Il delirio del consigliere dem: "Le foibe? Non furono strumento per uccidere"

Il Partito Democratico ci ricasca. Stavolta in Friuli Venezia Giulia dove il consigliere regionale Igor Gabrocev ha minimizzato la tragedia delle foibe

Il delirio del consigliere dem: "Le foibe? Non furono strumento per uccidere"

La storia secondo il Partito Democratico. Bisognerebbe scrivere un libro sulle uscite infelici collezionate dai dem nelle ultime settimane. È una specie di impazzimento di massa, che comincia con l'avvicinarsi della solennità del 10 febbraio e si trascina nei giorni a seguire. La cronaca recente è stata un susseguirsi di episodi scabrosi.

Il più clamoroso si è consumato proprio in occasione del Giorno del Ricordo, quando Debora Serracchiani&Co hanno avuto una reazione imprevedibile. Urtati dall'eloquio del senatore Maurizio Gasparri e dal governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, hanno abbandonato le celebrazioni a Basovizza. Uno sgarbo istituzionale senza precedenti. Uno schiaffo alle vittime. Uno dei tanti episodi di cui si è detto e scritto. Strascichi di questo atteggiamento proseguono fino a oggi. Sono di ieri, infatti, le deliranti dichiarazioni del consigliere della Regione Friuli Venezia Giulia Igor Gabrocev, eletto nel Pd in quota Slovenska Skupnost. La cornice è il dibattito sulla proposta di legge regionale sul finanziamento alle attività di divulgazione della storia del confine orientale. "Non sono centinaia o migliaia le vittime delle foibe - ha sentenziato Gabrocev -, le foibe non sono state uno strumento per uccidere ma sono state principalmente delle fosse comuni per disbrigare velocemente una montagna di cadaveri". E poi, il tentativo riparatore: "Tanti, troppi italiani sono morti, ma non vennero uccisi perché italiani". Insomma, nel giro di pochi minuti l'esponente dem ha minimizzato le persecuzioni avvenute al confine orientale, negato il movente della pulizia etnica, fornendo un'interpretazione delle foibe che farebbe arricciare i capelli agli storici di qualsiasi estrazione.

Inevitabilmente, in aula si è sollevato un polverone. Con il consigliere di Fratelli d'Italia Claudio Giacomelli, primo firmatario della proposta, che è letteralmente trasecolato, definendo le parole del collega "vergognose". E a chiedere il conto di queste affermazioni al partito guidato da Nicola Zingaretti è anche il presidente dell'Unione degli Istriani, Massimiliano Lacota. "È necessario ora che il gruppo consiliare del Partito Democratico chiarisca la sua posizione, ovvero se condivide le parole del suo esponente oppure no. Da questa verifica dipenderà inevitabilmente la prosecuzione dei rapporti di buona collaborazione che hanno caratterizzato in maniera positiva e fruttuosa le relazioni con l'Unione degli Istriani". Sull'accaduto è intervenuto anche il deputato della Lega Massimiliano Panizzut: "È davvero vergognoso che ancora oggi nel 2020 dopo testimonianze storiche che hanno accertato la morte di oltre 10mila persone c'è chi ancora insinua che il dramma di Istria, Fiume e Dalmazia sia un'invenzione o una cosa di poco conto". "È ora che si pensi a una legge che punisca il negazionismo sulle Foibe, esattamente come è stato giustamente fatto per quello sull'Olocausto".

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