I "mea culpa" dei leader per la Storia

Fa notizia la decisione del governo tedesco di riconoscere la responsabilità della Germania per il genocidio compiuto tra il 1904 e il 1908 nell'allora Africa del Sud-Ovest, un tempo colonia del Reich e oggi Stato indipendente della Namibia.

F a notizia e in un certo senso, Storia la decisione del governo tedesco di riconoscere la responsabilità della Germania per quello che è stato indicato come il primo genocidio del ventesimo secolo: quello compiuto tra il 1904 e il 1908 nell'allora Africa del Sud-Ovest, un tempo colonia del Reich e oggi Stato indipendente della Namibia. Il ministro degli Esteri Heiko Maas non si è limitato a «un'assunzione di responsabilità per quegli eventi chiamandoli con il nome che gli spetta dalla prospettiva odierna: genocidio», ma ha impegnato Berlino a contribuire con oltre un miliardo di euro a una serie di progetti di sostegno al Paese africano.

Ciò che fu commesso dai tedeschi nell'attuale Namibia ebbe realmente i contorni di un crimine storico, passato nell'indifferenza vuoi per il clima culturale dell'epoca (la quasi totalità dell'Africa e una buona fetta dell'Asia erano in mani europee, mani colonialiste che di regola non andavano per il sottile nei confronti delle popolazioni locali sottomesse) vuoi perché il teatro di quelle azioni era marginale e remoto. Le tribù namibiane Herero e Nama erano primitive e povere, indifese davanti alla violenza dei colonialisti inviati dal Kaiser, che puntavano a impadronirsi delle ricchezze minerarie del Paese (diamanti, oro, argento e quant'altro) e a sfruttarne le terre spesso vergini. Dopo vent'anni di protettorato, nel 1904 esplose una violenza scientifica che fu attuata con espropri e stragi: decine di migliaia di persone furono sterminate con modalità atroci, dagli eccidi di massa alla relegazione in campi di concentramento nel deserto dove la morte per fame e malattie era la regola.

La Germania di oggi, molto diversa da quella di allora, offre scuse e risarcimenti forse anche interessati (le ricchezze naturali della Namibia fanno gola anche oggi, in un'epoca in cui all'invasione a scopo di rapina si sostituisce la corsa a conquistare la prima fila per lucrosi rapporti commerciali). E Berlino non è certamente sola nell'offrire assunzioni di responsabilità storiche: in questi giorni ad esempio il presidente francese Emmanuel Macron, in visita nel Paese africano del Ruanda teatro di spaventosi massacri interetnici nel 1994, ha riconosciuto, senza scusarsi, «la responsabilità della Francia» nel genocidio di 800mila tutsi da parte degli hutu. Ma qui la situazione è diversa: stiamo parlando di tempi molto più recenti, di un Paese che non è mai stato colonia francese (appartenne al Belgio fino al 1962), e Macron ha precisato che Parigi «non è stata complice delle stragi», semmai «del silenzio prevalso per troppo tempo sull'esame della verità».

Lo spirito del tempo, lo sappiamo, prevede quasi come un dovere morale che i governi attuali dei Paesi occidentali si scusino per l'operato dei loro predecessori. Solo un anno fa il re del Belgio l'ha fatto con i congolesi per le brutalità e le ruberie in larga scala commesse nel loro Paese in epoca coloniale. Lo ha fatto in questi giorni anche il premier canadese Justin Trudeau, nei confronti di alcune centinaia di connazionali di origine italiana che furono internati durante la Seconda guerra mondiale, sulla falsariga dei cittadini Usa di stirpe giapponese. Lo ha fatto più volte già all'epoca del satrapo Gheddafi - anche l'Italia con la ex colonia libica, promettendo risarcimenti tra cui spicca la mai realizzata autostrada costiera di duemila chilometri a nostre spese. Lo fa con frequenza crescente anche il Papa, sulle più svariate questioni.

Il tema è complesso. Le scuse non costano nulla, a volte sono giuste e a volte no. Spesso, quando dovrebbero arrivare non arrivano: è il caso del genocidio degli armeni per mano turca nel 1915, o dell'attuale repressione degli uiguri in Cina, e di tanti altri orrori dimenticati perché non commessi dagli occidentali. Purtroppo, la Storia è un catalogo di aggressioni e violenze, ed è folle pensare che tutte quelle del passato dovrebbero essere risarcite. Non resta che cercare di usare il buon senso: buttare nell'oceano le statue di Cristoforo Colombo è un'idiozia, dare una mano agli eredi dei namibiani massacrati un secolo fa è un atto di giustizia.

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