Conte fa infuriare l'imam: "Discrimina le religioni, non dialoga coi musulmani"

L'imam Pallavicini contrario all'esclusione della libertà di celebrazione del culto dalla Fase 2: "Scelta politica. Si crea una discriminazione di priorità per la società civile italiana"

Conte fa infuriare l'imam: "Discrimina le religioni, non dialoga coi musulmani"

Si avvicina il periodo del ramadan per i musulmani, circa 2 milioni quelli presenti sul territorio nazionale, e la comunità islamica si prepara ad attenderlo dovendo tenere in considerazione tutte le problematiche connesse al lockdown: ed è proprio questa prospettiva, legata anche alla parziale riapertura prevista nella "Fase 2" che ha escluso chiese e luoghi di culto, che dà spunto ad una riflessione polemica da parte dell'imam Yahya Pallavicini.

Il presidente della Comunità religiosa islamica italiana (Coreis) nonchè imam della moschea Al Wahid di Milano, ha raccontato ad AdnKronos le sue impressioni a caldo sulla conferenza stampa nella quale il primo ministro Giuseppe Conte ha spiegato aperture e limitazioni previste per la cosiddetta Fase 2. Una fase che vede ancora l'esclusione di chiese ed in generale luoghi di culto, chiusi ed inaccessibili per il pericolo di assembramenti, tuttora presente vista l'emergenza sanitaria in corso.

Pallavicini la definisce una "scelta politica", vista l'esclusività riservata alle attività produttive rispetto a quelle religiose, poste colpevolmente in secondo piano. Tuttavia, se almeno per quanto riguarda la Chiesa romana un tentativo di dialogo c'è stato, altrettanto non si può dire per la comunità islamica e le sue esigenze, del tutto snobbate. "Questa è discriminazione", attacca l'imam, che considera anche le parole dette dal Papa a sostegno del governo e delle sue scelte per tutelare la salute dei cittadini. "Siamo su due piani diversi: da un lato un presidente del consiglio di uno stato laico e repubblicano e dall'altro un'autorità spirituale di una confessione religiosa. Se il papa richiama all'obbedienza per la priorità della salute dei fedeli evidentemente ha le sue buone ragioni di orientare i cristiani cattolici a questa priorità. Quando lo fa il presidente del consiglio, lo fa per tutelare i cittadini. Il risultato è apparentemente lo stesso ma c'è una grossa differenza formale", accusa Pallavicini. "Se il presidente del consiglio nella fase due dà priorità ad elementi produttivi nella riapertura e invece non ritiene di dare la stessa priorità, anche graduale e controllata, all'esercizio della libertà religiosa, fa una scelta politica. Ora su questa scelta politica io sono in disaccordo", continua.

"Si crea una discriminazione di priorità per la società civile italiana dove, a parità di valori sulla salute, si preferisce dare libertà alla produzione e si ritiene invece meno rilevante il conforto spirituale dei cittadini credenti", dice ancora Pallavicini, che poi affonda: "Ci sono anche altre confessioni religiose, dagli ebrei ai protestanti, gli ortodossi, i buddhisti, gli indù, i musulmani. Conte dovrebbe considerare che non se la cava solo con il dibattito con la Cei o con l'alleanza col Papa", prosegue ancora. "Il primo ministro deve pensare al bene di tutti i cittadini italiani, tra questi la stragrande maggioranza sono credenti che non sono solo cristiani, molti sono diversamente credenti", aggiunge.

"Io, soluzioni di concertazione internazionale per la riapertura graduale contingentata e in sicurezza

anche delle moschee in Italia le ho scritte al premier Conte. Ammettiamo anche che ritenga non si debbano aprire, ma che vi sia un dialogo da un punto di vista di sensibilità istituzionale", conclude.

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