Concorsi truccati all’università, coinvolta anche la figlia di un deputato Pd

Blitz delle fiamme gialle all’ateneo di Reggio Calabria: appalti pilotati e viaggi di piacere

L'università Mediterranea di Reggio Calabria
L'università Mediterranea di Reggio Calabria

Un terremoto giudiziario scuote l’università “Mediterranea” di Reggio Calabria, dove il rettore Santo Marcello Zimbone, il pro rettore vicario Pasquale Catanoso e cinque docenti hanno ricevuto misure personali interdittive, nell’ambito di una inchiesta della Guardia di finanza che coinvolge complessivamente 52 persone, indagate a vario titolo per concorsi truccati, utilizzo illecito delle risorse pubbliche, illeciti nella scelta del contraente nelle procedure di gara volte all’aggiudicazione degli appalti di lavori.

L’inchiesta “Magnifica” coinvolge anche la figlia della deputata Pd Enza Bruno Bossio e di suo marito, l’ex vice presidente regionale Nicola Adamo. La donna, Rita Elvira Adamo, è accusata di abuso d’ufficio perché, secondo la Procura, dopo la segnalazione di Pasquale Catanoso (interdetto per 12 mesi), si è classificata “dapprima al nono posto senza borsa” e poi, a seguito della rinuncia di una candidata, “all’ottavo posto con borsa di studio dell’ateneo” nella selezione per il dottorato di ricerca in “Architettura e Territorio”. “In riferimento alla Adamo – si legge nella ordinanza – dalle intercettazioni è emerso come sia stato direttamente il Catanoso a segnalarla alla commissione e in particolare a parlare con il professore Amaro (ex direttore del dipartimento, ndr), affinché fosse adottato un rimedio al problema della mancata allegazione, da parte della candidata, di una documentazione necessaria alla domanda di partecipazione. Il rettore lo esorta a trovare una soluzione che non appaia all’esterno come un favoritismo”.

La conversazione registrata dalle fiamme gialle, intercorsa tra Catanoso e Ottavio Salvatore Amaro, risale al 10 settembre 2018. Amaro, in particolare, è professore associato del dipartimento di architettura, nonché ex direttore generale dell’ateneo e già sindaco di Melicucco per il Pd che lo ha candidato capolista per il senato nel 2018.

Nel corso del dialogo i due indagati commentano che la mancata allegazione della documentazione della Adamo sia dipesa dalla dimenticanza del padre della candidata, il rettore ritiene che possa porvi rimedio o con una integrazione o con l’adozione di un provvedimento dello stesso Catanoso, poi aggiunge che trattandosi della figlia del politico Adamo la stessa vincerà sicuramente la selezione: Amaro precisa, poi, di avere un rapporto di conoscenza con il padre della candidata (dello stesso suo partito) e puntualizza di non volere fare nulla che dia adito a dubbi sulla sua imparzialità. Rita Adamo fa anche parte del gruppo di ricerca del laboratorio “Landscape in Progress” del medesimo ateneo: i responsabili del centro risultano essere proprio Amaro e sua moglie (anch’essa indagata).

Altre intercettazioni richiamano l’interesse del rettore Catanoso e di Amaro nei confronti della figlia di Adamo. Lo stesso Amaro parlando con un altro indagato la descrive come una studentessa laureatasi a Londra, in merito alla cui preparazione scientifica non ha notizie, ma è figlia di un deputato”. «Debbo dire - spiega - che lei ha grandi contatti, ha fatto questa mostra sul periodo anni 60 a Rome e con il Ministero perchè è molto potente: è la figlia di Nicola Adamo, il deputato”.

L’inchiesta fa luce su quanto accaduto all’università Mediterranea dal 2014 al 2020. Cinquantadue sono gli indagati, otto misure interdittive (sei professori ordinari); due dipendenti dell’area amministrativa, Alessandro Taverriti e Rosario Russo. Coinvolti anche Adolfo Santini, del direttore del Dipartimento di giurisprudenza, economia e scienze umane Massimiliano Ferrara e il professore associato dello stesso dipartimento di giurisprudenza Antonino Mazza Laboccetta.

Tra i reati contestati: associazione a delinquere, concussione, corruzione, abuso d’ufficio, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e persino di associazione a delinquere.

Le indagini sono state coordinate dalla Procura di Reggio Calabria e sono scaturita dalla denuncia di una aspirante ricercatrice tagliata fuori dalla selezione pubblica per agevolare gli “amici”.

Oltre ai concorsi truccati, sarebbero stati accertati anche regali agli amici con le carte di credito dell’Università e viaggi privati, nonché ulteriori molteplici irregolarità: gestione autovetture di servizio, utilizzate ai fini privati, nonché appalti dei lavori edili di manutenzione dei locali universitari assegnati in assenza di apposite procedure di gara e sulla base di false prospettazioni della realtà fattuale. E, infine, trasferte verso Parigi e Roma non giustificate da impegni ufficiali, pranzi e cene di piacere, nonché l’acquisto di biglietti ferroviari e spostamenti in taxi per i congiunti.

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