Virus cinese, tutti i misteri di un'epidemia anomala

Il primo paziente finito in ospedale non aveva mai messo piede nel mercato del pesce di Wuhan. Sconosciuto il tasso di contagio del coronavirus

Più passano i giorni e più i bollettini di aggiornamento sulla diffusione del nuovo coronavirus in Cina, così come all'estero, si riempiono di numeri preoccupanti. I pazienti contagiati sono ormai oltre 4mila mentre i morti hanno superato il tetto delle centinaia. L'Organizzazione mondiale della Sanità ha elogiato le misure attuate da Pechino per contenere l'epidemia, ma al momento niente e nessuno riesce ad arginare il 2019-n-Cov e il suo ritmo incessante.

In mezzo a una vera e propria emergenza socio-sanitaria è tuttavia doveroso farsi una serie di domande sulla natura stessa del nuovo coronavirus, la cui epidemia – come evidenzia il quotidiano La Repubblica - presenta numerosi aspetti tutt'ora avvolti nel mistero. Qual è stato il luogo esatto del contagio e chi è il paziente zero dal quale si è originata la pandemia? Qual è l'animale che ha materialmente contagiato l'essere umano? A quale velocità procede il virus? Sono queste le quattro domande senza risposta che gettano un'ombra scura sulla pandemia in corso.

L'animale colpevole del contagio

I ricercatori cinesi sostengono che l'animale colpevole del contagio sia stato un serpente, ma tale ipotesi, per altri, risulta alquanto improbabile. Per quanto riguarda la velocità di diffusione, l'Organizzazione mondiale della Sanità afferma che ogni persona malata è capace di infettarne mediamente altre due; eppure le stime riportano una capacità di contagio del nuovo coronavirus doppia, se non tripla. Senza alcun tasso di contagio certo è impossibile realizzare modelli matematici in grado di prevedere cosa accadrà nelle prossime settimane.

Il luogo del "delitto"

Fin qui, inoltre, il luogo del delitto era sempre coinciso con la città di Wuhan, e più precisamente con il mercato ittico di Huanan. Ora ci sono importanti novità da prendere in considerazione, visto che il primo paziente finito in ospedale (oltre tre dei primi quattro) non aveva mai messo piede in quel mercato. Si fa strada una spiegazione alternativa: qualcuno si era probabilmente ammalato prima della fine di dicembre, senza sintomi sufficienti tali da allertare la sorveglianza sanitaria cinese. Se così fosse, questo vorrebbe dire che il 2019-n-Cov era già in circolazione lo scorso primo dicembre, anche se le autorità di Wuhan hanno iniziato a preoccuparsi davvero solo il 31 dicembre.

Tempistica e altri misteri

Come hanno scritto su The Lancet alcuni medici cinesi, i pazienti colpiti dalla misteriosa malattia vengono riuniti il 2 gennaio nell'ospedale cittadino Jin Yin-Tan. Sono 41, e 13 di loro non avevano alcun legame con il mercato del pesce di Huanan; la loro età media si aggira intorno ai 49 anni e la metà del gruppo non è affetta da altre malattie. I medici cadono dalle nuvole e non sanno cosa fare. I polmoni dei pazienti presentano delle macchie opache che si allargano sempre di più. Antivirali e antibiotici non hanno effetto. Arrivano i primi sei decessi.

Soltanto il 7 gennaio il virus viene isolato dai polmoni dei pazienti e il suo genoma viene pubblicato sul web per metterlo a disposizione dei ricercatori di tutto il mondo. Scattano le prime ipotesi: c'è chi sostiene che all'origine del contagio vi siano i serpenti, altri parlano di pipistrelli. Entrambi erano animali venduti vivi al mercato di Huanan, insieme a pesci e frutti di mare.

Una possibile spiegazione è questa: dai pipistrelli, e in seguito a una mutazione casuale dell'Rna, il virus riesce a contagiare anche l'uomo. Come? Il contagio, spiegano dal Campus Biomedico di Roma, “non sta tanto nel mangiare i pipistrelli, quanto nel macellarli. Toccando il sangue, le secrezioni respiratorie o il guano, il virus può trasmettersi”. Prendendo per buona questa ipotesi, non si capisce perché il governo cinese abbia vietato la vendita di animali vivi soltanto il 26 gennaio.

Il pericolo delle mutazioni

L'ultimo aspetto da considerare riguarda l'incognita delle mutazioni. In altre parole, quanto rapidamente il virus si diffonderà, dipenderà anche e soprattutto dalle mutazioni del suo genoma. Gli esperti del Campus Biomedico di Roma parlano chiaro: “Finora non è più letale della nostra influenza di due anni fa ma più individui colpirà, più è probabile che muti. E quali direzioni prenderanno le trasformazioni, è impossibile da prevedere”.

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Mer, 29/01/2020 - 00:09

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