Cronache

"Serve un nuovo processo". Cosa sta succedendo alla coppia del veleno

"Condanna eccessiva", secondo la difesa di Rita Di Majo e del marito Claudio Furlan, condannati per la morte di Vito Balboni. Richiesto un nuovo processo

"Serve un nuovo processo". Cosa sta succedendo alla coppia del veleno

Avevano versato due farmaci antiepilettici nella birra di Vito Balboni, 61 anni, e mentre l'uomo moriva nella sua auto, i due, Rita Di Majo, 49 anni e il marito 54enne Claudio Furlan lo derubavano del suo bancomat. Per questo motivo la "coppia del veleno" era stata condannata, lei a 14 anni e lui a 12, ed erano stati ritenuti anche "soggetti pericolosi". La difesa però non ci sta e chiede che venga rifatto il processo tenendo conto della perizia psichiatrica.

L'omicidio

È la sera del 31 ottobre 2019 quando i due puntano l'anziano che sta sorseggiando la sua birra in un bar. Rita Di Majo si avvina a Balboni con una scusa e dopo una chiacchierata entra il gioco il marito Furlan che partecipa alla conversazione. Approfittando di un momento di distrazione del Balboni, i due sciolgono nella bevanda Rivotril e Nozinan, due potenti farmaci anticonvulsivanti. Dopo qualche minuto l'uomo, stordito, riesce a raggiungere la sua auto ma il mix comincia a fare effetto e l'anziano si accascia sul sedile della Clio. Nel frattempo Di Majo e Furlan ne approfittano per rubargli il cellulare e il bancomat dal quale, nei giorni successivi, prelevano per undici volte 1.900 euro tra San Lazzaro, Cadriano e Bologna.

Non vedendolo rientrare, la moglie del 61enne presenta immediatamente una denuncia per scomparsa e solo cinque giorni dopo, in un parcheggio a Granarolo dell'Emilia (Bologna), viene ritrovata l'auto dell'anziano con dentro il corpo inerme. Secondo l'autopsia l'uomo sarebbe rimasto due giorni in coma e poi si sarebbe spento.

La vicenda giudiziaria

Dopo alcune indagini che hanno portato al tracciamento del bancomat, la "coppia del veleno" era stata arrestata con l'accusa di omicidio. La prima sentenza aveva dato 14 anni alla napoletana Di Majo e 12 anni al marito bolognese Furlan. Nel settembre del 2021 i giudici d’Appello avevano confermato in toto la sentenza in abbreviato. Inoltre i due erano stati giudicati "soggetti pericolosi" per la freddezza con la quale avevano compiuto il fatto.

La difesa, però, aveva sempre dichiarato che non vi era mai stata la prevedibilità nell'omicidio e dunque la condanna era stata considerata "eccessiva". Inoltre, secondo l'avvocato Giancarlo Tunno si sarebbe dovuta fare una perizia psichiatrica, sempre rigettata dalla Corte. Per questo motivo, Rita Di Majo e il marito Claudio Furlan, detenuti da gennaio 2020, entro fine anno discuteranno le loro ragioni davanti alla Suprema Corte di Cassazione. Lì chiederanno la riforma della condanna della Corte d’Appello o un nuovo processo.

La perizia psichiatrica

La difesa ha sempre premuto per la perizia psichiatrica a causa del comportamento recidivo soprattutto del Furlan. Secondo Il Resto del Carlino, infatti, la Di Majo ha sempre riversato tutta la responsabilità sul marito che già in passato aveva utilizzato lo stesso metodo dell'avvelenamento a scopo di rapina.

Gli avvocati spingono sul fatto che, secondo l'osservazione degli psichiatri del carcere, l'uomo "aveva dato segni di squilibrio o manifestato deficit legati a patologie o sindromi denotanti malattie psicopatologiche", in parole semplici: l'uomo potrebbe avere un disturbo di personalità. Inoltre il bolognese, sin da subito, si era addossato tutta la responsabilità dell'omicidio per difendere la moglie e quando la donna lo aveva lasciato aveva tentato il suicidio. Tutte queste le ragioni per la richiesta di un riesame che, se i giudici acconsentiranno, andrà a rivalutare "personalità e condotta".

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