Covid, il racconto del calvario: "Ecco come sono rimasto vivo"

Cinquantaquattrenne, con nessuna patologia pregressa, racconta come è stato colpito dal coronavirus, l'iter sanitario vissuto, il rapporto con gli altri malati e il personale sanitario

Un cinquantaquattrenne, con nessuna patologia pregressa, racconta in esclusiva a Il Giornale.it, come è stato colpito dal Covid 19, l'iter sanitario che ha vissuto, il rapporto che ha instaurato con gli altri malati e con il personale sanitario, la sua esperienza spirituale e ciò che adesso lo attende in casa, dopo una ventina di giorni in ventilazione polmonare presso un ospedale del Veneto.

Dottore (omettiamo nome e cognome per motivi di privacy sanitaria), in quale periodo, ed eventualmente come, pensa di avere contratto il COVID19?
"Ho iniziato ad avere la febbre il 18 marzo scorso, tre giorni dopo mio figlio, dal quale penso di essere stato contagiato. Lui per fortuna dopo una settimana di febbre non ha avuto più sintomi".

Quali sono stati i sintomi, a parte la febbre alta, che ha avuto?
"Spossatezza ma soprattuto un abbassamento considerevole della saturazione d'ossigeno. Quando il 24 marzo ho potuto accorgemene, grazie all'ausilio di un dispositivo, ho chiamato immediatamente il 118".

Una giornalista di Sky, l'inviata Giovanna Pancheri, colpita dal Covid 19, ha testimoniato di non avvertire più l'odore delle cose. Altri hanno parlato del senso del gusto alterato. Le sono capitate queste condizioni?
"Sì anche queste".

Dopo aver chiamato il 118 che iter sanitario ha vissuto?
"Mi hanno portato in un ospedale del Veneto dove, oltre il tampone, mi hanno fatto la radiografia al torace accertando una polmonite bilaterale. Sono stato ricoverato 19 giorni. So che nei primi giorni mi hanno dato degli antivirali e poi degli antibiotici. Per tutti i 19 giorni sono stato ventilato".

In che modo le fornivano ossigeno?
"Casco e maschera d'ossigeno. Vengono intubati solo i casi gravissimi, quelli che vanno in terapia intensiva".

Quindi lei era ricoverato nel reparto di pneumatologia?
"Sì. Anche se nella prima settimana ero stato in medicina, riconvertita solo per pazienti Covid 19".

Cosa faceva da ricoverato per superare tutte quelle faticose ore e giorni?
"Sapevo che i miei familiari, e moltissimi amici, pregavano per me e ho avuto la fortuna, per due settimane, di avere di fronte a me l'immagine di Gesù misericordioso, quello fatto conoscere dalla suora polacca di cui non ricordo il nome (Santa Faustina Kowalska, ndr.). Ho passato molte notti in bianco ma io giardavo Gesù e Lui guardava me. Indubbiamente il ricovero da Covid è molto impegnativo perchè con il casco sei obbligato a stare immobile a letto".

Quanto l'ha aiutata la fede?
"È stata determinante per affrontare questa prova con serenità, fiducia e pazienza".

Che rapporti si creavano tra pazienti e personale sanitario (medici, infermieri ecc.)?
"Con altri due pazienti con cui ho condiviso la stanza di grande condivisione del momento di prova. Ho potuto poi sperimentare la solidarietà umana e non solo la professionalità del personale sanitario. Stanno lavorando in condizioni incredibili: interi turni senza poter bere, andare in bagno sudando sotto le loro tute ma sempre rimanendo a disposizione dei pazienti".

Dopo questa esperienza, dal punto di vista sanitario quali consigli si sente di dare?
"Di stare attentissimi a questo virus. Non è un'influenza. Ho perso 10 chili di peso durante il ricovero. Ho visto in che condizioni sono i pazienti usciti dalla rianimazione. È un virus aggressivo e debilitante. Mi auguro che durante la convalescenza di recuperare al 100% la capacità respiratoria".

Dopo questa esperienza, dal punto di vista spirituale quali consigli si sente di dare?
"Di riflettere su quali siano veramente le cose importanti della vita".

Adesso, dopo le dimissioni dall'ospedale, quale iter sanitario domiciliare l'aspetta?
"Prima di dimettermi mi hanno rifatto il tampone. Sto aspettando l'esito. Nel frattempo sono a casa in isolamento. Se il tampone sarà negativo me ne faranno un'altro di conferma. Se anche il secondo fosse negativo rimarrò 14 giorni in quarantena a casa per poi essere considerato guarito".

Lei ha contratto il virus per contatto con un adolescente. Cosa ne pensa dell'ipotesi della riapertura delle scuole a maggio?
"È una follia".

I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette.
Qui le norme di comportamento per esteso.
Commenti
Ritratto di mortimermouse

mortimermouse

Gio, 16/04/2020 - 10:27

questa testimonianza ci insegna a non sottovalutare il rischio! andare in terapia intensiva, in quelle condizioni, significa fare veramente uno sforzo per sopravvivere. allora, evitiamo le stupidaggini come quello di andare al mare, ma pure evitiamo di dover restare in casa tutti i giorni! ci devono essere spazi di aperture , sia pure limitate, per trovare una valvola di sfogo, altrimenti non è possibile convivere....