I migranti accolti in Italia? Vivono come schiavi

Di notte dormono nelle baracche, in condizioni igienico-sanitarie pessime, senza acqua e con difficoltà di accesso alle cure mediche

I migranti accolti in Italia? Vivono come schiavi

Vivono in aree dismesse, senza acqua potaile e in pessime condizioni igieniche. Di giorno lavorano nei campi, dove raccolgono frutta e ortaggi. E la notte tornano alle loro baraccapoli. È questa la condizione, resa nota da Medici senza frontiere, in cui si sono ritrovati numerosi migranti, in Basilicata.

Lo studio di Medici senza frontiere

Secondo il rapporto Vite a giornata. Precarietà ed esclusione nelle campagne lucane, di Medici senza frontiere, circa 2mila braccianti migranti in Basilicata vivono in condizioni precarie, alloggiando in baraccopoli fatiscenti, in condizioni igienico-sanitarie pessime e in uno stato di esclusione. Spesso, dopo aver percorso un viaggio lungo e faticoso, rischiando di morire in mare, i migranti si trovano di fronte a una realtà completamente diversa da quella che avevano immaginato e sono costretti a vivere in baraccopoli, prive di acqua corrente e di qualsiasi norma igienica. Il personale dell'Ong ha visitato 7 insediamenti della Basilicata, che accolgono circa 2mila stranieri: di notte, dormono in baraccopoli, accampate in capannoni dismessi, su materassi sporchi e rotti. Poi, di giorni, vanno a lavorare come braccianti nella campagna: il guadagno? 5 euro per ogni cassa da 30 chili di ortaggi o frutta.

La ricerca di Medici senza frontiere si è concentrata soprattutto sul diritto alla salute dei migranti, alcuni con regolare permesso di soggiorno, che non riescono ad avere accesso alle cure mediche. Secondo il rapporto, più di un paziente su 2 "ha manifestato problemi di accesso al sistema sanitario". E di questi, il 30% ha dichiarato "di essere in Italia da più di 8 anni". Inoltre, solo il 43% delle persone assistite risultava in possesso di una tessera sanitaria valida.

La Ong ha preso in esame i casi dei migranti sottoposti alle cure mediche offerte da Medici senza frontiere, tra luglio e novembre del 2019, in 7 insediamenti. In tutto, sono state effettuate 910 visite, che hanno evidenziato 785 casi difficili, legati alle condizioni di vita e di lavoro: "In 1 paziente su 3 sono state riscontrate infiammazioni muscoloscheletriche, mentre 1 su 4 ha manifestato disturbi riconducibili alla situazione insalubre negli insediamenti informali, come problemi gastrointestinali e respiratori, dermatiti e reazioni allergiche", fa sapere l'organizzazione. In 51 casi sono stati riscontrati diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari, respiratorie e nefrologiche.

Le raccomandazioni dell'organizzazione

Il rapporto evidenzia come il Sistema sanitario nazionale "non si sia ancora adeguato ai bisogni dei lavoratori soggetti ad alta mobilità" e come "le barriere amministrative non garantiscano alle persone l’accesso ai servizi di medicina generale". Sarebbe bene, allora, attivare ambulatori di medicina nei territori in cui c'è un'alta presenza di stranieri, per "abbattere le difficoltà di accesso al sistema sanitario". Inoltre, sarebbe utile attivare dei "servizi di mediazione linguistico-culturale nelle strutture sanitarie" e garantire "soluzioni abitative dignitose alle persone di origine straniera presenti sul territorio".

Le testimonianze

Tra le baracche, i volontari dell'organizzazione hanno raccolto la testimonianza di un 29enne, arrivato in Italia per fuggire alla guerra. Nel nostro Paese, il ragazzo è stato operato a un'anca, ma è rimasto invalido e ha cercato lavoro in campagna: "La situazione era orribile- racconta- le persone vivevano come gli animali, peggio degli animali. C'erano i rifiuti davanti alle case, non c'era il bagno, non c'erano le docce. Non era una situazione umana". "La persona che ero una volta non esiste più- ha affermato un altro migrante- Dicono che siamo in Europa, ma mi sembra che qui si viva peggio che in molti posti in Africa. Questa è la periferia invisibile dell’Europa".

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