Morto Francesco Saverio Borrelli

Francesco Saverio Borrelli, il procuratore aggiunto presso il Tribunale di Milano che guidò il pool di Mani Pulite è morto oggi all'età di 89 anni

Morto Francesco Saverio Borrelli

“Resistere, resistere, resistere” è stata la linea di condotta tenuta da Francesco Saverio Borrelli durante tutta la sua carriera in magistratura, caratterizzata da un accanimento giudiziario senza precedenti nei confronti di Silvio Berlusconi.

Dall'infanzia a Napoli all'ingresso in magistratura

“Sono figlio, nipote e pronipote di magistrati. Da bambino spesso non potevo fare chiasso perché papà stava scrivendo una sentenza. A quel tempo il lavoro del magistrato, specialmente se civilista, si svolgeva in casa. Forse viene da lì la mia passione per le sentenze”, racconterà Borrelli nato e cresciuto nella Napoli degli anni ’30. A sette anni scopre che i genitori gli avevano tenuto nascosto che i suoi fratelli, in realtà, erano dei fratellastri rimasti orfani di madre da piccolissimi. “I miei avevano voluto salvaguardare l’uguaglianza tra fratelli: non dovevo sentirmi un privilegiato perché io avevo entrambi i genitori. Mi chetai, ma mi restò a lungo una fantasia di abbandono, il timore, che più tardi ho saputo comune a molti bambini, di essere un trovatello. Tremavo nel mio lettino e pregavo che non fosse così”, dirà Borrelli molti anni dopo. Incoraggiato da Piero Calamandrei si laurea in giurisprudenza con una tesi dal titolo ‘Sentimento e sentenza’. Nel ’55 entra in magistratura come pubblico ministero e all’inizio Oscar Luigi Scalfaro è il suo uditore giudiziario. “Mi scrisse qualche riga di elogio decisiva a incoraggiarmi rispetto all’aridità che percepivo in quella professione. Era un uomo superiore: entrava magari in aula con una giacca lisa, ma addosso a lui sembrava un frac, tanto era il suo carisma”, racconterà.

Borrelli alla guida del Pool Mani Pulite

Nel 1983 Borrelli diventa procuratore aggiunto presso il Tribunale di Milano fino al 1988 quando assume il ruolo di capo dello stesso ufficio ma assurge alle cronache nazionali solo nel 1992 quando l’inchiesta Mani Pulite scuote il mondo della Prima Repubblica. È lui a guidare il pool di magistrati composto da Antonio Di Pietro, Ilda Boccassini, Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo. “Allora la connessione tra affarismo e politica, per torbida che fosse, non smentiva l'obiettivo fondamentale del mondo dell'impresa, che è quello di produrre ricchezza”, spiegherà l’uomo che inviò il primo avviso di garanzia a Bettino Craxi. "Se hanno scheletri nell'armadio, li tirino fuori prima che li troviamo noi" è la frase intimidatoria pronunciata da Borrelli nel ’93 in vista delle elezioni Politiche dell’anno successivo.“Un'affermazione assurda che presuppone una condanna prima del processo” fu allora il commento di Silvio Berlusconi che, evidentemente, già immaginava quanto dannoso sarebbe stato affidare al potere giudiziario le sorti del potere politico. “Nei nostri armadi non ci sono cadaveri ma solo abiti o stampelle. Non si può chiedere che i magistrati si astengano dal prendere provvedimenti in campagna elettorale? Io rovescio la questione: sono le scadenze elettorali a non dover condizionare quelle giudiziarie", aggiunse il Cavaliere. Nel 1994 Borrelli, intervistato dal Corriere della Sera, rilascia un’altra dichiarazione choc che dà il segno del clima in cui si respirava in quel periodo: “Dovrebbe accadere un cataclisma per cui resta solo in piedi il Presidente della Repubblica che, come supremo tutore, chiama a raccolta gli uomini della legge. E soltanto in quel caso potremmo rispondere con un servizio di complemento”. Anche per questo nel corso degli anni si conquista il soprannome di ‘grande inquisitore’: “C’è chi ha fatto di tutto per screditare il nostro lavoro, anche attraverso i soprannomi. Pochi sanno -confesserà -peraltro che sono finito a fare il pubblico ministero per caso e, pur avendo fatto l’inquirente con scrupolo, la mia vera passione sarebbe stata quella di tornare a fare il giudice, specie nelle cause civili".

Berlusconi da sempre nel mirino di Borrelli

La caduta del primo governo Berlusconi è determinata dall’avviso di garanzia che Borrelli fa recapitare al Cavaliere mentre quest’ultimo presiedeva a Napoli la Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulla criminalità organizzata. Nel ’96, a margine della prima udienza del giudizio contro Berlusconi, ha l’ardore di dire: "Questo non è un processo politico - dice Borrelli - anche se è innegabile che possa avere conseguenze politiche. Ma i nostri valori sono scritti nel codice penale". Nel 1999 va in pensione ma fino al 2002 ricopre il ruolo di procuratore generale della Corte d'appello milanese. Ed è in quella vesta che il 12 gennaio del 2002, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, pronuncia lo slogan“resistere, resistere, resistere” ideato da Vittorio Emanuele Orlando dopo la cocente sconfitta di Caporetto. No, stavolta il bersaglio non sono gli austriaci ma è ovviamente Silvio Berlusconi e le riforme del suo governo in materia di giustizia. “Ai guasti di un pericoloso sgretolamento della volontà generale, al naufragio della coscienza civica nella perdita del senso del diritto, ultimo, estremo baluardo della questione morale, è dovere della collettività resistere, resistere, resistere come su una irrinunciabile linea del Piave”, è il grido di battaglia di Borrelli.

Gli ultimi anni di vita

Nel 2006, dopo lo scandalo Calciopoli, l’allora commissario straordinario della Figc Guido Rossi lo nomina capo dell’ufficio indagini della Federazione, incarico che abbandona nel giugno 2007. Il 14 ottobre di quello stesso anno firma l’appello in sostegno alla corsa di Walter Veltroni a segretario del Pd. Nel 2011 si scusa sarcasticamente “per il disastro seguito a Mani Pulite: non valeva la pena buttare all’aria il mondo precedente per cascare in quello attuale”.

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