Il cyberbullismo fa paura, ma una legge in Italia ancora non c'è

Il cyberbullismo continua a fare vittime, molti giovani non ne capiscono la gravità, ma una legge in Italia ancora non c'è

Il cyberbullismo fa paura, ma una legge in Italia ancora non c'è

Un ragazzo che subisce atti di cyberbullismo su due pensa al suicidio, uno su dieci ci prova. La violenza in rete fa paura. E, peggio ancora, molti giovanissimi non ne percepiscono la gravità, tra genitori che si nascondono dietro banali giustificazioni e scuole che evitano di rendere pubblico quanto accade all’interno delle loro mura per paura di subire danni di immagine. Intanto il fenomeno dilaga e colpisce fasce di età sempre più giovani. Ma cosa si può fare per contrastarlo? "Tecnicamente arginare questo fenomeno è impossibile. Bisogna provare a combatterlo con l’educazione, a partire dalla scuola", spiega Giuseppe Dezzani, consulente informatico della procura nelle indagini che hanno fatto luce sul suicidio di Carolina Picchio, la prima giovanissima vittima acclarata di cyberbullismo in Italia: quando ha deciso di mettere fine alla sua vita, quattro anni fa, aveva 14 anni (clicca qui per vedere l’intervista a Giuseppe Dezzani).

Il caso di Carolina Picchio

Solo due giorni fa un’aula magna in lacrime ha accolto, nel tribunale di Milano, le parole di suo padre, Paolo Picchio. Quando Carolina ha deciso di togliersi la vita non era la prima volta che una ragazza o un ragazzo così giovane era stato vittima di un attacco crudele in rete da parte del branco. Ma lei è stata la prima in Italia a lasciare in eredità una lettera in cui ha puntato il dito contro i cyberbulli e ha spiegato il motivo del suo gesto. Da quel momento papà Paolo non si è fermato un attimo (clicca qui per vedere uno stralcio del suo intervento), ha girato instancabile per le scuole di tutta Italia, ha preso parte a convegni, ha parlato ai ragazzi per raccontare la storia della sua bambina, la sua "cometa". "Sono solamente un padre – ha detto - che ha avuto un'enorme disgrazia e faccio il possibile perché un lutto così grande serva a qualcosa".

In Italia si attende ancora una legge contro il Cyberbullismo

Si è appena tenuta la quattordicesima giornata europea per la Sicurezza in Rete, con l'obiettivo di promuovere un uso più sicuro e responsabile del web e delle nuove tecnologie, in particolare tra i bambini e i giovani di tutto il mondo, e che, in Lombardia, ha salutato la seconda Legge regionale italiana contro il cyberbullismo (dopo il Lazio). A livello nazionale, una legge ancora non c’è: manca l’ok definitivo della Camera, dopo diversi rimpalli col Senato. La prima firmataria del provvedimento è la senatrice Elena Ferrara, che era l’insegnante di musica di Carolina. Il disegno di legge non prevede l’introduzione di una nuova figura di reato: gli strumenti per perseguire bulli e cyberbulli in Italia ci sono e sono molti. Il disegno di legge ha più che altro un approccio rieducativo e di prevenzione. La stessa senatrice l’ha definita una "legge mite, di buon diritto" che mira da una parte a ottenere in tempi certi la cancellazione di video e foto incriminate dal web, e a disciplinare una procedura di ammonimento davanti al questore nei confronti dei cyberbulli; dall’altra a definire come il monitoraggio debba partire dalle scuole e il cordone di protezione educativa nei confronti dei minorenni debba coinvolgere anche le famiglie: "È un passo verso la costituzione del Tavolo interministeriale presso la Presidenza del Consiglio, con il coinvolgimento di tutti gli Enti e i soggetti interessati, coordinati dal Ministero dell’Istruzione, per mettere in campo strategie condivise di prevenzione".

I numeri fanno paura

Per capire la complessità del problema basta vedere i numeri. "Il 50% dei ragazzi che subisce fenomeni di cyberbullismo pensa di suicidarsi, mentre l'11% cerca di farlo. Sono dati drammatici, che sintetizzano le ragioni che ci confermano l'importanza di approvare un disegno di legge come quello in discussione", dichiara la stessa senatrice Ferrara, in un’intervista rilasciata a Cyber Affairs. Nel 2016 sono stati 235 i casi di cyberbullismo trattati dalla polizia postale, cioè le denunce in cui i minori sono risultati essere vittime di reato. In particolare, sono stati segnalati 88 casi di minacce, ingiurie e molestie; 70 furti d’identità digitale sui social network; 42 diffamazioni online; 27 diffusioni di materiale pedopornografico; 8 casi di stalking. Sono stati 31, poi, i minori denunciati all’autorità responsabile perché ritenuti responsabili di reati: 11 per diffamazione online; 10 per diffusione di materiale pedopornografico; 6 per minacce, ingiurie e molestie; 3 per furto d’identità digitale sui social network; 1 per stalking. Secondo un’indagine sull’hate speech dell’Università di Firenze, l’11% dei giovani approva gli insulti sui social. Proprio per educare e sensibilizzare su fenomeni come il bullismo e il cyberbullismo, la polizia ha lanciato la campagna itinerante "Vita da social".

Il Centro antibullismo del Fatebenefratelli

In nome di Carolina Picchio, è stato aperto anche il nuovo Centro antibullismo di Milano, unico ambulatorio pubblico in Italia che si occupa di bullismo e i disturbi adolescenziali. A dirigerlo è il professore Luca Bernardo, direttore della Casa pediatrica Fatebenefratelli Sacco, che nel 2016 ha curato 1200 pazienti, di cui l'80% per disagio adolescenziale collegato a internet, e di questi il 35% dovuto al cyberbullismo. Assieme ai suoi colleghi, il professore Bernardo, oltre a lavorare sulla prevenzione, cura vittime e bulli: "I ragazzi in genere guardano al comportamento degli adulti. E siamo noi adulti, spesso, a non rappresentare un buon modello".