Cosa sono i droni turchi Bayraktar e perché possono far male ai russi

Fabbricati dai turchi, usati nei conflitti in Siria, Libia e Nagorno Karabakh, adesso sono utilizzati dagli ucraini per colpire i mezzi russi. Sono gli UCAV Bayraktar TB2

Cosa sono i droni turchi Bayraktar e perché possono far male ai russi

Il suo impiego ufficialmente reso nel conflitto in Ucraina risale al 27 febbraio, quando le forze armate di Kiev hanno rilasciato un video in cui distrugge un sistema antiaereo russo, seguiti da altri che mostrano Mbt (Main Battle Tank) e altri mezzi antiaerei di Mosca colpiti. Stiamo parlando del drone di fabbricazione turca Bayraktar TB2.

Si tratta di un veicolo aereo senza pilota da combattimento (UCAV – Unmanned Combat Air Vehicle) tattico di media quota e lungo raggio (MALE – Medium Altitude Long Endurance) prodotto da Baykar Makina, per le forze armate di Ankara. Può essere utilizzato per la ricognizione, la sorveglianza e l'attacco al suolo ed il suo sviluppo è iniziato nel 2007, volando per la prima volta nel 2009.

Il Bayraktar TB2 è stato ampiamente utilizzato dall'esercito turco durante i conflitti in Siria e Libia dove ha potuto mostrare le sue capacità impiegando i suoi solo 150 chilogrammi di carico bellico ma di natura “intelligente”. Questi droni, infatti, in Libia hanno distrutto una serie di sistemi di difesa aerea a corto raggio Pantsyr-S1 di fabbricazione russa grazie al munizionamento intelligente di piccole dimensioni installato sul velivolo, tra cui MAM-L e MAM-C, che sono ordigni a guida laser prodotti dalla turca Roketsan e principalmente destinati all'utilizzo su UCAV, aerei da attacco leggero e missioni terra-aria per piattaforme aeree a bassa capacità di carico.

Il drone, dotato di motore da 105 cavalli che aziona un'elica spingente in posizione posteriore, ha un'autonomia di 27 ore di volo e una quota operativa di 5400 metri (massima a vuoto di 7600) e si ritiene sia dotato di un certo livello di intelligenza artificiale che gli permette di effettuare alcune operazioni autonomamente: la casa costruttrice, infatti, riferisce che è in grado di decollare e atterrare senza intervento dell'uomo ed ha i controlli di volo completamente automatici triplicemente ridondanti, ovvero con 3 sistemi di pilota automatico.

Il Bayraktar è stato esportato in Ucraina, che nel 2018 ha ordinato un totale di 6 droni e 3 stazioni di controllo, consegnati poi nel 2019. Ma il suo impiego bellico più interessante e mediaticamente rilevante è stato nel 2020, durante il conflitto nel Nagorno Karabakh. L'Azerbaigian, infatti, li ha utilizzati contro obiettivi armeni rappresentati da mezzi corazzati, concentramenti di truppe allo scoperto e trincerati, postazioni di artiglieria.

I Bayraktar azeri, utilizzati come artiglieria volante dagli azeri, hanno infatti fatto strage delle colonne corazzate e meccanizzate armene, nonché di bunker e postazioni fisse, rappresentando, insieme all'utilizzo di altri velivoli tradizionali – gli Antonov An-2 – come esche pilotate per i sistemi antiaerei, il vero asso della manica per la vittoria di Baku.

Gli ucraini, però, non hanno utilizzato questi UCAV nell'attuale conflitto in corso: nel 2021 li hanno impiegti con successo contro i separatisti del Donbass in almeno due azioni. Durante tutti i conflitti a cui ha partecipato, fonti turche riportano che ha distrutto un totale di 759 veicoli militari, sistemi di artiglieria e varie altre attrezzature ostili. Questa cifra include 120 carri armati, 46 veicoli corazzati, 142 sistemi di artiglieria trainati, 43 sistemi di artiglieria semoventi, 7 cannoni antiaerei semoventi, 78 sistemi di artiglieria a razzo, 2 missili balistici, 37 sistemi di difesa aerea, 7 radar, 269 militari veicoli e 7 aerei. E questo record continua a crescere avendo accumulato più di 400mila ore di volo dal suo ingresso in servizio.

Il costo unitario del Bayraktar TB2 è di circa 5 milioni di dollari senza munizionamento e non sappiamo esattamente di quanti esemplari possa disporne l'Ucraina in questo momento, per via di un contratto firmato tra Kiev e Ankara lo scorso anno per l'acquisto o la produzione congiunta di altri 48 droni, di cui non sappiamo quanti siano già stati consegnati.

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