Ecco il 'nuovo Covid': "È una variante di preoccupazione"

VOC 202012/01 è il nome della variante inglese cominciata a diffondersi dal mese di dicembre. "Sta aumentando la sua prevalenza in Italia ed ha una maggiore contagiosità": ecco cosa ci hanno detto due esperti

Ecco il 'nuovo Covid': "È una variante di preoccupazione"

Tutto è iniziato più di un anno fa con il ceppo originario partito da Wuhan. Nel corso dei mesi, Covid-19 si è evoluto mutando più volte a partire già dalla scorsa primavera: dopo l'estate è stato il turno della variante spagnola importata dalle vacanze estive ma ancora non c'era un netto dominio come quello di questi ultimi mesi.

La variante inglese in Italia

Poi, nel picco della seconda ondata, l'Italia ancora sequenziava molto poco ed era quasi impossibile identificare quale fosse la variante dominante. Nel corso dei mesi la situazione è cambiata e adesso, quella che ha portato decine di migliaia di contagi nel Regno Unito a dicembre e gennaio, è diventata quella principale nel nostro Paese: il suo nome tecnico è VOC 202012/01 del lignaggio B.1.1.7, più comunemente conosciuta con il nome di variante inglese. L'ultimo rapporto dell'Istituto Superiore di Sanità pubblicato il 30 marzo parla di una prevalenza media dell'86,7% "con valori oscillanti tra le singole regioni tra il 63,3% e il 100%" (clicca qui per il report completo). "Questo ha un riscontro anche nelle esperienze locali come la nostra a Tor Vergata dove, ormai, siamo al 90% della variante inglese ma è anche l'esperienza riferita da altri colleghi. Dobbiamo ritenere che questa rappresenti la variante circolante in Italia in termini generali - afferma in esclusiva per ilgiornale.it il Prof. Massimo Andreoni, primario di Malattie Infettive al Policlinico Tor Vergata di Roma e Direttore Scientifico della Simit (Società italiana di malattie infettive). "Era già successo in altri Paesi che, una volta comparsa, aveva acquisito i caratteri di variante dominante. Nulla di sorprendente, era atteso e si è realizzato", ha aggiunto. "In meno di due mesi la variante inglese ha completamente sostituito i ceppi precedentemente circolanti di Sars-CoV-2. Questo perché è maggiormente trasmissibile: forse stiamo almeno al 40-50% in più", ha affermato il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, nel suo intervento alla conferenza stampa sull'analisi dei dati del monitoraggio regionale della cabina di regia Iss-ministero della Salute.

Cos'è VOC

VOC202012/01, di cosa si tratta? "È una sigla che caratterizza il lignaggio: un programma chiamato 'pangolin' aggiorna sempre la sigla della variante sulla base delle nuove mutazioni che presenta. Questo sistema è quello che definisce il nome come VOC alla variante inglese, è semplicemente un modo diverso di chiamarla. Il termine significa 'Variante of Concerne', cioè variante di preoccupazione", ci dice in esclusiva il Prof. Massimo Ciccozzi, epidemiologo dell’Università Campus Bio-Medico di Roma e primo scopritore di alcune delle mutazioni del Sars-Cov-2 che abbiamo trattato alcune settimane fa sul nostro giornale. Variante di preoccupazione è il nome dato dai ricercatori per la sua maggiore diffusione e, soprattutto, infettività. "Di nuovo c'è che sta aumentando la prevalenza in Italia, ha una maggiore contagiosità a causa della mutazione 501Y sulla proteina Spike. Non tutti i ceppi inglesi, invece, hanno la mutazione chiamata 484K che mette a rischio il titolo anticorpale come accade con la brasiliana e la sudafricana per le quali gli anticorpi faticano un po' di più. In questo caso, dobbiamo 'fare il tifo' per quella inglese affinché rimanga prevalente perché sappiamo che i vaccini funzionano", ci spiega il Prof. Ciccozzi. Non a caso, infatti, quanto spiegato dall'epidemiologo trova riscontro nella realtà: nelle regioni centrali, il 20% dei casi sono dovuti alla variante brasiliana, molto più pericolosa dell'inglese e "va fatto uno sforzo di contenimento. Le misure arginano la corsa di queste nuove varianti, ma fatichiamo a contenere", ha affermato Rezza durante la conferenza stampa sull'analisi dei dati del monitoraggio della cabina di regia.

