Gli ex comandanti e capi di Stato Maggiore: "Pattugliare non serve per sconfiggere gli scafisti"

Secondo i più esperti militari delle nostre forze armate, il piano varato dall'Unione Europea potrebbe essere inefficace per combattere gli scafisti: "Serve più coraggio"

Gli ex comandanti e capi di Stato Maggiore: "Pattugliare non serve per sconfiggere gli scafisti"

La missione anti-immigrati dell'Ue viene bocciata dagli ex comandanti e capi di Stato Maggiore. Secondo i più esperti militari delle nostre forze armate, il piano varato dall'Unione Europea potrebbe essere inefficace per combattere gli scafisti. "Bombardare le imbarcazioni dalle nostre navi militari, senza mandare uomini sul campo è un’ipotesi da scartare immediatamente per l’impossibilità di individuare con certezza a chi appartengono le barche e soprattutto se in alcuni casi ci siano a bordo profughi in procinto di partire”, spiega all’Huffington Post Fabio Mini, già comandante della missione Nato in Kosovo.

“Se io fossi un trafficante senza scrupoli, utilizzerei subito i migranti come scudi umani, caricandoli sulle imbarcazioni. Scegliendo questa strada, si deve mettere in conto che sono possibili errori e quindi stragi” . Secondo Mini, rispetto alle scorse settimane “il caos in Libia è ulteriormente aumentato e dietro ognuno dei due ‘governi’, quello di Tobruk e quello di Tripoli – vi sono potenze regionali che vedrebbero come una dichiarazione di guerra la scelta dell’uno o dell’altro”. Critiche anche dal generale Vincenzo Camporini, già capo di Stato maggiore della Difesa, oggi tra gli analisti di punta dell’Istituto affari internazionali. “Ho sempre giudicato – afferma Camporini - assai avventato l'intervento in Libia, motivato essenzialmente da ragioni di politica interna francese, che ha gettato quel Paese dalla padella dell'autoritarismo di Gheddafi nella brace di una lotta tribale combattuta senza esclusione di colpi, con una dovizia di armamento pesante assolutamente fuori controllo. Chi invocava motivi umanitari si faccia un esame di coscienza e si domandi se il mancato rispetto dei diritti umani del regime di Gheddafi fosse davvero peggiore della quotidiana insicurezza degli abitanti di Bengasi, Tripoli, Misurata e di tutto il territorio libico...”.

L'ammiraglio Fabio Caffio, esperto di diritto internazionale marittimo avverte: "Blocco navale è un termine improprio - puntualizza - poiché indica una misura di guerra, come quella attuata da Israele nei confronti di Libano e Gaza nel 2006 e nel 2009. L’Onu potrebbe attuarlo soltanto come misura sanzionatoria, e soltanto le autorità di Tobruk e quelle egiziane, al momento, potrebbero avvalersi di questo strumento". Infine Caffio afferma: "L’interdizione navale – prosegue l’ammiraglio Caffio – rappresenterebbe un deterrente per le imbarcazioni che trasportano armi o petrolio, ma bisognerebbe valutare la situazione delle navi che trasportano migranti, capire come le navi deputate ai controlli in un eventuale embargo possano effettuare i soccorsi di queste persone..."

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