Coronavirus, c'è l'accordo tra le Regioni e i medici di base per i tamponi rapidi

Siglato l'accordo tra le Regioni e i medici di base e pediatri per la diagnosi del coronavirus con tamponi rapidi con l'obiettivo di alleggerire gli ospedali

C'è l'accordo delle Regioni con i medici di base e i pediatri per snellire le operazioni diagnostiche sui possibili contagi e sui controlli. L'obiettivo è quello di accelerare le pratiche che, in questi giorni, stanno congestionando la filiera del tracciamento dei contagi ds coronavirus. "Da domani l'esecuzione in modo rapido e in piena sicurezza dei test antigenici di accertamento del Covid è potenziato dal fondamentale contributo dei medici di medicina generale e con quelli dei pediatri", afferma il Presidente del Comitato di Settore Regioni Sanità.

Questa decisione è frutto di un accordo sottoscritto in queste ore con le rappresentanze sindacali di categoria per rafforzare la presenza sul territorio degli operatori preparati a far fronte all'emergenza, in modo tale da alleggerire la pressione sulle strutture sanitarie. Coinvolgendo la medicina di territorio, che a causa dei tagli alla sanità si è dimostrato essere l'anello debole della catena anche nel corso della prima ondata, si punta a rendere più efficiente il sistema di diagnostica. Ma soprattutto, l'obiettivo è ridurre le occasioni di contagio negli ospedali. La corsa al pronto soccorso di questi giorni, denunciata dai medici soprattutto in Lombardia, dovrebbe essere mitigata dall'intervento dei medici di base e dei pediatri.

Nelle ultime ore è stato preparato anche un tariffario per i costi dei tamponi rapidi per il coronavirus eseguiti presso i medici di base o le Asl sul territorio. Effettuare un tampone rapido dal proprio medico di base, nel suo studio, infatti, avrà un costo di 18 euro, mentre se sarà effettuato presso una delle strutture della Asl avrò un costo di 12 euro. Questi costi non saranno a carico dei cittadini ma dello Stato. Per questo motivo, sono stati finora stanziati 30 milioni di euro per far fronte alle richieste che nei prossimi giorni inizieranno a pervenire ai medici.

L'allarme circolava già nei giorni scorsi, ma nelle scorse ore era stato lanciato con forza da Bertolini, responsabile del Coordinamento Covid-19 per i reparti dei pronto soccorso lombardi: "I pronto soccorsi della Lombardia, così come di altre aree d'Italia, sono in grande difficoltà. Mi riferisco soprattutto alle aree di Milano, Monza e Brianza e Varese". C'è grande soddisfazione nelle Regioni per il risultato raggiunto. "Ora il nostro Paese ha un strumento in più da utilizzare per contrastare la diffusione del Covid-19", ha dichiarato Stefano Bonaccini, governatore dell'Emilia Romagna e presidente della Conferenza delle Regioni. "Ormai su larga scala sono coinvolte diverse categorie di operatori sanitari, che meritano sempre il nostro ringraziamento per la loro professionalità e dedizione", ha proseguito Bonaccini, sicuro che questa sia la strada giusta da percorrere.

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Commenti

Nes

Mer, 28/10/2020 - 10:50

Il ritardo incombe solenne, in otto mesi non si é pensato a come fermare il virus, ma solo a girelli, con commissari vari sempre in ritardo su tutto. I trasporti (elemento base del veicolare del virus) di persone ammassati gestiti come nulla fosse successo. Dicono che gli studenti non infettano, ma portano il virus in classe, i tamponi insufficienti e concentrati solo verso pochi laboratori con file enorme di persone in attesa per intere giornate, i tracciamenti inesistenti e saltati, ospedali non rinforzati da personale sanitario e pronti soccorso intasi, posti letti e terapie intensive non incrementate. Chi ne era responsabile dovrebbe lasciare ma non lo fa...