Ciambella di salvataggio

È una speranza gettata lì, a costo di mettere un personaggio come Sergio Mattarella in una condizione imbarazzante.

Ciambella di salvataggio

È una speranza gettata lì, a costo di mettere un personaggio come Sergio Mattarella in una condizione imbarazzante. Il problema per il vertice del Pd, però, non è indifferente: dopo trent'anni in cui l'inquilino del Colle è sempre stato una scelta su cui la sinistra faceva la parte del leone, in questa edizione Enrico Letta e compagni non hanno un candidato. O meglio, hanno dieci nomi (quelli non mancano mai) ma nessuno competitivo davvero.

Così l'unica opzione è quella di allungare il settennato di un presidente inappuntabile come Mattarella, magari con la benedizione di Biden e con il «non detto» che fra due anni potrebbe lasciare il Quirinale a Mario Draghi. Una riproposizione, riveduta e corretta, dell'operazione che assicurò a Giorgio Napolitano il secondo mandato. E anche se l'interessato è riluttante, anche se tirato per la giacchetta al massimo gli strappi un «ni» forzato, lo stato maggiore del Pd spera in questa ciambella di salvataggio: confida cioè nel fatto che alla fine l'attuale capo dello Stato si renderà disponibile per garantire al Pd una via d'uscita.

Addirittura è stata pianificata la strategia per centrare l'obiettivo: nelle prime votazioni la sinistra «temporeggerà» su un candidato di bandiera; dal quarto scrutinio in poi continuerà a «temporeggiare» per impedire al candidato del centrodestra di uscire Papa dal Conclave; e, ancora, insisterà nel «temporeggiare» fino a quando, per sfinimento, nell'impossibilità di eleggere un presidente, il centrodestra accetterà un risultato di pari e patta confermando Mattarella.

Appunto, Letta nei panni del generale romano Fabio Massimo, «il Temporeggiatore». Ora, a parte il fatto che Mattarella dovrebbe essere d'accordo a trasformare il suo mandato presidenziale in un papato, perché la seconda elezione gli permetterebbe sulla carta di restare sul Colle due settennati (nella Storia della Chiesa su 264 Pontefici solo 46 sono durati sul soglio di San Pietro più di 14 anni), ci sono una serie di ostacoli difficili da sormontare. Il primo verte su una questione di opportunità, di galateo istituzionale: un capo dello Stato può essere eletto una seconda volta solo da un larghissimo schieramento che raccolga l'unanimità, o quasi, dei grandi elettori. Napolitano docet. Ed è inutile ricordare che il centrodestra già storce la bocca sull'argomento.

E poi, secondo problema, proprio pensando all'ex presidente, il doppio mandato non premia: Napolitano arrivò alla fine dei suoi primi sette anni sugli allori, se ne andò due anni dopo in un coro di polemiche e di critiche.

La terza questione riguarda, infine, questa malandata classe politica che dopo essere ricorsa ad un «tecnico» per mettere in piedi un governo un minimo competente e autorevole, incapace di individuare un nome per il Quirinale, dovrebbe rifugiarsi nella «proroga». Un'ammissione plateale di debolezza. Insomma, a ben guardare, tutti hanno qualcosa da perdere da un epilogo del genere. A partire da Mattarella. L'unico che ci guadagnerebbe assicurandosi uno «stallo» è il Pd. Grazie, appunto, alla classica ciambella di salvataggio.

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