Coronavirus

"È come fare la quarta dose...". Cosa succede ai nuovi contagiati

Le subvarianti di Omicron tornano a far salire il numero dei contagi: nei tre volte vaccinati, però, la malattia è molto lieve e l'infezione funge da "quarta dose": ecco le parole dell'esperto

"È come fare la quarta dose...". Cosa succede ai nuovi contagiati

Oltre 72mila contagi e un tasso di positività al 14,8% nella giornata di ieri non devono preoccupare più di tanto: "per il 90% sono asintomatici e ovunque la malattia severa è in sensibile calo. Non c'è stata sottovalutazione", afferma l'epidemiologo del Comitato tecnico-scientifico, Donato Greco, intervistato dal Corriere della Sera. Se si vuole guardare il bicchiere mezzo pieno, anzi, chi è stato o sarà colpito dall'infezione aumenterà le proprie difese immunitarie come se facesse la quarta dose del vaccino anti-Covid. "È l'effetto che accade nei vaccinati", sottolinea l'esperto.

Cosa succede con le subvarianti

Per mesi, la variante Omicron è stata la più veloce e diffusiva tra le mutazioni di Sars-CoV-2. Adesso, però, sta per essere soppiantata dalle "sorelle" subvarianti, Omicron 2 e 3, ancora più veloci nel propagarsi tra la popolazione. Niente paura, però, perché le "sotto-varianti danno un'infezione senza sintomi e rafforzano l'immunità", spiega Greco. A parte il tasso dei positivi che sale, tutti i numeri sono in miglioramento, soprattutto quelli che riguardano la malattia severa con ricoveri, terapia intensiva e decessi. L'Europa sta vedendo un rialzo dei casi ma "per oltre il 90% asintomatici". Merito della vaccinazione che "ha evitato e continua a evitare morti e ricoveri", sottolinea.

"Andamento bizzarro"

C'è da dire che dopo il boom della variante Omicron tra dicembre e gennaio con 250mila casi al giorno, la decrescita costante della curva a febbraio aveva fatto ben sperare. Purtroppo, però, nuove piccole mutazioni del Covid lo rendono sempre insidioso e particolarmente infettivo tant'é che gli stessi esperti ne rimangono meravigliati. "Bisogna riconoscere che l'andamento è bizzarro, non c'era previsione di crescita dei positivi, mentre era atteso il calo dei malati con forme gravi come si osserva ancora - racconta l'epidemiologo - L'avvento di nuove varianti che sistematicamente rimpiazzano le precedenti favorisce nuove infezioni, ma non rallenta la diminuzione di malati gravi tra fragili e non vaccinati».

Con chi ce la prendiamo? È colpa delle riaperture e della fine delle restrizioni? Può darsi, ma un ruolo fondamentale ce l'hanno i no vax anche questa volta. Il professore cita l'ultimo rapporto dell'Istituto Superiore di Sanità che ha mostrato come "oltre l'80% dei positivi al test è tra i 'mai vaccinati': sono loro a sostenere non solo i ricoveri e i decessi, ma anche le nuove infezioni". Quindi, chi continua a sostenere che si infettano "tutti" a prescindere dalla vaccinazione sbaglia, e lo dimostrano i numeri che non sono un'opinione. A creare la possibilità di infezione contribuisce anche il calo della protezione dei vaccini dopo alcuni mesi non contro la malattia severa se si fanno tre dosi (91,7%) ma contro le infezioni lievi (61%): uno su quattro si potrà prendere un piccolo raffreddore. Da qui, però, vanno mantenute le precauzioni base, "vedi mascherina e prudenza nei luoghi chiusi affollati".

Qual è il paradosso vaccinale

L'epidemiologo ha raccontato al Corriere che, da cinque mesi a questa parte, soltanto il 3% di chi ha ricevuto tre dosi si può reinfettare, sviluppando pochi sintomi o nulla ma possono contagiare. Poi, tra i grandi numeri, rimane pur sempre una percentuale (10% circa) di vaccinati che non risponde agli effetti dell'immunità che diventano "numeri molto grandi quando buona parte della popolazione ha fatto la profilassi. È un paradosso vaccinale perfettamente applicabile al nostro Paese ove, pur avendo il 90% di copertura, restano alcuni milioni di persone suscettibili all'infezione anche se hanno ricevuto le dosi". Insomma, tirando le somme, cosa ci possiamo aspettare per le prossime settimane? Difficile possano subito scendere i contagi a causa delle sottovarianti di Omicron ma l'esperto rassicura sul fatto che "non ci si aspetta un consistente aumento di ricoveri". Se questo è vero, i fragili e con altre patologie rischiano comunque rispetto a un soggetto sani, ecco perché potrebbe esserci un aumento di ospedalizzati in questa categoria.

Al momento, poi, la quarta dose non è ritenuta necessaria per la memoria anticorpale delle tre precedenti vaccinazioni ma, con il passare dei mesi, inevitabilmente si torna a essere più suscettibili: ecco perché non è esclusa "la necessità di futuri richiami periodici adattati alle varianti del momento come avviene con l'influenza" conclude Greco, sottolineando che "l'avvento di nuove varianti che danno un'infezione asintomatica o paucisintomatica sta agendo come quarta dose che rinforza la risposta immunitaria sia nella quantità che nella durata".

Commenti