La Commissione europea sta valutando con la massima attenzione la richiesta di Giorgia Meloni di estendere la clausola di salvaguardia, nata per la difesa, anche alle spese per l'emergenza energetica. Il pressing del presidente del Consiglio punta a ottenere maggiore elasticità rispetto ai vincoli del Patto di stabilità, sfruttando la deroga che permette flessibilità fino all'1,5% del Pil. Una risposta di Bruxelles è attesa già per mercoledì 3 giugno, in occasione del Semestre europeo. Lo rivela il Corriere della sera, riportando le parole della portavoce della Commissione europea Paula Pinho durante il briefing quotidiano con la stampa: “Non posso dirvi se arriverà questa settimana, ma posso confermare che la lettera del primo ministro Meloni ha ricevuto la massima attenzione e che la questione è oggetto di indagine. Ci sarà una risposta in merito al contenuto della lettera”.
La premier si è fatta avanti per proporre alla Commissione un'apertura temporanea per il biennio 2026-2027, con uno spazio di manovra dello 0,3% del Pil legato alla crisi di Hormuz. Per l'Italia si tratta di sbloccare tra i 6,5 e i 7 miliardi di euro all'anno da destinare a investimenti strategici per la decarbonizzazione e l'efficientamento energetico. La linea di fermezza e di proattività del governo Meloni sembra dare i suoi frutti e così, mentre altri Paesi come la Spagna di Sanchez hanno preferito defilarsi negli ultimi incontri benché avessero chiesto più flessibilità, l'Italia mantiene la guida della trattativa. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti sta conducendo un negoziato serrato in nome della sicurezza economica, sollevando con forza il tema dello squilibrio competitivo all'interno dell'Unione. Il governo italiano, infatti, sta denunciando lo svantaggio dei Paesi con minor margine di manovra rispetto a chi, come la Germania, sfrutta gli aiuti di Stato grazie a una diversa situazione del debito pubblico.
A rafforzare l'azione dell'esecutivo si aggiunge l'iniziativa del vicepresidente della Commissione Raffaele Fitto, che ha scritto ai governatori regionali per sbloccare i fondi di coesione non ancora utilizzati e dirottarli subito contro il caro-energia. Un'operazione di buonsenso che, come sottolineato da Fitto, si basa sul concetto che “non si sottraggono risorse, si ampliano le opzioni” per proteggere il territorio. Questa visione ha ottenuto anche il sostegno del governatore del Piemonte Alberto Cirio: “L’Ue conceda flessibilità, è in gioco la sua credibilità”.
La determinazione del governo di Roma sta portando Bruxelles a fare i conti con la realtà di una crisi globale che richiede flessibilità e capacità di adattamento per superarla. Un via libera della Commissione legittimerebbe la strategia di Palazzo Chigi, dimostrando che l'assegnazione delle risorse europee può essere piegata alle reali urgenze geopolitiche ed economiche.