Coronavirus, la moglie del paziente 1: "Sta migliorando ogni giorno"

Mattia, il 38enne di Castiglione d'Adda positivo al coronavirus e ricoverato dallo scorso febbraio al San Matteo di Pavia, lunedì ritornerà a casa

"Ciao ragazzi, con il cuore che mi scoppia, volevo dirvi che Mattia migliora sempre e che le sue condizioni sono molto buone". È il messaggio che Valentina, la moglie di Mattia, il podista 38enne di Castiglione d'Adda noto alle cronache come 'paziente 1', ha inoltrato nella chat del gruppo Podisti di Codogno '82 lo scorso mercoledì. Poche parole, pronunciante con ponderato entusiasmo, che riaccendono in un colpo solo la speranza e, per un manciata di minuti, silenziano il dolore di questi giorni strazianti.

Sono settimane difficili per Valentina, incinta all'ottavo mese di gravidanza, mentre aspetta di riabbracciare il marito nella casa coniugale. "Io e la piccola in pancia stiamo bene - riporta Il Cittadino - Non so come ringraziarvi per l'affetto e la vicinanza che ci avete dimostrato, sono stati un aiuto immenso, davvero. Vi abbraccio forte". Dal 22 febbraio Mattia è ricoverato al San Matteo di Pavia per aver contratto il coronavirus e, suo malgrado, è diventato il simbolo di una guerra disarmata contro un nemico meschino, invisibile. Quasi fosse un amico, un fratello o un figlio acquisito, l'Italia intera si è stretta attorno al 38enne lodigiano riscoprendo la necessità di credere al miracolo della scienza in un momento di dannata incertezza. E forse, quel miracolo che sa di rinascita eccezionale e di ritorno alla normalità si sta compiendo proprie in queste ore.

Dopo un lungo e drammatico calvario, è probabile che Mattia torni a casa già il prossimo lunedì. È l'indiscrezione che corre tra i corridoi del nuovo padiglione di malattie infettive dove il giovane è stato trasferito dalla subintensiva la mattina del 9 marzo. Lo stesso reparto in cui, soltanto ieri, a 28 giorni dall'inizio del travaglio, il 38enne ha potuto incrociare lo sguardo della moglie. Si sono parlati per circa 20 minuti attraverso il vetro che separa ed isola la camera dal resto della struttura. Un incontro fatto di silenzi elequenti, sospiri profondi e lacrime liberatorie. Il tempo della solitudine, di quel dolore che riempie senza mai colmare davvero le distanza tra gli ammalati di Covid-19 e le famiglie lontane, sembra essersi esaurito. Il futuro è di là dalla porta di quella stanza, nel grembo rotondo di Valentina.

"L'unico desiderio che ho è potere assistere alla nascita di mia figlia. I dottori mi assicurano che ce la farò", dice Mattia con un filo di voce, quel tanto che basta per ritornare a credere. E a sperare.

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