Le mascherine non certificate che inguaiano la Regione rossa

Si aggiunge un tassello allo scandalo sulle mascherine gratuite della Regione Toscana, manca la certificazione e i medici fanno un esposto alla procura

Le mascherine non certificate che inguaiano la Regione rossa

Più passano i giorni e più la tanto sbandierata efficienza della Regione rossa in tempo di Covid sembra crollare come un castello di carta. “In Toscana mascherine gratis in farmacia e nelle edicole: ogni tessera sanitaria un pacco da 10”. Affermavano fieri i vertici dell’amministrazione regionale quasi un mese fa. A distanza di tempo però, sembrano svelarsi gli scheletri nell’armadio e sul generoso regalo ai cittadini si poggia un alone di mistero. Non è tutto oro quel che luccica, come si suol dire.

La Regione Toscana avrebbe distribuito ai cittadini (e non solo) dispositivi di protezione non certificati. Si aggiunge un ulteriore tassello allo scandalo dei tredici imprenditori cinesi arrestati dalla Guardia di Finanza di Prato. Ai produttori, qualche giorno fa, erano state sequestrate centinaia di migliaia di mascherine chirurgiche destinate sia alla Protezione Civile che alla centrale acquisti per la sanità per conto della Regione Toscana (Estar). Secondo l’inchiesta, alcune aziende, scelte a chiamata diretta dalla Regione, essendo incapaci di rispettare gli accordi presi in termini produzione e consegna di mascherine, avrebbero subappaltato il lavoro a ditte cinesi. Ma c’è di più, perché le mascherine in questione, prodotte dagli sfruttatori ora indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento della manodopera, sarebbero state consegnate senza che vi fosse l’obbligatoria certificazione di legge richiesta.

“Abbiamo deciso di dotare tutti di una mascherina chirurgica, questa mascherina è un’invenzione toscana”, aveva dichiarato il governatore Enrico Rossi in conferenza stampa agli inizi di marzo, mostrando con orgoglio il dispositivo in “tessuto non tessuto” bianco e poco aderente ai lati che, ancora oggi, viene distribuito gratuitamente all’interno delle farmacie. Ma chi aveva autorizzato con l’obbligatoria certificazione la distribuzione di quel prodotto? Qui, iniziano le contraddizioni. “A noi, anzi, a me personalmente era venuta l’idea che il 'tessuto non tessuto' può trattenere l’aerosol, l’Università ci ha certificato che è così: lo trattiene tanto quanto le mascherine che adesso sono introvabili”, aveva proseguito Rossi durante l’incontro. Facendo riferimento, più di una volta, ad un test effettuato dall’Università che niente ha a che vedere con gli esami necessari per certificare l’innovativa mascherina anti Covid. Di fatto per "bollare" come idonee le mascherine vi è bisogno di un ente che certifichi la loro efficacia. E questo ente non è l’Università.

A verificare il fatto, dopo una serie di denunce, è stato Paolo Marcheschi, capogruppo Fratelli di’Italia in Consiglio Regionale (Toscana). “Ho richiesto accesso agli atti e non mi è ancora arrivato niente - ci ha spiegato Marcheschi - Rossi, quindi la presidenza o la Piovi, quindi la direttrice dell’Estar, hanno selezionato cinque aziende toscane per fare le mascherine. Che, a detta loro, erano in grado di consegnare mascherine idonee nei tempi di rispetto del contratto. Questi contratti io li ho chiesti, non sono mai arrivati, quindi non si sa quale sia stato il rispetto delle clausule contenute si sa solo che queste aziende erano inadatte a produrre quel numero di mascherine”.

Senza nessuna gara d’appalto, su che base sono state scelte le aziende per produrre le masherine contro il Covid19? Chi le ha certificate? Il capogruppo di Fratelli D’Italia ha chiesto spiegazioni all’Università di Firenze che ha chiarito di non aver mai verificato quei dispositivi come invece sosteneva la giunta targata Pd. “Deve essere chiaro - si legge nelle carte di risposta dell'Unifi- che la presente relazione non ha valore certificato in quanto non è stato utilizzato il metodo riportato dalla normativa italiana in materia”.

Senza nessuna certezza e sopratutto sembrerebbe senza l’ok dell’Istituto Superiore di Sanità, la Regione Toscana ha dato il via alla produzione spendendo ben 41,5 milioni di euro. Ma a chi sono arrivate quelle mascherine? Per qualcuno c’è il rischio che siano state consegnate anche ai medici degli ospedali che lottavano in prima linea. "A una mia domanda che ho fatto alla direttrice dell’Estar - ci spiega Marcheschi - mi è stato risposto che le mascherine 'toscana1', quindi quelle della prima mandata annunciate da Rossi ‘sono state sostituite rapidamente per poi essere totalmente destinate alla popolazione a partire dal 20 di aprile’”.

Se le mascherine sono state ritirate e sostituite probabilmente, in prima battuta, i nostri medici sono andati negli ospedali toscani a combattere il Covid con mascherine non certificate. Un affermazione quella dell'Estar che risulterebbe, per assurdo, perfettamente in linea con quanto detto proprio dal presidente Rossi, che nella stessa conferenza stampa in cui annunciava l’invenzione specificava che era rivolta “al personale negli ospedali”. Poi, ancora, “le distribuiremo in tutte le strutture (…) è una misura che possiamo estendere a tutti gli operatori sanitari e non solo”.

Erano mascherine senza certificazioni di legge richieste con le quali medici e infermieri hanno dovuto affrontare le prime battaglie con il Covid? Dispositivi inadeguati per cui la regione ha speso decine di milioni di euro. Il 31 di marzo i medici fanno un esposto alla procura per tentata strage nei confronti di Rossi.

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