Dazi, nutri-score e libero scambio: ecco tutti i nemici dell'export italiano

Il settore agroalimentare italiano penalizzato dalle scelte europee di libero scambio tra Ue e Canada. Salgono ad esempio le produzioni del falso Parmigiano Reggiano e crollano gli export di olio siciliano, arance e formaggi

Dazi, nutri-score e libero scambio: ecco tutti i nemici dell'export italiano

Non c'è pace per l'agricoltura del sud Italia. Colpa delle scelte scellerate che penalizzano oltre modo i prodotti dell'agroalimentare di Sicilia e Sardegna, ma anche Calabria, Puglia e Campania. Insomma, il made in Italy è da tempo a serio rischio per le scelte europee di libero scambio tra Ue e Canada da un lato per le minacce di dazi di Trump. Salgono ad esempio, le produzioni del falso Parmigiano Reggiano, il famoso Parmesan che impazza in Canada, e di conseguenza crollano gli export del vero Parmigiano ma anche di olio pugliese, arance siciliane e formaggi del centro Italia. Adesso sull'export italiano c'è anche la velata minaccia di Donald Trump di innalzare al 100 per cento i dazi sui prodotti europei contro la digital tax. Se così fosse si rischierebbe mezzo miliardo di export alimentare made in Italy negli Stati Uniti. Secondo la Coldiretti gli effetti dell’aumento dal 25 al 100 per cento, delle tariffe applicate ai prodotti alimentari made in Italy inseriti nella black list decisa dalla Rappresentanza statunitense per il commercio (Ustr), avrebbe un effetto devastante che darebbe adito al proliferare dell'Italian sounding. Prodotti come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, Asiago, Fontina, Provolone ma anche salami, mortadelle, crostacei, molluschi agrumi, succhi e liquori come amari e limoncello, già in difficoltà con i dazi al 25 per cento, con l’aumento al 100 per cento sarebbero completamente fuori mercato negli Stati Uniti che si collocano al terzo posto tra i principali italian food buyer dopo Germania e Francia. "Il dazio al 100 per cento per il Parmigiano Reggiano e per il Grana Padano ad esempio farebbe aumentare il prezzo al dettaglio a quasi 70 dollari al chilo, un valore superiore anche di 3–4 volte rispetto al Oarmesan di produzione americana che viene posto ingannevolmente sullo stesso scaffale dell’originale Made in Italy - spiega Coldiretti -. La situazione diventerebbe drammatica se la black list dei prodotti italiani colpiti si allargasse al vino che, con 1,5 miliardi di export nel 2018, rappresenta il prodotto agroalimentare made in Italy più venduto negli Stati Uniti".

“Occorre riprendere il dialogo per evitare uno scontro dagli scenari inediti e preoccupanti che rischia di determinare un pericoloso effetto valanga sull’economia e sulle relazioni tra Paesi alleati - afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini -. È sempre più urgente l’attivazione di aiuti compensativi ai settori più duramente colpiti".

Sull'argomento recentemente è intervenuto anche l'eurodeputato Ignazio Corrao che a Bruxelles ha portato i timori e le paure degli agricoltori del Mezzogiorno e chiede interventi di salvaguardia per consentire che il Made in Italy sia protetto da strumenti efficaci . "Deve essere posta immediatamente al centro dell’agenda dell’Ue - sottolinea l’europarlamentare – l’attivazione delle clausole di salvaguardia, che per anni la stessa Commissione ha sempre evitato di applicare. Le clausole di salvaguardia infatti possono essere attivate quando le importazioni provocano o minaccino di provocare grave impatto e difficoltà sui produttori di una regione. Ed è esattamente quello che sta accadendo nel sud Italia con i nostri produttori di olio d’oliva, ma anche nei settori del vino, dei formaggi, dell’ortofrutta e del grano”. Non è tutta colpa degli altri, perché a rallentare la crescita dell'agricoltura italiana sono anche i tanti errori commessi nel passato, a partire dalla mancanza di programmazione che avrebbe potuto garantire gli ammodernamenti necessari per le imprese. "Abbiamo sbagliato tutto - rincara la dose Corrao - quando Bruxelles elargiva investimenti non si. è pensato a puntare tutto alla modernizzazione ma ad accappararsi i soldi con piccole e grandi truffe. Si è tolta anche per questo, la possibilità di alle nuove generazioni di avere una marcia in più. Purtroppo dagli errori del passato non si è imparato nulla e anche le scelte al livello politico incidono molto. La Regione per esempio, ha le sue colpe".

Il timore che potrebbe minare ancora di più l'export italiano adesso si chiama nutri score ed è un sistema di bollinatura a semaforo per consigliare con il verde o sconsigliare con il rosso i prodotti più grassi e meno indicati alla nostra salute. Se da un lato semplifica l'identificazione dei valori nutrizionali di cibi e bevande utilizzando due scale correlate: una cromatica divisa in cinque gradazioni dal verde al rosso, e una alfabetica comprendente le lettere dalla A alla E; dall'altro la paura è che questa possa essere la zappa finale sulle eccellenze dell'agroalimentare italiano.

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