Gaia Tortora versus Marco Travaglio, capitolo secondo. La figlia di Enzo Tortora nei giorni scorsi ha sbottato contro il direttore de Il Fatto Quotidiano, commentando un'infelice uscita del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede in materia, appunto, di (mala)giustizia italiana
Tutto nasce nello studio di Otto e mezzo, dove il Guardasigilli si lascia andare a una considerazione piuttosto mendace. Quale? Eccola: "Gli innocenti non vanno mai in carcere". Nello studio di Lilli Gruber ci pensa la giornalista (di Repubblica) Annalisa Cuzzocrea a smentire prontamente il ministro del Movimeno 5 Stelle: "Beh, dal 1992 al 2018 sono state ben 27mila le persone risarcite dallo Stato per essere state messe in progione da innocenti. Quindi, ministro, gli innocenti in carcere ci finiscono eccome…".
La sparata di Bonafede è stata particolarmente indigesta per Gaia Tortona, visto che suo padre fu condannato a dieci anni di carcere per associazione camorristica e traffico di droga. Il conduttore televisivo fu (ingiustamente) accusato da soggetti criminali e sulla base di tali accuse infondate fu ingiustamente incarcerato. Dopo sette mesi di reclusione, arrivò a condanna a 10 anni e solo dopo un anno Tortora fu scarcerato perché riconosciuto innocente. Per questa brutta storia, il suo nome è legato a doppio filo alla malagiustizia tricolore. Tortora morì un anno dopo la sua definitiva assoluzione.
Ecco, quando la sfortunata uscita del Guardasigilli è stata difesa dal direttore del Fatto (che nel suo editoriale ha definito "non scandalosa" l'ingiusta detenzione), la giornalista lo ho attaccato duramente con un tweet al fulmicotone: "'Non c'è nulla di scandaloso se un presunto innocente è in carcere'. Finora ho sopportato e sono stata una signora. Ora basta. Travaglio...Mavaffanculo".
Ora, intervistata da "non c è nulla di scandaloso se un presunto innocente è in carcere" finora ho sopportato e sono stata una signora. Ora basta. Travaglio..Mavaffanculo.
Infine, un pensiero al papà morto ne 1988: "Io so che mio padre è morto di malagiustizia, ma anche di pessimo giornalismo. In questo senso è morto invano, perché la sua vicenda ha insegnato poco ai colleghi e ancor meno a parte della magistratura".
