Gli Usa stangano anche il Parmigiano

Trump prepara altri dazi per 4 miliardi contro l'Europa. I prodotti nel mirino

Gli Usa stangano anche il Parmigiano

La guerra tra Airbus e Boeing rischia di penalizzare il parmigiano reggiano e il provolone. Ieri l'ufficio del Rappresentante per il commercio degli Usa ha diffuso un elenco di ulteriori 89 prodotti soggetti a dazi per un valore complessivo di circa 4 miliardi di dollari che si aggiunge a quello pubblicato lo scorso 12 aprile, del valore di 21 miliardi. L'obiettivo di queste tasse sulle importazioni è costringere l'Unione europea a trattare con gli Stati Uniti in sede di Wto sul contenzioso relativo ai sussidi ricevuti da Airbus che renderebbe il produttore di velivoli più competitivo rispetto all'americana Boeing. Le nuove tariffe doganali non saranno immediatamente operative perché dovranno essere sottoposte al vaglio dell'Organizzazione mondiale del commercio sulla congruità economica rispetto al presunto danno lamentato da Washington. La Commissione europea ha replicato dichiarando di essere pronta ad applicare sui prodotti importati dagli Stati Uniti dazi per un controvalore di 20 miliardi.

La filiera agricola del nostro Paese è molto preoccupata perché i nuovi dazi penalizzerebbero ulteriormente il made in Italy. «Nella lista aggiuntiva ha sottolineato il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti - sono inclusi alcuni formaggi italiani (prodotti con latte vaccino; ndr), la pasta e i prosciutti», oltre a pesche e ciliegie. Ad aprile l'amministrazione Usa aveva già colpito alcune eccellenze del made in Italy tra e quali i vini come il prosecco e il marsala, l'olio d'oliva, le olive e gli agrumi, le marmellate e i succhi di frutta. Coldiretti teme un «duro colpo» per l'export agroalimentare verso gli Usa che nel 2018 ha toccato la cifra record di 4,2 miliardi di valore e che nel primo trimestre del 2019 ha messo a segno un ulteriore incremento dell'11% poiché «oltre la metà di queste esportazioni sarebbe a rischio». In una lettera inviata nei giorni scorsi al presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, e alla commissaria per il Commercio, Cecilia Malmström, il presidente di Confagricoltura Giansanti ha rilevato che «il negoziato tra partner importanti, come sono Unione europea e Stati Uniti, è sempre preferibile per evitare l'insorgere di tensioni commerciali che penalizzerebbero le imprese e le prospettive di crescita economica».

Gli Usa, infatti, sono il primo mercato extraeuropeo di destinazione dei nostri prodotti agricoli e terzo in assoluto dopo Germania e Francia. In particolare, ha rilevato Coldiretti, il valore dell'export in Usa di parmigiano e il grana, ha toccato i 149 milioni nel 2018, mentre le esportazioni italiane di formaggi negli Usa hanno superato i 270 milioni. Secondo l'organizzazione presieduta da Ettore Prandini, «la mossa protezionista di Trump risponde alle sollecitazioni della lobby del falso made in Italy alimentare che in Usa fattura 23 miliardi di euro». L'Italia, perciò, resterebbe schiacciata da una guerra commerciale nella quale non ha nessun interesse a schierarsi, poiché gli stabilimenti pugliesi di Leonardo producono componentistica per le due rivali del trasporto aereo.

I mercati non hanno risentito particolarmente della nuova minaccia di Trump, consapevoli che l'innalzamento delle tariffe doganali sia uno strumento negoziale non convenzionale per costringere i partner a scendere a più miti consigli, come ha dimostrato il vertice con Xi Jinping. Chiusura positiva per le principali Borse europee. A Londra il Ftse100 ha guadagnato lo 0,82% a 7.559 punti nonostante il whiskey e lo scotch siano tra i prodotti a rischio. Parigi e Francoforte hanno chiuso poco sopra la parità, mentre Milano ha guadagnato lo 0,65 per cento. A Wall Street il Dow Jones e l'S&P500 erano sostanzialmente invariati a metà seduta.

Commenti