La Santa Messa ad Abu Dhabi: la prima volta di un Papa nel cuore dell'islam

Inizia la 48h di papa Francesco negli Emirati Arabi Uniti: ecco perché è lecito aspettarsi che il pontefice della Chiesa cattolica non sollevi le questioni che Ratzinger aveva posto a Ratisbona

La Santa Messa ad Abu Dhabi: la prima volta di un Papa nel cuore dell'islam

Nessun papa aveva mai osato tanto. Il "cuore dell'islam", nella concezione occidentale delle distanze politico - culturali, è spesso stato concepito come abbastanza estraneo al cattolicesimo, magari, specie per i più conservatori, antitetico. Di sicuro di difficile raggiungibilità.

Gli ultimi vescovi che si sono seduti sul soglio di Pietro hanno tentato di dar vita a una dialettica, ma raramente hanno messo piede in stati a maggioranza musulmana. Almeno sino a papa Francesco che per due giorni consecutivi toccherà con mano la realtà degli Emirati Arabi Uniti, dove la "Chiesa in uscita", quella che non ha paura dell'incontro col mondo, avrà modo di abbracciare l'ennesima opportunità di dialogo interreligioso. Il cardinale francese Jean Luis Tauran, poco prima della sua scomparsa, si era recato in Arabia Saudita, quasi ad anticipare questa 48 ore, e la visione del Santo Padre è sempre stata chiara: non è possibile equiparare terroristi fondamentalisti e religione islamica. Una linea che, con ogni probabilità, non sarebbe piaciuta all'ultima Oriana Fallaci.

Ma la scenografia, nonostante i buoni propositi che sembrano muovere Bergoglio, rimane piuttosto ingombrante per potersi muovere schivando le critiche: "i nemici di Francesco", come li chiama il cardinale Walter Kasper, hanno subito sollevato una serie di questioni. Per il cardinale Mueller, ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, invitare i musulmani a Messa offende i fedeli. Nella simbologia e nella terminologia selezionata dalla Santa Sede per la visita apostolica, si nasconderebbe una sorta di subordinazione, quasi un timore riverenziale. Questi dettagli sono stati fatti notare soprattutto dagli "antibergogliani" sui social network: il logo, una colomba che contiene la bandiera della nazione della penisola araba, non presenta croci. Il tema, poi, è tutto un programma: "Make me a channel of your pace", cioè "rendimi uno strumento della tua pace", ma non tutti ritengono che un'acritica pacificazione con l'islam sia effettivamente plausibile. La stessa disamina è stata fatta per un altro e imminente viaggio del pontefice, quello in Marocco.

La guerra mossa nei confronti dello Yemen, come segnalato pure da La Stampa, rimane un punto sensibile: Bergoglio ha spesso citato le atrocità messe in atto nella Repubblica unita, ma a compierle, al fine di contrastare la minoranza sciita, sono proprio Emirati Arabi e Arabia Saudita. L'episodio precedente della saga, restando nella metafora cinematografica, aveva avuto come protagonista Joseph Ratzinger: il discorso di Ratisbona aveva segnato un solco invalicabile, senza che Benedetto XVI ne avesse alcuna intenzione, e il grande imam Ahmad Muhammad Al-Tayyib, quello che l'argentino ha già entusiasticamente incontrato più volte durante il suo pontificato, aveva deciso di chiudere i canali diplomatici con il Vaticano. Adesso sarà proprio la massima autorità religiosa sunnita ad accompagnare il vertice della Chiesa cattolica nel corso di questo viaggio. Il 2019 non è stato selezionato a caso: per gli arabi degli Emirati è l'anno della tolleranza, così il papa potrà officiare quella che è il portavoce ad interim della Sala Stampa Alessandro Gisotti, si legge sempre sul quotidiano italiano citato, ha già ribattezzato come "la più grande (Messa, ndr) mai celebrata nella terra sacra all'islam". C'è fervente attesa per quello che Bergoglio dirà. Ed è abbastanza lecito aspettarsi che in questa circostanza il pontefice della Chiesa cattolica non citerà la necessità di interrogarsi su Dio per mezzo della ragione. Non ci sarà, insomma, una seconda Ratisbona.

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