Adesso è allarme "sindemia": ecco l’eredità della pandemia

L'allarme: "Siamo di fronte a una serie di pandemie". I problemi causati dal Cavid sono molteplici: ecco cosa sta succedendo in parallelo

"Siamo di fronte ad una serie di pandemie", che non è soltanto quella causata dal Covid-19. Gli osservatori attenti sanno che il virus fa danni ma ciò che sono le conseguenze dirette sono molteplici e riguardano svariati campi della nostra quotidianità. Ecco cosa sta accadendo contemporaneamente all'infezione del Sars-Cov-2.

Cos'è la sindemia

"Quando l'infezione peggiora, altre patologie come quelle diabetiche, oncologiche e cardiovascolari ma anche gli aspetti che coinvolgono il contesto sociale, economico, i modelli di vita, la fruizione della cultura e le relazioni umane si ha la sindemia", afferma in esclusiva per ilgiornale.it il Prof. Claudio Mencacci, Presidente della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (SINPF) e Past President della Società Italiana di Psichiatria. Quella che stiamo affrontando è la sindemia, cioè la relazione fra più malattie e condizioni ambientali o socio-economiche. "L'interagire tra queste patologie rafforza e aggrava ciascuna di esse. È il tema centrale, altrimenti parliamo di pandemia virale ma siamo di fronte ad una serie di pandemie: quella emozionale ma anche un'epidemia di diabete, di disturbi cardiocircolatori non trattati e, nel contempo, abbiamo avuto un aumento delle disparità sociali ed economiche, un aumento della povertà e dobbiamo aggiungere le conseguenze all'isolamento ed alla cattiva alimentazione", sottolinea lo psichiatra.

"Insisto sull'ultimo tema". Molti la sottovalutano, ma specialmente in questi mesi di clausura forzata e ridotta attività fisica il nostro organismo ha bisogno di un benessere psico-fisico che parte da una corretta alimentazione, fondamentale come non mai. "Io insisto anche su questo tema perché abbiamo visto che le conseguenze dellla pandemia sono state anche l'aumento del consumo di alcolici e l'aumento di peso".

La situazione in Italia

È questo, nella sua enorme complessità, il concetto di sindemia che è stato recentemente affrontato nel XXII Congresso nazionale della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia che lascia in eredità numeri impietosi: metà delle persone contagiate manifesta disturbi psichiatrici con un’incidenza del 42% di ansia o insonnia, del 28% di disturbo post-traumatico da stress e del 20% di disturbo ossessivo-compulsivo; inoltre, il 32% di chi è venuto in contatto col virus sviluppa sintomi depressivi, un’incidenza fino a cinque volte più alta rispetto alla popolazione generale. La sindemia da Covid-19 e disagio psichico riguardano anche chi non è stato toccato direttamente dal virus: fra i familiari degli oltre 90mila pazienti deceduti nel nostro Paese, almeno il 10% andrà incontro a depressione entro un anno. In più, la crisi economica provocata dalla pandemia incrementa a sua volta il disagio mentale in tutta la popolazione: il rischio di depressione raddoppia in chi ha un reddito inferiore ai 15mila euro l’anno e triplica in chi è disoccupato. La SINPF stima, così, che saranno almeno 150mila i nuovi casi di depressione dovuti alla disoccupazione da pandemia ma la situazione potrebbe peggiorare perché tutte le condizioni di fragilità sanitaria, emotiva, sociale che si stanno creando nel Paese non sommano, ma moltiplicano esponenzialmente le loro conseguenze negative sul benessere psicofisico della popolazione. Ad alto rischio soprattutto donne, giovani e anziani.

Fino a 180mila casi in più di depressione

"I disturbi depressivi, già aumentati del 18% negli ultimi dieci anni, sono in ulteriore aumento fino ad essere il triplo. Isolamento, paura, rarefazione dei contatti, lutto di chi ha perduto un proprio caro ma anche impoverimento dovuto a fattori economici portano ad aumento nella quantità dei depressi che potrà andare dai 150 ai 180mila in più rispetto ai tre milioni di persone affette di depressione nel nostro Paese. È un aumento significativo, molto marcato", afferma il professor Mencacci.
Il ruolo della resilienza. Siamo chiamati a resistere, purtroppo, ancora per un po'. Ma auali sono i fattori che aumentano la resilienza, quindi la capacità di ognuno di noi di affrontare questa pandemia e tutte le abitudini che ci ha stravolto? "Bisogna cercare di aumentare la nostra capacità di tollerare le frustazioni, non cedere alle informazioni che generano delusioni o illusioni perché è la cosa peggiore che può succedere al nostro cervello", ci dice lo psichiatra, che invita a dilazionare la capacità di gratificazione: gli sforzi che stiamo facendo non vanno pensati per soluzioni a breve termine ma a lungo termine, "è anche un modo per approcciare le diverse problematiche".

