ai cittadini di Catania e della provincia la serena consapevolezza che il sistema sanitario in Sicilia si sta dimostrando all'altezza di una prova impegnativa, come il coronavirus".

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