Conte: "Sul rapimento di Silvia Romano non siamo ancora riusciti a venirne a capo"

Il presidente del Consiglio rassicura in merito alle indagini: stanno procedendo "attraverso canali di discrezione". E anticipa una svolta su un altro caso

Il caso di Silvia Romano, la volontaria rapita in Kenya lo scorso 20 novembre, si sta rivelando più complesso del previsto. Si era pensato a un rapimento lampo, all'inizio. Ma ora, a 4 mesi dalla scomparsa della ragazza, non si hanno ancora notizie sulla sua condizione. Ieri, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è tornata a parlare del caso, sul quale era calato il silenzio, durante un incontro con gli studenti della Luiss: il caso"lo stiamo seguendo e c'è stato un attimo che ho confidato avessimo un risultato buono a portata di mano. Purtroppo sono gruppi, più o meno conosciamo la dislocazione territoriale. Purtroppo non siamo ancora riusciti a venirne a capo".

La rivelazione del presidente Conte, che rassicura l'impegno delle autorità nel caso, arriva dopo mesi di silenzio, durante i quali erano sorto il dubbio che le indagini fossero state abbandonate. Invece, il rapimento di Silvia Romano continua a essere seguito "attraverso canali di discrezione: più che canali diplomatici è la nostra intelligence che ci sta lavorando".

Per il momento, si sa che nel centro operativo sono presenti anche i carabinieri del Ros e i servizi segreti italiani, che si muovono insieme alla polizia locale, per cercare di arrivare alla soluzione. Si pensa che Silvia sia tenuta prigioniera nella boscaglia del Tana River.

Ma Silvia non è l'unica italiana della quale non si hanno più notizie dall'Africa: non si sa nulla nemmeno del missionario Luigi Maccalli, rapito in Niger il 17 settembre 2018, così come non si conosce la sorte di Luca Tacchetto, sparito in Burkina Faso con l'amica canadese Edith Blais.

Ma Conte anticipa che "per un caso", che non è quello della volontaria rapita in Kenya,"spero di portare nei prossimi giorni una bella notizia" all'Italia.

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