Ecco quattro punti chiave

La condizione di fondo, ci spiega il professor Mencacci, è che il nostro cervello non ama l'incertezza. "Siamo esseri abitudinari, motivo per cui scattano elevati livelli di ansietà, a volte anche preoccupanti". Le armi a nostra disposizione per affrontare al meglio, si spera, quest'ultimo periodo di pandemia sono quattro. "Primo punto, cercare di mantenere un buon ritmo sonno-veglia; secondo, svolgere per quanto possibile attività fisica, anche soltanto uscire di casa: molti anziani non escono per la paura che li paralizza; terzo, prestare grande attenzione alla nutrizione e mantenere una vita emozionale e sociale per quanto possibile. Con qualsiasi strumento, l'importante è mantenere relazioni, contatti. Queste condizioni ci permetteranno di essere più resilienti, fattori favorevoli che ci permettono di imparare dall'esperienza che stiamo facendo", afferma Mencacci.

"Rimbalzo dei casi"

“Avere interazioni sociali è una necessità umana di base, come nutrirsi: quando si è a ‘digiuno’ del contatto con l’altro, il cervello soffre e lo desidera disperatamente" ci dice il Prof. Matteo Balestrieri, co-presidente della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia e professore ordinario di Psichiatria all’Università di Udine che abbiamo sentito per il nostro giornale e ci ha spiegato cosa è accaduto prima e il dopo il lockdown. "Abbiamo visto che i servizi di emergenza psichiatrica a livello nazionale sono diminuiti nel corso del lockdown dello scorso anno perché c'è stata una forzosa immobilizazione a casa e sono arrivati meno casi, era diminuito il numero di interventi nei pronto soccorso che riguardassero quelli di minore gravità. Finito il lockdown c'è stato il rebound, un rimbalzo, sono arrivate molte più persone ed i servizi si sono sovraccaricati", ci spiega lo psichiatra.

I disturbi ossessivi. Uno dei disturbi più frequenti dovuto al Covid ha riguardato la paura del contagio e un aumento di pensieri di tipo ossessivo quali essere contagiati o aver contagiato i propri familiari. "Gli aspetti della depressione sono stati caratterizzati da tematiche come la paura di aver causato la morte di un congiunto, quindi sensi di colpa. Oltre a questi, un fattore importante è stato quello della solitudine, in cui abbiamo potuto verificare che è stato aggravato negli che anziani che sono rimasti soli, senza la badante che in molti casi non li ha più potuti assistere e, da qui, c'è stato un peggioramento generale della vita anche sul piano dell'alimentazione", ci ha detto Balestrieri.

Ecco l'eredità che lascia il Covid

"Tutto ciò che ha determinato questa paura del contagio ci ha modellato e credo che rimarrà come evento storico della nostra esistenza", ci dice l'esperto, che ha sottolineato come ci siano alcuni dati che parlano chiaro: l'avere contratto il virus ha delle conseguenze sia sul piano del funzionamento cerebrale che su aspetti neurologici e psichiatrici come nel caso della depressione, motivo per il quale sono aumentati i casi in chi è stato colpito dal Covid. "Ma c'è anche un aspetto post traumatico da stress: una serie di disturbi che vengono rivissuti dal paziente sia in termini di ricordi che di angoscie, ansie, difficoltà a dormire. Stiamo facendo alcuni studi su questo tema, su come evolve il vissuto di malattie in pazienti ricoverati, ci vorrà un po' di tempo. Un altro studio appena completato, invece, è come è stato vissuto il Covid dalle donne in gravidanza, dove abbiamo rilevato ansie e depressione".

Quello che nel 2019 consideravamo un comportamento anormale, patologico, è diventato la norma. "La paura del contagio, dello sporco o di un'infezione, la sospettosità nei confronti degli altri come misura la distanza o controllare se qualcuno ha o meno la mascherina, sono tutti comportamenti che nel 2019 avremmo definiti disturbanti ma adesso sono la norma - dice Balestrieri - C'è stato uno stravolgimento della nostra esistenza, in psichiatria bisogna valutare gli aspetti singoli sulla base del contesto in cui ci troviamo. Non c'è un assoluto ma un mondo fuori che si modella in una certa maniera", conclude. Il Covid ha davvero cambiato tutto eppure c'è chi sosteneva che fosse una banale influenza.

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Commenti

trasparente

Lun, 08/02/2021 - 15:30

La verità sta venendo fuori. La Germania ha reclutato degli "scienziati" per elaborare dei falsi modelli statistici che presentavano scenari di migliaia di morti con Covid in caso di mancata applicazione delle chiusure e delle limitazioni agli spostamenti. Era tutto falso. Non c'è mai stata una crisi da Covid. C'era e c'è tuttora un sistema che ha creato una operazione terroristica per arrivare ad una dittatura mondiale. A proposito ogni anno ci sono 11 milioni di morti per sepsi...lo dichiare l'OMS.. quelli per Covid sono bruscolini...

venco

Lun, 08/02/2021 - 16:35

Si combatte il covid solo con una sana alimentazione e possibilmente integrata da qualche vitamina.