"Due mutazioni diverse". La variante che rallenta i vaccini

È la variante indiana che adesso preoccupa: ha due nuove mutazioni che la differenziano dalle altre. "Può aumentare la contagiosità e dare fastidio ai vaccini. Sbrighiamoci con la vaccinazione"

"Due mutazioni diverse". La variante che rallenta i vaccini

Ormai abbiamo perso il conto ma è necessario aggiornarci con l'ultima grande variante sequenziata in diversi Paesi europei ed originaria dell'India, il Paese dove è stato riscontrato il maggior numero di casi: stiamo parlano della variante indiana del Covid-19.

Due importanti mutazioni

Questa nuova variante è sotto la lente di ingrandimento di ricercatori e scienziati poiché presenta due diverse mutazioni nella proteina Spike, quella che permette al virus Sars-Cov-2 di entrare nelle cellule umane rendendolo, teoricamente, più infettivo e meno suscettibile agli anticorpi generati dai vaccini attualmente sul mercato. "Innanzitutto, è molto prevalente in India ma grazie al cielo non lo è nei Paesi europei, anche in Inghilterra non ha una grande presenza, parliamo di meno del 20%. Negli Stati Uniti è meno del 10%, in Svizzera e Germania stiamo intorno al 5-6% mentre in Italia abbiamo rilevato cinque sequenze, quindi cinque casi in totale, veramente molto, molto pochi", ha affermato il Prof. Massimo Ciccozzi, Epidemiologo dell'Università Campus Bio-Medico di Roma, intervistato da ilgiornale.it. La nuova variante è indicata dalla sigla B.1.617 ed ha una peculiarità perché presenta una doppia mutazione.

"Rispetto alla 501Y (variante inglese, ndr) ed alla 484K (variante sudafricana, ndr), ha due mutazioni differenti: una è la L542R e l'altra è sempre la 484 ma non K, bensì Q: in questo caso, l'acido glutammico viene sostituito dalla glutammina e non ha carica polare. Non avendola, significa che stabilizza un po' di più questa mutazione", afferma il Prof.Ciccozzi. Quelle che per noi comuni mortali sembrano semplici sigle, in realtà caratterizzano ogni singola mutazione del virus che lo fa essere in un modo piuttosto che in altro. "La doppia mutazione può aumentare la contagiosità e, poiché la mutazione in 484Q riguarda sempre l'evasione del sistema immunitario, potrebbe dare fastidio ai vaccini. In ogni caso non ci sono ancora dati importanti che fanno pensare a questo, sono tutte supposizioni. Di sicuro c'è una maggiore trasmissibilità del virus in India, lì è rilevante dal punto di vista epidemiologico", ci spiega l'epidemiologo. La Gran Bretagna è stata una dei primi Paesi a scoprirla perché lì sequenziano il 10% di tutti i positivi in maniera random: quando la presenza della variante indiana era inferiore percentualmente non si vedeva, adesso che la circolazione è maggiore è stata sequenziata.

Cosa succede con i vaccini

I "passi" della nuova variante indiana possono essere osservati in tempo reale sul portale internazionale Pango lineages: cliccandoci si apre un link con la presenza di B.1.617 nei Paesi in cui è stata sequenziata. Anche se in Italia, per il momento, è stata rilevata soltanto cinque volte, quali sono i problemi maggiori relativi alla vaccinazione se questa variante si diffondesse maggiormente? "A livello vaccinale, questa doppia mutazione può inficiare la risposta anticorpale degli anticorpi neutralizzanti - ci dice Ciccozzi - Attenzione, però, perché anche i linfociti T possono riconoscere, comunque, la Spike. Quindi, anche se diminuisce l'efficacia degli anticorpi neutralizzanti così come è stato osservato su cellule in laboratorio, i linfociti T potrebbero comunque agire. Ecco perché si pensa che la variante indiana possa avere un impatto sui vaccini ma non così importante".

Ecco i linfociti "Killer"

I linfociti T, in pratica, sono i responsabili dell'immunità cellulo mediata attiva contro i patogeni come virus ed alcuni batteri. In questo caso sopperiscono alla mancanza o alla scarsa efficacia degli anticorpi neutralizzanti così come spiega molto bene il Prof. Ciccozzi. "Sono anche le cellule di lunga memoria, in gergo si chiamano 'linfociti killer'. Determinano un tipo di immunità che è cellulo-mediata: mentre gli anticorpi neutralizzanti circolano nel nostro organismo, i linfociti T (ma anche i linfociti B) riescono a beccare subito l'antigene grazie ad un recettore presente sulla superficie cellulare. Ecco perché sono così importanti e si attivano quando riconoscono un antigene estraneo, in questo caso la proteina Spike tipica del Covid, che fa produrre una grossa quantità di linfociti T specifici per quell'antigene. Sono quelli più importanti per la risposta immunitaria".

