Eternit, è lutto cittadino a Casale. Chiusa inchiesta-bis per omicidio

Procura pronta ad andare avanti. La Cassazione: "Le morti non erano oggetto di giudizio"

Un manifestante vestito da scheletro all'entrata della Corte di Cassazione
Un manifestante vestito da scheletro all'entrata della Corte di Cassazione

È stato dichiarato il lutto cittadino a Casale Monferrato, dopo la sentenza della Corte di Cassazione sul processo Eternit.

Ieri la Corte ha annullato la condanna per il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, sostenendo che il reato su cui aveva sentenziato il tribunale di Torino è prescritto. E oggi il sindaco della cittadina piemontese ha annunciato il lutto e scenderà in piazza insieme agli assessori, in una manifestazione spontanea per protestare contro la decisione.

La sentenza ha destato malumori anche in parlamento. Il presidente dei senatori del Partito Democratico, Luigi Zanda, ha parlato di una decisione che "ha di fatto assolto i responsabili di un reato gravissimo che ha prodotto la morte di tantissimi italiani". E anche il presidente del Consiglio, lasciando per un attimo da parte il distacco istituzionale, ha chesto di ripensare le regole sulla prescrizione, per non fare "saltare la domanda di giustizia".

Il procuratore di Torino, Raffaele Guariniello, ha commentato con cautela in un'intervista a Repubblica, sostenendo che la sentenza "apre un nuovo capitolo". E a poche ore di distanza è arrivata la notizia della chiusura formale dell'inchiesta-bis in cui è indagato Stephan Schmidheiny.

La procura procede per omicidio volontario continuato e ha aggiunto una cinquantina di casi ai primi 213 contestati e ritiene che "la consumazione del reato di disastro è tuttora in corso" e che dunque "in nessun modo si possono affermare prescritti", come invece ha fatto la Cassazione. Dal tribunale è arrivata una precisione in merito alla sentenza, in cui le toghe hanno ribadito di non essersi occupate di "singoli episodi di morti e patologie".

Guariniello ha chiesto ai parenti delle vittime di non perdere la fiducia. Un invito non facile da accogliere, se anche la donna simbolo della battaglia, l'85enne Romana Blasotti Pavesi, che per l'amianto ha perso cinque familiari, dice: "Sono stanca. Stanca di soffrire e vedere la gente morire attorno a me". E accusa l'avvocato di Schmidheiny di non avere avuto, in tribunale, rispetto né per i morti né per i loro parenti.

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