L'ospedale Covid diventa il set per la fiction. La polemica: "Ma qui si muore davvero"

La rabbia di cittadini e sanitari: inopportuno girare un film mentre si muore e si lotta contro il Covid-19

i 16 letti di terapia intensiva inaugurati da Emiliano

A giorni le scene della fiction tv “Fino all’ultimo battito” si gireranno nel Dea (dipartimento di emergenza e assistenza) di Lecce, adibito a presidio Covid. La troupe lavorerà a partire dal 25 gennaio nella struttura ospedaliera, mentre nei reparti, infermieri, medici e operatori socio sanitari, continueranno a lavorare per assistere e curare i pazienti colpiti dal Coronavirus: un centinaio attualmente, dislocati tra rianimazione, pneumologia, terapia intensiva. Reparti in cui naturalmente l’accesso è consentito solo al personale, parenti e amici di chi è ricoverato, non possono entrare come si sa, per ragioni di sicurezza.

In questi reparti si guarisce o si muore da soli – dice un medico - e sapere che invece c’è chi circola nelle vicinanze, per fare delle riprese tv dove ovviamente non ci sono degenti, fa comunque male. È un’offesa, una mancanza di rispetto non tanto verso noi che lavoriamo, seppure a fatica in alcuni periodi perché insufficienti, ma per le famiglie di quelle persone che sono ricoverate o di chi purtroppo non ce l’ha fatta e non ha potuto neanche salutare per l’ultima volta i propri cari. Credo sia per questo – conclude il medico - che si è scatenato il polverone.”

In effetti le polemiche sono tante sui social. Si accusa la Asl di aver ceduto per denaro e di aver consentito così che si girasse una fiction in un luogo di sofferenza, senza pensare ai problemi seri con i quali fanno i conti i cittadini, gli operatori sanitari. “Si pensasse ad assumere personale" – dice un medico precario del 118 – In molti si chiedono se questo sia il momento opportuno per delle riprese proprio nell’ospedale Covid. "Come ,a noi non fanno entrare - si legge trai commenti di tanti cittadini, sulle pagine Facebook - ma alla troupe televisiva si lascia il permesso di girare un film!". E c'è chi accusa l’autorità sanitaria di cattivo gusto.

Dall’azienda sanitaria però, fanno sapere che la troupe televisiva che realizzerà la fiction, non determinerà alcun contatto con i reparti Covid, né modifiche di alcun tipo nei percorsi pulito-sporco, tantomeno disagi per operatori e pazienti. Tutto avverrà nella massima sicurezza e nel pieno rispetto.

Resta il fatto che ancora una volta il Dea, l’ospedale tanto decantato da Michele Emiliano, suscita rabbia tra la gente. Sino a pochi giorni fa in effetti, mancavano i posti liberi nella struttura. Il pronto soccorso del Dea non sapeva dove ricoverare i pazienti in attesa. Poi martedì sono state attivate 16 degenze nella pneumologia Covid, proprio in coincidenza con l'inaugurazione avvenuta alla presenza del governatore.

L’ennesimo imbarazzo. Prima con i ritardi nella sua realizzazione, con una spesa di quasi 7 milioni di euro in più. Poi con la questione dell’ossigeno, ancora non del tutto chiara. E adesso con le riprese tv che e la richiesta da parte della casa di produzione di pulizia e sanificazione degli ambienti dove verranno eseguite le riprese.

In realtà non è ancora ben chiaro dove saranno girate le scene. Si teme che ciò possa avvenire al terzo piano dell’edificio, l’unico possibile, perché senza pazienti. Qui gli ambienti sono destinati all’area cardiovascolare, dove ci sono diverse sale operatorie e soprattutto un angiografo di ultima generazione, oltre ad attrezzature varie per la diagnostica e la terapia intensiva cardiaca. Un centro cuore in realtà non ancora operativo in attesa della fine della pandemia. Con il rischio che attivando luci, macchinari e altro si possa arrivare anche per esempio all’interruzione della corrente.

Dall’azienda sanitaria assicurano che le scene della saranno girate all’esterno e nella hall, anche se i bene informati parlano del primo piano della struttura. Le degenze per il film saranno invece allestite nei presidi ospedalieri territoriali di Poggiardo e Nardò (Le), che non ospitano pazienti Covid e che sono attrezzati di sale operatorie.

Ma le polemiche non si placano. Soprattutto perché la casa di produzione avrebbe chiesto anche l’impiego di una barella in comodato d'uso. Una richiesta nata da esigenze di scena, ma che in una emergenza sanitaria in corso, stona con la realtà che ogni giorno si vive sul territorio. E soprattutto pulizia e sanificazione degli ambienti interessati.

Destinare un ospedale Covid come il Dea, a location per realizzare una fiction televisiva, ha dell’irresponsabile secondo Andrea Guido, consigliere comunale di Lecce, del gruppo di Fratelli di Italia. “Il Dea – dice Guido – che nella scorsa primavera è stato attrezzato in tempi record per far fronte ai ricoveri di pazienti colpiti dal Corona virus, lo scorso ottobre chiudeva i battenti. Poi due giorni fa il presidente della Regione Puglia, ha inaugurato i 16 posti letto di rianimazione respiratoria al quarto piano del Dea. Concedere gli spazi del nuovo ospedale leccese per delle riprese tv dal 25 gennaio al 27 febbraio, proprio in un momento in cui la Puglia è considerata una delle regioni più a rischio, è quanto di poco giudizioso si possa fare. In tutti gli ospedali di Italia c’è gente che lotta contro il Coronavirus. La Regione, attraverso i suoi enti appendice, permette di destinare l’ospedale Covid del Salento, come location per la realizzazione di una fiction televisiva"

Fa orrore una situazione del genere – dichiara Giorgio Pala, altro consigliere civico dell’assise cittadina - davanti alla tragedia immane che sta colpendo tutti i cittadini italiani, ed in questo caso quelli leccesi, la asl di Lecce e la partecipata Sanita Service, pensano bene di offrire tale location alla serie tv “Fino all’ultimo battito”. La sanità pugliese, già logorata da anni di pessima gestione, offre per l’ennesima volta uno spettacolo indegno. Chi di dovere ci ripensi subito, eliminando questa vergogna".

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Commenti

ilrompiballe

Gio, 21/01/2021 - 19:46

Non ci posso credere : non ho parole.