Strigliata di chef Vissani: ​"Il governo si sbrighi o scoppia la rivoluzione"

Il noto chef Gianfranco Vissani, in una intervista all’Adnkronos, ha ribadito le enormi difficoltà del settore della ristorazione provocate dalle restrizioni: "Tra poco scoppia la rivoluzione"

Strigliata di chef Vissani: ​"Il governo si sbrighi o scoppia la rivoluzione"

"I ristoratori scendono in piazza? Qui se non si danno una mossa tra poco scoppia la rivoluzione. Il governo ha sottovalutato la disperazione del settore". È questo il monito lanciato all’Adnkronos da Gianfranco Vissani, celebre chef che si è sempre battuto per difendere la categoria e per sostenere i ristoranti di provincia. Le violenze sono da condannare ma Vissani ha ammesso di non essere stupito per quanto accaduto oggi davanti a Montecitorio, nel corso della manifestazione di ambulanti e ristoratori sfociata in scontri con le forze dell'ordine. "Non si lavora a Natale, non si lavora a Pasqua e ci danno due spicci per stare chiusi ormai da un anno. Ma la gente come fa? Ci sono le aziende, i dipendenti, le utenze, gli affitti, i leasing. Quando mai ci faranno riaprire saremo pieni di debiti!", ha denunciato lo chef.

L’enorme difficoltà del settore è sotto gli occhio di tutti. Le misure restrittive per contenere l’espandersi di Covid-19 hanno duramente colpito i ristoratori di tutta Italia. E non solo. Oltre un anno di sacrifici eppure poco è cambiato dal quel fatidico marzo del 2020 quando è iniziato l’incubo coronavirus che ha stravolto le vite di tutti. Di tempo ne è passato eppure ancora non si vede la luce in fondo al tunnel. Nessuna certezza, infatti, su riaperture di attività e ripartenza. "La cosa che indigna di più e che mentre ci tengono chiusi, i vaccini vanno a rilento e i ristori pure. E allora quanto pensavano che la gente potesse resistere prima di darsi a gesti disperati?", ha scandito ancora Vissani che ha, poi, sottolineato che esiste un elemento da non sottovalutare: "Qui si sta scherzando con il fuoco, con le vite della gente. La disperazione ormai è più pericolosa del Covid”.

Un attacco, poi, lo chef lo lancia anche all’Ue, poco reattiva di fronte all'emergenza "In Usa hanno stanziato 5000 miliardi e in Europa ancora stiamo capendo come avere i vaccini. A me hanno detto che lo farò tra due mesi". "Devono stampare gli euro! Ci siamo rotti!", ha gridato Vissani. Un tema, quello degli aiuti, che lo stesso chef aveva sottolineato poche settimane fa in una intervista a ilGiornale.it. "Sento i miei amici in giro per il mondo e tutti hanno ricevuto migliaia di euro di indennizzi: a Los Angeles, in Spagna, in Germania... A noi invece solo le briciole. Come se lo spiega?”, aveva spiegato in quell’occasione Vissani.

Quest’ultimo oggi ha ammesso di essere rimasto deluso dal nuovo premier: "Pensavo che Draghi fosse meglio e invece è peggio degli altri. L'epidemia di spagnola è stata gestita meglio". "L'Italia- ha infine ricordato lo chef- è basata sulla piccola impresa, imprese familiari che moriranno tutte se continuano così. E pensate che la gente rimarrà buona buona in casa mentre muore di fame?".

Vissani non è l’unico a pensarla così. "La misura è colma. I vari governi hanno sempre sottovalutato la nostra disperazione, nessuno ci ha mai ascoltato. Non abbiamo un sindacato che ci rappresenta, valiamo meno dei metalmeccanici. La protesta di oggi dinanzi al Parlamento era nell'aria. Forse abbiano aspettato troppo tempo". È quanto ha dichiarato all'Adnkronos il noto chef Antonello Colonna commentando la protesta dei ristoratori in piazza Montecitorio. "Noi ristoratori- ha aggiunto- ci siamo sempre comportati in maniera civile, pur non condividendo le decisioni prese dal governo. Delivery, asporto... non funzionano. E poi l'uscita di quel ministro in Parlamento: 'chi non sa lavorare chiuda!', una vergogna”.

Colonna ha poi spiegato che "i ristori non sono mai arrivati e non vogliamo il reddito di cittadinanza, chiediamo solo di poter lavorare". Secondo lo chef la protesta "è arrivata tardi, siamo stati fin troppo civili. Lo Stato non ha saputo gestire la pandemia. Troppe leggi, norme incomprensibili, siamo ristoratori, non avvocati". Colonna ha infine ricordato che i ristoratori, dopo essere stati obbligati a mettere in sicurezza i locali con un aggravio di spesa e di investimenti, sono stati costretti a chiudere. E ciò significa "la fame per molti di noi".