Caos procure, i giudici scrivono a Mattarella: "Serve una commissione d'inchiesta"

Inviata al capo dello Stato una lettera firmata da 67 magistrati di tutta Italia: "I fatti sono troppo gravi per restare inesplorati". E chiedono la riforma del Csm

Caos procure, i giudici scrivono a Mattarella: "Serve una commissione d'inchiesta"

Sono 67 i magistrati di tutta Italia che hanno deciso di rivolgersi direttamente al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per chiedere di rimuovere tutte quelle cause "che hanno condotto alla grave delegittimazione di articolazioni essenziali dell'Ordinamento Giudiziario e del Sistema di autogoverno della magistratura", al fine di assicurare contestualmente l'allontanamento da tali ruoli "di coloro che non sono risultati all'altezza del compito". Nella lettera dei giudici inviata al capo dello Stato, di cui è entrata in possesso l'Adnkronos, viene sottolineata la necessità di intervenire tempestivamente "per avviare finalmente l'ormai non più differibile azione di recupero della fiducia di cui l'Ordine Giudiziario e la gran parte dei Magistrati meritano di godere, e della credibilità della Giurisdizione, baluardo prezioso ed essenziale dello Stato di diritto delineato dai nostri Costituenti".

Le toghe hanno poi fatto riferimento all'intervento dello stesso Mattarella, che il 19 giugno 2019 aveva espresso "con fermezza, il grave sconcerto e la riprovazione per la degenerazione del sistema correntizio e l'inammissibile commistione fra politici e magistrati, evidenziando come tali fenomeni avessero pesantemente compromesso il prestigio e l'autorevolezza dell'Ordine Giudiziario". A distanza di diversi mesi i giudici hanno preso atto "con grande rammarico" che l'appello del presidente della Repubblica "è rimasto inevaso e che le iniziative legislative, pur annunciate come imminenti, sono ben lungi dal tradursi in realtà".

"Lo scandalo continua"

Nel frattempo, denunciano i magistrati, "lo scandalo continua a imperversare e, lungi dal placarsi, è costantemente alimentato dall'uscita di nuove e allarmanti notizie che rendono il quadro complessivo sempre più inquietante e inaccettabile". Per questo si ritiene che i fatti, anche come pubblicamente esposti dagli organi di informazione, "siano troppo gravi per rimanere inesplorati e non verificati". Tra coloro che sono stati investiti dalle rivelazioni dei mezzi di informazione - viene sottolineato - "solo una parte, pur significativa ma certamente non completa, ha liberato l'Istituzione che rappresentava dal peso di una situazione divenuta oggettivamente insostenibile, facendo un passo indietro, con le dimissioni da taluni incarichi ricoperti o con l'anticipato abbandono dell'Ordine giudiziario". Sotto il profilo disciplinare si sarebbe registrata anche "l'adozione di una generale direttiva assolutoria, col conseguente rischio che comportamenti di tale genere, anziché essere sanzionati, siano avallati e ulteriormente incentivati".

Ad allarmare è il racconto di un ex presidente dell'Associazione nazionale magistrati ed ex membro del Consiglio superiore della magistratura, secondo cui questo tipo di comportamento sarebbe stato realizzato "da chi, nominato proprio in nome di una forte discontinuità con il comportamento del suo predecessore costretto alle dimissioni, avendo il compito istituzionale di curare l'interesse pubblico al rispetto della disciplina da parte degli appartenenti all'ordine giudiziario, ha adottato siffatta generale direttiva". Il riferimento è alle dichiarazioni rilasciate da Luca Palamara nel libro "Il sistema" di Alessandro Sallusti, direttore de il Giornale, che ha raccontato come la magistratura e quel sistema ​hanno infettato la politica italiana.

Il Sistema

"Serve commissione d'inchiesta"

Nella lettera - firmata pure dal gip di Palermo Giuliano Castiglia, da Clementina Forleo del Tribunale di Roma, da Lorenzo Matassa di Palermo e da Gabriella Nuzzi di Napoli - si richiede l'intervento di una commissione parlamentare d'inchiesta per fare chiarezza, anche perché il trascorrere del tempo "pone a rischio ogni possibilità di futura verifica". I giudici sostengono che il ripristino della credibilità della giurisdizione passi non solo per una pubblica risposta agli appelli alla trasparenza, ma anche per una radicale riforma dell'Ordinamento giudiziario.

I punti essenziali espressi sono sostanzialmente due: l'inserimento del sorteggio nella procedura di selezione dei componenti del Csm e la rotazione degli incarichi direttivi e semi-direttivi. Il sorteggio viene considerato l'unico sistema in grado di "garantire l'imparzialità della funzione di autogoverno e l'effettività dei principi di distinzione dei magistrati soltanto per diversità di funzioni, di indipendenza dei magistrati e di soggezione dei giudici soltanto alla legge".

La rotazione consentirebbe poi di "eliminare in radice il carrierismo e la concentrazione di potere in mano a pochi, fenomeno preoccupante e dei cui effetti distorsivi e dannosi le recenti cronache ci hanno resi tutti ancor più consapevoli".

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