I giudici "assolvono" l'Ilva: nessun nesso tra inquinamento e tumore

Assolti i lavoratori accusati della morte del piccolo Lorenzo Zaratta: cosa cambia

I giudici "assolvono" l'Ilva: nessun nesso tra inquinamento e tumore Esclusiva

Era il 20 luglio 2018 quando Luigi Di Maio, appena nominato ministro dello Sviluppo del primo governo Conte, andò alla Camera per una informativa urgente su Ilva, chiamato subito dopo la clamorosa vittoria dei 5 stelle a decidere sul contratto di vendita della fabbrica. Durante quella informativa Di Maio disse: “Questa lettura delle 23mila pagine del dossier Ilva la dedico ai cittadini del quartiere Tamburi, tra cui padri e madri che hanno visto morire i loro bambini per leucemia e all’autopsia è stata trovata polvere di minerale nel cervello”.

Nessuno ebbe il coraggio di smentirlo, come spesso accade quando si parla di bambini morti prematuramente, ma mai a nessun bambino con la leucemia a Taranto (e altrove) era stato trovato minerale nel cervello. In realtà Di Maio si riferiva al piccolo Lorenzo Zaratta, un bambino di 5 anni cui effettivamente erano state riscontrate queste particelle nel cervello, ma che era morto non di leucemia, ma per astrocitoma, un tumore che aggredisce il sistema nervoso centrale. La storia gliela aveva raccontata poche settimane prima, in audizione nell’auletta del Mise,il papà di Lollo che aveva chiesto al ministro: “In nome di Lorenzo fermi quel mostro”.

In realtà la morte del piccolo Lollo, e la sua malattia, non sono state causate da Ilva. Lo ha stabilito ieri il gup del Tribunale di Taranto, assolvendo perché il fatto non sussiste” i nove imputati di omicidio colposo, tutti lavoratori dello Stabilimento Ilva di Taranto.

I fatti erano risalenti al 2008. Questa sentenza, e questa storia, sono importanti perché questo è il primo e unico caso in cui la procura di Taranto ha contestato un omicidio colposo legato alle emissioni del ciclo produttivo dello stabilimento e quindi un nesso di causalità diretto tra la malattia e le emissioni dell’Ilva. Non ce ne sono altri (a parte quelli per mesotelioma legati all’amianto). I pm erano gli stessi del maxiprocesso "Ambiente svenduto". E “in dodici anni l’unico caso in cui la procura di Taranto ha ritenuto di ravvisare - sono le parole del pm - una sicura correlazione tra le emissioni del siderurgico e la morte per neoplasia è quello di Lorenzo Zaratta”. Ma anche in questo caso l’accusa era sbagliata: il processo ha assolto infatti l’unico imputato che aveva chiesto il rito abbreviato, e quindi chiesto il non luogo a procedere per gli altri.

Eppure per anni quei lavoratori Ilva sono stati additati nelle aule di tribunale e fuori come assassini. Riversando su di loro tutto il veleno di una intera città e di mezza nazione. Tutti giustamente emotivamente coinvolti per la morte di un bambino, offuscando la ricerca della verità, della scienza e anche della giustizia. Una tesi quella della procura, come riporta la difesa dell’avvocato Centonze, fondata "non sulla scienza, ma sulla fantascienza", con ipotesi d’accusa estranee al nostro ordinamento (come confermato dal giudice). Tant’è che i consulenti non hanno mai fornito al pm gli articoli scientifici indicati nella bibliografia. Il pm è arrivato a chiedere il rinvio a giudizio senza neanche verificare che il suo consulente e quelli dell’accusa privata avevano scritto.

Per questo l’avvocato Centonze che difendeva Angelo Cavallo, il capo dell’area agglomerato, ha deciso per il rito abbreviato: per porre immediatamente fine allo strazio di un uomo che da dieci anni è sotto processo senza aver avuto ancora la possibilità di leggere le motivazioni della sentenza di condanna nel processo "Ambiente svenduto" destinata con certezza ad esser abbattuta nel corso dei gradi successivi.

Siamo tutti amareggiati per la ingiusta morte di Lorenzo, ma non si può tuttavia assecondare l’idea che il processo penale sia il luogo nel quale si debba fare ad ogni costo giustizia alle vittime. Non possiamo aggiungere a una disgrazia - la morte del piccolo Lorenzo - una ingiustizia - l'eventuale condanna di Angelo Cavallo).

Secondo i pm questi lavoratori Ilva avrebbero concorso nell’omicidio colposo di Lorenzo, aggravato dalla violazione delle norme di prevenzione su infortuni sul lavoro. La tesi accusatoria è che queste polveri fossero state inalate dalla mamma del bambino - che faceva la segretaria in uno studio presso il quartiere Tamburi di Taranto - e che, durante la gestazione, fossero arrivate al feto attraverso il circolo sanguigno condiviso fra madre e figlio, così provocando una alterazione genetica delle cellule dell’encefalo di Lorenzo.

Ma durante le conclusioni il pm Buccoliero ha parato di sloopping, alto forno, area parchi, diossina (come se la diossina si inalasse...). Non una parola per dire cosa ha fatto o non ha fatto l’imputato. Basta affermare che un lavoratore ha consentito la messa in marcia dell’impianto, per imputarlo. La tesi dei pm, sin dal maxi processo Ilva, è che l’intera attività dello stabilimento è illecita e dunque qualunque contributo al suo funzionamento è criminale. Come a dire che tutti gli operai dovrebbero essere imputati.

