I polacchi invadono i cechi: ma è soltanto un errore (forse)

La frontiera è poco più di un torrente, da una parte lo chiamano Troja, dall'altra Troy, l'origine è la stessa e ha a che fare con l'Iliade. Di qui è Polonia, di là Repubblica Ceca

I polacchi invadono i cechi: ma è soltanto un errore (forse)

La frontiera è poco più di un torrente, da una parte lo chiamano Troja, dall'altra Troy, l'origine è la stessa e ha a che fare con l'Iliade. Di qui è Polonia, di là Repubblica Ceca. È solo una questione di mappe, perché dall'una e dall'altra parte ti diranno che quella è la Slesia e se proprio devono sentirsi qualcosa sosterranno che quella è la terra dei sudeti.

Se si attraversa il confine si arriva dopo una manciata di chilometri a Pelhimov. È un villaggio quasi disabitato, costruito intorno alla chiesa di San Giorgio. Le case che resistono sono poche. C'è un'antica cappella proprio vicino al ruscello. La sua fama fino a ora è merito di un festival di musica, dove si canta e si raccontano storie. Di fronte, sulla sponda opposta, si trova Pielgrzymów, una sorta di paese gemello. Solo che è polacco.

Ecco, è proprio qui, in questa terra di nessuno, che è successa una cosa strana, che non è solo un caso diplomatico, ma svela vecchi fantasmi dell'Europa che tornano a battere un colpo. È successo qualche settimana fa, a fine maggio, ma la notizia è diventata ufficiale solo adesso. Tutto comincia con una gita fuori porta di truppe paramilitari polacche. Si fanno chiamare Sprawiedlywosc e sono ausiliari dell'esercito. Sono fedeli al presidente della Repubblica Andrzej Duda, leader del partito al governo «Diritto e Giustizia». Si sono mossi con jeep Humvee e armi pesanti anticarro. È una inedita esercitazione per contenere altre emergenze virali. Questa, perlomeno, è la versione ufficiale che daranno in seguito. La truppa è composta in gran parte da donne.

Quello che accade è questo. È il 28 di maggio e la milizia, non si sa bene ancora perché, decide di oltrepassare il confine e di accamparsi proprio intorno alla cappella di Pelhimov. Ci restano una settimana. Ad accorgersi di questo contingente di soldati stranieri in terra ceca è il coordinatore locale dell'associazione Rainbow, che organizza il festival e si trova lì con il suo gruppo per promuovere il restauro della chiesetta. Il suo nome è Ivo Dokoupil e quando si avvicina ai soldati polacchi viene scacciato in malo modo. Allora chiama giornalisti e tv. Il trattamento però è lo stesso. Non avvicinatevi.

A questo punto interviene il governo di Praga. Chiama Varsavia e chiede che cavolo stia accadendo. La risposta è uno sbrigativo: è stato un errore, lo sconfinamento non era previsto, ci ritiriamo subito. Tutta la faccenda non piace ai cechi. Andrej Babi, il capo del governo, non è certo un personaggio tenero. Qualcuno, per il suo passato da imprenditore e per le sue idee, lo paragona a Donald Trump. A quanto pare non ha gradito affatto quello che è successo.

La passeggiata oltre confine polacca apre una crepa nel Gruppo di Visegrád, l'alleanza di governi sovranisti che coinvolge anche slovacchi e ungheresi. È che, distrazione o meno, tutti questi movimenti muscolari rendono sempre un po' teso il clima nella vecchia Europa centrale, dove al di là delle alleanze e del comune sentire politico resta la più classica delle competizioni tra vicini. I cechi e i polacchi continuano per esempio a litigare per le emissioni di carbone che avvelenano, reciprocamente, proprio i confini della Slesia.

La stessa Slesia in fondo è un argomento delicato. È un mondo a parte, una patria spezzata, che non ha mai trovato pace tra le ambizioni boeme, polacche e tedesche. Nel gennaio del 1919, per sette giorni, proprio lì nella Slesia di Cieszyn, Slesia sudorientale, è scoppiata la guerricciola tra polacchi e cecoslovacchi. Non si arrivò a nulla di definitivo. Il territorio fu posto sotto il controllo internazionale in attesa di un plebiscito. Nel 1920, con la conferenza di Spa, decisero di tagliarla a metà, con la più classica delle spartizioni. Restò il segno di una tensione, che Hitler qualche anno dopo si preoccupò di risolvere a modo suo, prima attaccando la Cecoslovacchia con la storia proprio dei Sudeti, dove viveva una minoranza di cittadini di origine tedesca e poi nel 1939 marciando con i suoi carri armati verso Varsavia. È l'inizio della Seconda guerra mondiale. «Non si può morire per Danzica» e invece fu necessario farlo.

La Slesia, adesso, è un problema politico per il governo Duda. Qui c'è un forte partito autonomista. Il 28 giugno ci saranno le elezioni, rinviate per il virus. La Slesia è la regione con il più alto numero di contagi. I più colpiti sono stati i minatori, con più di quattromila positivi e quasi quattrocento morti. Il focolaio si spiega con la scelta del governo di mantenere aperte le miniere. Questo spiega perché le milizie paramilitari stavano passeggiando proprio da quelle parti. L'esercitazione forse serviva proprio a prevenire manifestazioni e proteste. Resta però il sospetto che lo sconfinamento sia qualcosa di più di un errore e le conseguenze non portano nulla di buono. Al centro dell'Europa si mostrano i muscoli.

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