L'impatto sulla campagna vaccinale

Come può impattare sulla campagna vaccinale questa variante? "Non impatta nella maniera più assoluta: la variante indiana ha una percentuale di presenza intorno al 5%, anzi anche meno, e viene completamente surclassata dalla variante inglese. Non ci dà nessun fastidio e nessun pericolo". E poi, come abbiamo detto, anche se la doppia mutazione della variante indiana può avere un impatto sugli anticorpi neutralizzanti, i linfociti T potrebbero riconoscere la proteina Spike del virus e combatterlo tranquillamente. "La risposta cellula mediata dei linfociti T non sembra essere intaccata da queste mutazioni", afferma Ciccozzi riferendosi a tutte le varianti più importanti che circolano, dall'inglese alla sudafricana all'indiana. Capitolo vaccini: sappiamo che ci sono quelli ad Rna (Pfizer e Moderna) e quelli ad adenovirus (AstraZeneca e J&J). La risposta anticorpale è minore nei confronti di uno di questi o non cambia nulla? "Non cambia nulla", afferma l'epidemiologo, la risposta anticorpale non è legata alla tipologia di vaccino. "Però c'è un fatto: Pfizer e Moderna stanno già lavorando su una possibile terza dose agendo sulle mutazioni che la Spike sta supportando".

Due mesi per "aggiornare" i vaccini

Il Prof. Ciccozzi ha anticipato quanto gli stavamo per chiedere: per tutte le varianti in circolazione indiana compresa, si può ipotizzare una terza dose anche per chi è già stato vaccinato con le prime due? "Si, sicuramente questo è possibile e sono le dosi booster, cioè di richiamo. Pfizer e Moderna, in due mesi, riescono a rimodellare l'Rna e produrre una proteina che ha le nuove mutazioni su cui il nostro sistema anticorpale lavorerà contro la proteina Spike mutata. Dall'azienda Moderna fanno sapere che, addirittura, per fine aprile avranno già dei risultati per i trials di fase 2 che stanno eseguendo".

Sintomi e durata

Lasciando da parte i vaccini e la risposta anticorpale, l'attenzione la spostiamo sui sintomi: la variante indiana provoca qualcosa di diverso rispetto a quelli già noti? La risposta dell'esperto è "no" ma la vera buona notizia riguarda la letalità, anche in questo caso non aumenta e non crea maggiori preoccupazioni. "A livello di letalità no, siamo sempre al solito discorso: essendo più contagiosa, le persone si infettano con più particelle virali. Chi si ammala con una qualsiasi variante sopporta probabilmente una malattia più lunga: invece di negativizzarsi dopo 15-20 giorni si negativizza dopo un mese. A livello di sintomi va un po' peggio". La motivazione risiede nella maggiore contagiosità: sintomi quali tosse, raffreddore, mal di testa e mal di gola, febbre, dolori muscolari, diarrea, stanchezza e spossatezza, tanto per citare i più comuni, sono gli stessi di sempre ma un po' più pesanti. "A livello sintomatologico sono sempre quelli, non cambiano. Possono peggiorare il quadro clinico perché, essendoci una quantità virale maggiore, la malattia può avere un decorso più lungo", aggiunge Ciccozzi.

Perché dobbiamo "correre" con la vaccinazione

Quante varianti abbiamo contato in un anno? Tantissime, migliaia, e raccolte in una decina che si sono imposte per le caratteristiche. Se non ci sbrighiamo, anche la variante inglese che sta dominando potrebbe essere sostituita da un'altra variante potenzialmente più pericolosa. "Si, se il virus continua a fare mutazioni ne arriveranno anche altre che soppianteranno la variante inglese. Ecco perché dobbiamo vaccinare il più in fretta possibile per evitare che il vaccino, in qualche modo, selezioni le varianti: cioè, se si vaccina poca gente ed il virus continua a mutare, rischia di essere lui stesso a selezionare qualche variante", conclude.

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