Coronavirus, è caos rimpatri dalla Cina: possibile ponte aereo per gli italiani

I paesi della Ue in ordine sparso. La Francia è pronta ad evacuare dalla Cina con un ponte aereo. L’Italia non ha ancora un piano preciso

Il coronavirus fa sempre più paura. Se in Cina le autorità stanno mettendo in campo ogni forzo possibile per tentare di arginare l’epidemia, gli altri Paesi, tra cui l’Italia, hanno un problema urgente da affrontare: il rimpatrio delle persone presenti nelle aree messe in quarantena.

Il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della Sanità, l'etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel corso di una visita a Pechino ha dichiarato che non è necessaria l'evacuazione dei cittadini internazionali. Ma l’affermazione si scontra con la realtà che vede crescere il bilancio di morti e contagiati. Per questo i vari governi, pur nonavendo una linea comune, si stanno muovendo.

La situazione è estremamente delicata. Al momento nessuno ha lasciato Wuhan, epicentro dell’epidemia ma sembra che Usa e Giappone siano pronti a muoversi. Alcuni voli charter dovrebbero decollare dall'aeroporto di Wuhan già nelle prossime ore. Gli Stati Uniti faranno evacuare i dipendenti del consolato di Wuhan ma anche un piccolo numero di privati cittadini, che pagheranno di tasca loro il costo del biglietto. Ma servirà del tempo in quanto il numero di americani presenti in Cina è molto alto. A breve lascerà Wuhan anche il primo charter del Giappone con 200 passeggeri.

Per altri Paesi, tra cui il nostro, manca ancora il via libera da parte delle autorità cinesi. Stefano Verrecchia, direttore dell'Unità di crisi della Farnesina, ha dichiarato che il governo, dopo aver pensato invano,ad un piano di uscita "via terra" per i circa 60 italiani ora "sta valutando l'idea di un trasferimento aereo" da realizzare il "prima possibile". Ciò si scontra con due problemi di non poco conto: le formalità burocratiche da espletare con Pechino (nessuno può entrare o uscire da Wuhan) e l’organizzazione delle appropriate misure sanitari una volta arrivato il velivolo in Patria.

Il quadro, in ambito Ue, non è ben delineato. In un primo momento a La Repubblica, la Farnesina aveva spiegato che il dossier sarebbe stato gestito a livello europeo. In pratica ogni Paese membro avrebbe avuto un ruolo preciso nell’esecuzione del piano e che nessuno avrebbe goduto di favori particolari.

Ma la situazione con il passare delle ore e il crescere della paura è notevolmente cambiato. La Francia, che stava collaborando con l’Italia per l’evacuazione via terra, ha deciso di giocare da sola tanto che avrebbe predisposto un ponte aereo per i suoi cittadini che prenderà il via già giovedì. Saranno imbarcati sul primo aereo solo persone che non mostrano sintomi del virus. Il sottosegretario ai Trasporti, Jean-Baptiste Djebbari, ha spiegato che i passeggeri ''verranno messi sotto sorveglianza e in isolamento per il tempo dell’incubazione, ossia 14 giorni''. Inoltre, lo stesso Djebbari ha annunciato che seguirà un secondo volo, le cui date restano da definire “con persone che presentano sintomi, quindi potenzialmente portatrici del virus e che saranno curate a Parigi”.

Anche Londra sta lavorando sul rimpatrio dei cittadini britannici dalla Cina. Il ministro della Sanità, Matt Hancock, stima che ci siano circa 200 britannici bloccati nella città-focolaio. Chi rientrerà, ha spiegato, dovrà sottoporsi a un periodo ''di auto-isolamento'' in quarantena. Comunque, come ha sottolineato il titolare dei Trasporti Grant Shapps. non è ancora stato deciso un ponte aereo.

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