Il Coronavirus ci ha isolati, viaggio in una Firenze deserta

Il nostro viaggio inizia dalle piazze del centro storico. Laddove la normalità racconta di migliaia di turisti accalcati ad ammirare le meraviglie di una delle città d'arte più belle d'Italia. Ma oggi Firenze è deserta, schiacciata dal Coronavirus.

Un silenzio spettrale. Un vuoto che impressiona. Firenze, al terzo giorno di quarantena, è il triste ritratto di un’Italia che si è fermata.

In pieno giorno, con il sole che batte a picco e illumina le strade quasi a cercare di riscaldare gli animi impauriti dei cittadini costretti a restare chiusi dentro le mura della propria casa, la culla del Rinascimento è un malinconico museo a cielo aperto senza visitatori.

Le piazze del centro storico si sono svuotate. Il cuore pulsante della città dei Medici ha smesso di battere. Piazza della Signoria, ornata solo delle sue sculture che da secoli la rendono unica nel mondo, oggi fa impressione. É come un palco senza gli attori, un ballo senza musica, un quadro senza il suo disegno. Manca qualcosa. Sono quei dettagli che non trovi nelle cartoline, quelle pedine, sempre diverse e in continua mutazione, che rendono il paesaggio vivo, le sculture meno statiche, il mondo più curioso. E poi il Duomo, con il Campanile di Giotto che lo osserva dall’alto e con le porte sbarrate ai visitatori, ma pur sempre simbolo di un’eccellenza mondiale, che ci ricorda cosa l’umanità è riuscita a fare. Le saracinesche dei bar che danno sulla piazza, casa della cupola del Brunelleschi, sono tutte quante abbassate. I negozi di abbigliamento, le boutique di souvenir, tutti hanno le luci spente. L’unica spia che brilla evidente nelle vie del centro storico è la luce delle insegne delle farmacie, alcune aperte h24. Ma le mascherine sono finite, i gel disinfettanti pure e se si avverte la clientela con un cartello affisso al vetro forse, uno dopo l’altro, i clienti faranno dietro front.

Nella periferia, sui marciapiedi qualcuno cammina con il volto coperto, gli occhiali da sole e i guanti in lattice a proteggere le mani. Fino ad arrivare al supermercato. Diventato ormai, l’unico punto d’incontro. Con le sue file chilometriche di persone in silenzio, disposte in fila indiana e distanti due metri l’una dall’altra. Diventate pazienti per necessità e asociali per obbligo. Anche le gastronomie, oggi, tengono i clienti a distanza. Gli studi medici fanno entrare uno alla volta e dentro quelle sale c’è tutta la frenesia che manca per le strade.

Siamo chiusi. Fermi. Staccati dal mondo. Le distanze ora, si fanno sentire come non mai, perché quando si fermano i trasporti siamo tutti un po’ più soli. L’aeroporto di Peretola è come il varco che collega Firenze al resto del mondo. É la porta che accoglie tutti nel “paese delle meraviglie”. Quelle di una delle città d’arte più belle d’Italia. Ma oggi da qui non passa nessuno. Quella contro il Coronavirus è una battaglia, che va giocata a porte chiuse.

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