La gioia di Napolitano per quel verdetto

Nei nastri di Franco il ruolo del Quirinale nella sentenza contro Berlusconi

La gioia di Napolitano per quel verdetto

Ecco i principali passaggi dei colloqui tra Silvio Berlusconi e il giudice Amedeo Franco.

F: «Anche colleghi che non sono suoi ammiratori anzi sono avversari politici che però son persone corrette hanno avuto l'impressione che tutta questa vicenda sia stata guidata (..) sia stata guidata dall'alto alla Procura generale e al primo presidente (...) Berlusconi deve essere condannato a priori perché è un mascalzone, questa è la realtà».

Il passaggio cruciale, nel racconto, è la decisione di anticipare l'udienza affidandola alla sezione feriale, presieduta da Antonio Esposito. «Molti anche in pensione vengono a dirmi in effetti là hanno fatto una porcheria, che senso ha mandarla alla feriale? Una questione così delicata va alla sezione competente, non va dove stano cinque, che poi uno solo per necessità capisce di questa cosa e gli altri quattro non capiscono niente. Poi una sezione feriale è sempre fatta con gli ultimi arrivati, ragazzini». Franco parla di un incontro su questo tema dei legali di Berlusconi con il primo presidente della Cassazione, Giorgio Santacroce, prima dell'udienza, dove però arriva anche il segretario della Corte, Franco Ippolito, toga di Magistratura democratica considerato assai vicino a Giorgio Napolitano: «Il fatto che venga ricevuto il suo avvocato e il presidente Letta dal primo presidente insieme al segretario generale è una cosa che non è mai capitata. Che c'entra il segretario generale con una decisione di questo genere?». E ancora: «Gianni Letta è andato da Santacroce che si è rivolto a lui, che ha avuto l'appoggio per essere nominato presidente, e si meraviglia quando Santacroce lo riceve con Ippolito, esponente storico dei democratici. Che ci stava a fare Ippolito lì, di chi era portavoce?»

Franco parla a Berlusconi del suo dissenso verso la sentenza e della decisione, alla fine, di firmarla: «Io per me se trovo un modo, per sgravare la coscienza, perché mi porto questo peso, ci continuo a pensare, non mi libero. Mi hanno coinvolto in una cosa...».

B: «Ma scusi le hanno praticamente imposto di firmare?».

F: «No, io potevo rifiutarmi, è stata una questione di dieci minuti, ero già andato con tutta la cosa per dire non firmo, il presidente mi dice ma se tu non firmi, fai quello che ti pare, ti attaccheranno da destra e da sinistra». E anche dopo la sentenza rispunta l'ombra del Quirinale: «Poi dopo anche il primo presidente dice ah, hai visto, anche il presidente della Repubblica ha fatto sapere che è contento del fatto che avete deciso uniformemente a quello che ha detto il procuratore generale (...), insomma ci sono troppe cose che non vanno».

B: «Loro erano determinatissimi?».

F: «Malafede non lo so, malafede del presidente sicuramente».

B: «Cioè ha deciso tutto Esposito?».

F: «Il collegio che si è trovato è un collegio raffazzonato, è una cosa che non si doveva fare, io ancora oggi sto pensando se io avessi immaginato mi facevo ricoverare in ospedale e risolvevo il problema (...) è stato un processo non giusto, perché ormai se la difesa chiede un rinvio la prescrizione è sospesa, cosi non si prescriveva più, poteva tornare a chi è competente (...) i pregiudizi per forza che ci stavano, si poteva cercare di evitare che andasse a finire in mano a questo plotone di esecuzione, come è capitato, perché di peggio non poteva capitare».