Il coronavirus circolava in Italia settimane prima del 21 febbraio

Lo studio dei tre ceppi del virus in circolazione in Lombardia conferma la possibilità che il Covid-19 fosse già in Italia prima della scoperta del "paziente 1" a Codogno

Il coronavirus circolava in Italia settimane prima del 21 febbraio

Il nuovo coronavirus circolava in Italia "diverse settimane prima" che venisse identificato il "paziente 1" di Codogno. A confermare quello che i medici sospettavano da tempo è uno studio condotto dal gruppo dell'Università Statale di Milano e dell'ospedale Sacco, coordinato da Gianguglielmo Zehender, Claudia Balotta e Massimo Galli.

Il team di ricercatori ha portato a termine "l'isolamento di tre ceppi di coronavirus", responsabile del Covid-19, fra quelli "attualmente circolanti nell'area di Codogno". Secondo lo studio, il virus sarebbe stato in circolazione prima della sua scoperta anche in altri Paesi, diversi dalla Cina. L'analisi dei primi tre genomi completi del virus è stata ottenuta "dagli isolati italiani di Sars-CoV-2 sequenziati al Sacco il 27 febbraio e circolanti in Lombardia". Gli studi hanno dimostrato come questi risultino "essere inclusi in un unico cluster di genomi isolati in altri Paesi europei (in particolare in Germania e Finlandia) e in Paesi dell'America centrale e meridionale, oltre che all'isolato italiano recentemente pubblicato dall'Istituto superiore di sanità e ottenuto nell'area del Lodigiano": emerge così la parentela del virus italiano, con quello presente in altri Paesi.

Gli esperti stimano che il "tempo di origine di questo cluster" risalga a diverse settimane precedenti la scoperta del primo caso italiano, il 21 febbraio. Ora, è in corso l'analisi di altri genomi che "ci consentirà di ottenere stime più precise sull'ingresso del virus nel nostro Paese e sulle possibili vie di diffusione". Il virus, quindi, potrebbe essere già stato presente nel nostro Paese, prima della scoperta del paziente 1, ma non sarebbe stato rilevato, dato che i tamponi venivano fatti a persone provenienti dalla Cina.

Il direttore di Malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli, aveva ipotizzato la presenza del virus da prima del caso 1: "La mia ipotesi- aveva detto-è che il virus sia presente e circoli sotto traccia in Italia da qualche settimana". Non solo. L'esperto aveva ipotizzato anche che il Covid-19 fosse "sfuggito prima ancora che fossero state messe in atto le misure per le quali l'Italia è stata criticata, di limitazione dei voli dalla Cina". Infatti, i gravi quadri clinici emersi nello stesso momento a Codogno, avevano fatto pensare, come ricorda il Corriere della Sera, "che l’infezione abbia iniziato a diffondersi nella cosiddetta zona rossa da abbastanza tempo. Forse è arrivata addirittura prima che fossero sospesi i voli diretti da Wuhan. È verosimile che i ricoverati negli ultimi giorni si siano contagiati da due a quattro settimane fa".

Uno studio precedente aveva sottolineato anche la possibilità che l'epidemia fosse iniziata in Cina nella prima metà di novembre, prima dei casi di polmoniti anomale segnalati dal medico Li Wenliang, morto poi per il coronavirus.

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