"Il blocco dei voli è stato inutile": tutte le falle della prevenzione

Il governo ha bloccato i voli da e per la Cina ma restano alcune potenziali falle. Ecco perché le contromisure prese dall'Italia potrebbero non essere sufficienti

"Il blocco dei voli è stato inutile": tutte le falle della prevenzione

In queste ultime ore in Italia si stanno moltiplicando i casi di pazienti contagiati dal nuovo coronavirus. In molti si chiedono come sia stato possibile arrivare a una situazione del genere, nonostante le misure straordinarie prese dal governo giallorosso.

Evidentemente il piano d'azione messo in atto dall'esecutivo non è stato attivato in tempo, non ha preso in considerazione aspetti di particolare importanza oppure non ha tenuto conto di alcune falle. Pio D'Emilia, inviato di SkyTg24 in Asia, ha sollevato una questione rilevante in merito a quest'ultima ipotesi.

Ospite di Myrta Merlino a "L'aria che tira", su La7, il giornalista ha sottolineato un particolare di estrema importanza nella prevenzione del contagio del Covid-19 che non è fin qui stato considerato: “Non voglio fare polemica ma c'è un limite. Le autostrade non sono controllate. Controllano le stazioni e gli aeroporti ma non le strade”. D'Emilia, come ha evidenziato Libero, ha poi aggiunto un carico da novanta: “Vi ricordo che ancora oggi, ogni giorno, arrivano a Venezia e in Italia, dal Nord Europa soprattutto, centinaia di turisti cinesi a bordo di pullman”.

Le misure prese dall'Italia

Ricordiamo che lo scorso 31 gennaio l'Italia aveva bloccato tutti i voli da e per la Cina per contenere i rischi di una possibile diffusione del coronavirus anche in territorio italiano. Nessun controllo è stato invece predisposto per passeggeri transitati da scali secondari o da altre infrastrutture.

Al momento, in Lombardia, le persone contagiate dal Covid-19 sono 32. Pierpaolo Sileri, viceministro della Salute, ha così spiegato il piano del governo: “La misura immediata che stiamo prendendo è quella di rintracciare tutti i contatti di coloro che sono risultati positivi ai test e dunque ricoverati, affinché possano essere messi in quarantena. Questa è la soluzione per contenere quanto più possibile la diffusione del virus".

Sileri ha poi aggiunto che “prima del cosiddetto paziente 1, vi è stato sicuramente un soggetto zero” ovvero “colui che è risultato il veicolo”. È fondamentale sapere quanti giorni è stato male e “dalle informazioni che abbiamo – ha concluso il viceministro - è stato per 5 giorni con febbre, ed ha avuto una intensa attività sociale, che ha determinato una maggiore probabilità di diffusione del virus stesso”.

Nel frattempo un'ordinanza del ministro della Salute, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale e subito entrata in vigore, ha obbligato le autorità sanitarie territorialmente competenti di “applicare la misura della quarantena con sorveglianza attiva, per giorni quattordici, agli individui che abbiano avuto contatti stretti con casi confermati di malattia infettiva diffusiva COVID-19”. Anche chi è rientrato in Italia dalla Cina negli ultimi quattordici giorni dovrà sottoporsi alla medesima misura.

La denuncia di Burioni

A conferma di alcune superficialità del sistema italiano arriva la denuncia del virologo Roberto Burioni: "In questo preciso momento il conteggio dei casi di nuovo coronavirus nel sito dell'Istituto Superiore di Sanità è fermo a quattro. Non si affronta così un'epidemia".

L'esperto accusa l'Iss che l'immagine data dall'istituto confermi una sorta di sottovalutazione generale del problema. "Sembra che il sito sia chiuso per il weekend, speriamo che i laboratori siano aperti - continua il virologo - In ogni caso non è questo il modo di confrontarsi con un'emergenza. La paura si combatte con una informazione puntuale". Un problema non di poco conto in un sistema come quello italiano dove l'informazione può dare un contributo fondamentale nell'esclusione di una psicosi generale.

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