Terza ondata italiana: cosa sta accadendo

"La situazione epidemica di questa terza ondata si sta caratterizzando per alcuni aspetti abbastanza peculiari", ci dice l'infettivologo di Tor Vergata, Massimo Andreoni, riferendosi alla rapidità con cui l'epidemia si è propagata ma anche alla severità dei casi soprattutto in soggetti più giovani mentre, durante la prima e la seconda ondata, la malattia non si era mostrata così severa in questo target di popolazione. "E questo è un altro elemento di preoccupazione - aggiunge - non tanto per la circolazione di questa variante perché sappiamo che il virus muta in continuazione e la possibilità che si realizzi una variante non è sorprendente ma per la diversa gravità della malattia. Dobbiamo andare avanti sulle ipotesi, non abbiamo ancora dati certi di studi che possano confermare il perché stia accadendo ma, probabilmente, questa variante si accompagna ad alte cariche virali che hanno un impatto forte sulla manifestazione della malattia". In pratica, chi viene infettato da una carica virale più alta, tendenzialmente ha una manifestazione clinica più importante rispetto a chi ha una carica virale più bassa. "Quello che sta accadendo deve porci in una condizione di maggiore attenzione: le terapie intensive sono a livelli di criticità massima, stiamo esaurendo i posti e dobbiamo cercare di contenere il contagio riducendo al massimo la trasmissione di questa variante. Temo che, in questo senso, misure permissive in questa situazione siano quanto mai pericolose, deve esserci un'attenzione ancora maggiore", sottolinea Andreoni.

Ecco la "fitness virale"

Insomma, il maledetto virus si replica di più e ci si ammala più facilmente. "In termine tecnico si parla di 'fitness virale', cioè la capacità replicativa del virus. È un virus ad alta fitness virale, quindi ad alta capacità replicativa. Questo vuol dire cariche virali più alte all'interno del soggetto che significa malattia più grave: questa equazione è quella che si sta realizzando e porta anche i soggetti più giovani ad avere più probabilità ad avere manifestazioni gravi, hanno una maggiore quantità di virus all'interno del loro corpo che si associa ad un quadro clinico più grave", aggiunge l'infettivologo. Infatti, a proposito, di sintomi, molti giovani hanno manifestazioni acute di nausea, febbre, mal di gola e problemi intestinali più frequenti. È tutto colpa della variante? "Non è dovuto tanto alla variante quanto da come reagisce la singola persona una volta che viene infettata", ci dice il Prof. Ciccozzi, il quale rassicura sul fatto che l'inglese non sia più letale di quella di prima. "Assolutamente no, è solo più contagiosa".

La lentezza della vaccinazione

Il problema, adesso, è quello di vaccinare il più in fretta possibile: essendo più contagiosa, tenderà ad infettare molte più persone. Ma c'è anche un altro aspetto da non sottovalutare. "Se questo accade è un problema perché potrebbero generarsi nuove varianti o addirittura si potranno avere effetti di ricombinazione tra varianti diverse se circolano nella stessa zona", afferma Ciccozzi, spiegandoci cosa può succedere. "Una persona potrebbe infettarsi con due virus di due varianti diverse e dar luogo alla cosidetta 'ricombinante': i virus ad Rna formano delle ricombinanti ma non sono più letali, hanno una costellazione di mutazioni diverse che possono sempre dar fastidio al vaccino. Dobbiamo evitarlo e vaccinare il più in fretta possibile: correre quanto corre il virus se non di più, sarebbe meglio". Sulla stessa lunghezza d'onda anche il primario di Tor Vergata, il Prof. Andreoni. "Tutti i segnali che stiamo ricevendo devono portare ad un'accelerazione della campagna di vaccinazione, va completata il prima possibile. Il termine perentorio deve essere rappresentato dai mesi di giugno-luglio in cui dobbiamo aver vaccinato un numero sufficiente di persone per aver creato quell'immunità di gregge che è la nostra arma per ridurre al massimo la circolazione del virus e impedire che si formino ulteriori nuovi varianti. La variante inglese sta già andando incontro ad alcune mutazioni che potrebbero portarla a svilupparsi ulteriormente in una nuova variante", sottolinea.

Adesso abbiamo due "fortune" in una: i vaccini e la bella stagione. D'estate il virus dovrebbe darci un po' di tregua come accaduto tra giugno ed agosto nel 2020. "Come l'anno scorso, per il periodo estivo non cambia nulla: le temperature elevate gli danno fastidio", conclude Ciccozzi. Vaccinare e vaccinare, magari a settembre saremo davvero fuori quest'incubo chiamato pandemia.

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