Epidemia di occhi secchi, la "dipendenza digitale" sotto accusa

La dipendenza digitale sta portando gli occhi a diventare ogni giorno più secchi: è una vera e propria epidemia soprattutto per i bambini

Epidemia di occhi secchi, la "dipendenza digitale" sotto accusa

Le tante ore passate davanti al pc o ai tablet a lavoro e a scuola, dopo che tanti istituti hanno mandato "in pensione" i libri, hanno portato a una vera e propria dipendenza digitale che trasforma gli occhi in un deserto.

Quando il lavoro e le lezioni finiscono lo sguardo si trasferisce sullo schermo dello smartphone che resta acceso giorno e notte o sulla televisione. Questo causa agli occhi arrossamento, prurito, bruciore, sensazione di "sabbia" o corpo estraneo, ipersensibilità alla luce, vista offuscata, dolore.

In inglese si chiama Des, Dry Eye Syndrome, e in tutto il mondo è diventata un'epidemia. Tanto da portare l'Organizzazione mondiale della sanità a lanciare un allarme: "La sindrome dell'occhio secco è tra i disturbi più ignorati e sottovalutati della società moderna", avvertiva alcuni mesi fa l'agenzia delle Nazioni Unite. Del problema - costo sociale stimato in Italia circa 600 euro l'anno a paziente - si è parlato oggi a Milano durante un incontro promosso da Lucio Buratto, direttore scientifico del Cao, Centro ambrosiano oftalmico, per il lancio di una campagna di prevenzione e cura della sindrome dell'occhio secco.

Un'iniziativa del Cios, Centro italiano occhio secco del capoluogo lombardo, la prima struttura completamente dedicata al problema, promossa in collaborazione con la Clinica oculistica dell'università dell'Insubria di Varese e con il patrocinio di Comune di Milano, Asst dei Sette Laghi e Soi, Società oftalmologica italiana. Secondo uno studio condotto dal Centro per la salute del bambino di Trieste, in collaborazione con l'Acp, Associazione culturale pediatri - ricordano gli specialisti - in Italia un bimbo su 5 entra in contatto con cellulari e tablet nel primo anno di vita, e fra 3 e 5 anni già "smanetta" con il telefonino di mamma e papà.

Nativi digitali con la tecnologia nel Dna, prima "baby sitter" e poi amica del cuore: da una maxi-indagine del Net Children Go Mobile dell'università Cattolica di Milano, risulta che oltre il 50% dei teenager tiene acceso lo smartphone anche quando dorme; già a 9-10 anni il 26% possiede un computer portatile, l'11% un telefonino e il 4% un tablet. "L'uso prolungato e indifferenziato di smartphone o tablet può causare l'insorgenza della sindrome dell'occhio secco nei bambini", ammonisce l'American Academy of Pediatrics. E gli oftalmologi spiegano perché: "Normalmente i nostri occhisbattono le palpebre 15 volte al minuto, mentre quando usiamo a lungo i nuovi strumenti digitali, il pc o guardiamo molto la televisione, l'occhio sbatte la metà delle volte necessarie". Questo causa una eccessiva evaporazione e ridotta produzione del liquido lacrimale.

La soluzione per i più piccoli è chiaramente quella di limitare l'uso di questi strumenti a un massimo di mezz'ora al giorno e preferire attività ricreative alternative e più stimolanti, possibilmente all'aperto.

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