In realtà la gestione del siderurgico è un attività produttiva autorizzata dall’ordinamento e pertanto sono il legislatore e l’autorità amministrativa e non giudiziaria a disciplinare i limiti entro cui può essere esercitata. È questo che le procure che provano a fare politica industriale non hanno ancora capito. “Ma che bisogno c’è di leggi scientifiche, che bisogno c’è di prove della causalità se ci sono nel cervello le particelle di origine siderurgica?”, affermava il pm nell’udienza del 26 maggio.

Eppure nessuno tra i consulenti dell’accusa ha mai affermato che le particelle rinvenute nel cervello di Lorenzo sono di origine siderurgica. Se si rimuove il velo di suggestione generato dalla procura l’affermazione si fonda esclusivamente sulla deduzione per la quale tutto ciò che accade a Taranto e addebitabile al siderurgico. Eppure di aziende inquinanti ce ne sono molte altre, ad oggi per dire la principale causa di morte per inquinamento a Taranto con nesso di causalità accertato e decine di vittime risarcite è la Marina Militare. Inoltre come anche i consulenti dell’accusa hanno provato, le uniche due cause riconosciute di astrocitoma sono malattie di origine genetica oppure le radiazioni ionizzanti. E come si prendono queste radiazioni? “Quando facciamo le radiografie, quando scoppia una centrale nucleare, o quando c’è una bomba atomica”, spiega il consulente al pm. In questo caso poi siamo anche di fronte all’impossibilita di stabilire quando è insorta la cancerogenesi, e ciò impedisce in radice qualsivoglia valutazione in ordine alla causa della neoplasia.

Quanto all’inquinamento nella città di Taranto va segnalato che nessun aumento del rischio è emerso in relazione agli astrocitomi, lo stesso consulente del pm ha sostenuto l’inesistenza di alcuna evidenza scientifica anche di natura epidemiologico statistica che metta in correlazione l’inquinamento atmosferico con l’insorgere di un’ astrocitoma, proprio citando lo studio Sentieri che evidenzia correzioni con carcinoma polmonare, carcinoma della vescica, cancro gastrico, tumore del rene, cancro del colon retto e leucemia, ma mai del sistema neurologico come per questo caso.

Nel merito delle valutazioni sul nesso causale, l'indagine non ha spiegato il motivo per il quale ritiene di poter affermare che il materiale rinvenuto (tra cui la ceramica) sia proprio quello detenuto o prodotto dall'Ilva, né chiarisce le modalità con le quali il particolato, superando le barriere naturali dell’apparato respiratorio e la barriera placentare, sia giunto nel cervello del piccolo Lorenzo. È noto, infatti, che solo le polveri più sottili possono superare gli alveoli polmonari, mentre quelle ritrovate hanno una grandezza superiore a 2,5 micron, hanno cioè dimensioni centinaia di volte superiori a quelle che potrebbero essere giunte, in via teorica, al cervello del bambino Lorenzo Zaratta durante la sua crescita in utero.

Da notare, infine, che la composizione delle particelle rivenute nei prelievi bioptici di Lorenzo Zaratta è fornita solo in termini qualitativi (mera presenza di una sostanza) senza alcuna determinazione quantitativa o, almeno, percentuale. Pertanto, anche ammettendo, per assurdo, che le particelle derivino dall’esposizione materna, l’assenza del dato quantitativo non permetterebbe di fare alcuna considerazione di relazione dose risposta, che è il fondamento della tossicologia.

Quanto all’aggravante chiesta successivamente dal pm, basta evidenziare che né il bambino (per ovvie ragioni), né i genitori lavoravano in Ilva. La mamma ha fatto la segretaria per i primi 5 mesi di gestazione in un ufficio sui tamburi.

In sostanza neppure l’accusa con i suoi consulenti era riuscita a dimostrare la causalità tra l’inquinamento di Ilva e la morte di Lorenzo. L’astrocitoma è il secondo tumore più diffuso nei bambini dopo leucemie e linfomi. Sono 350/400 l’anno. Quello di Lorenzo è il primo riscontrato a Taranto. Eppure gli insulti che si sentono in queste ore a Taranto contro il giudice, e i lavoratori che ingiustamente hanno subito questo calvario per questi dieci anni, additati al pubblico ludibrio come assassini di bambini, fanno altre vittime. Lontano dalla verità e dalla scienza. Ma anche dalla giustizia.

Le uniche parole che si possono comprendere sono quelle del papà di Lorenzo che in un post su Facebook ha scritto: “Ringrazio gli avvocati, i consulenti e i PM che hanno fatto il possibile….ma per il giudice, gli imputati non hanno commesso il fatto….e così è….Scusami amore…non sono stato in grado di proteggerti e darti giustizia!”.

Non deve imputarsi alcuna colpa il papà di Lorenzo. Non è stata colpa sua. Lo scrive l’Airc, associazione per la ricerca sul cancro sul suo sito: “Per gli astrocitomi non è al momento possibile definire strategie efficaci per la prevenzione, dal momento che l'epidemiologia non ha a oggi identificato fattori di rischio modificabili. Per questo è importante sottolineare che, qualora un astrocitoma insorga in un bambino, non c'è nulla che i genitori si debbano rimproverare per la malattia del proprio figlio”.

Quanto a Ilva, liberare il dibattito pubblico, compreso quello politico, dai continui riferimenti emotivi a bambini, malattie, e morti, ovvero dall’aneddotica, aiuterebbe forse tutti, anche il governo, a trovare le soluzioni migliori.

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