Inferno a Genova, nave abbatte la torre piloti: sette vittime

Una porta-container, la Jolly Nero della compagnia Messina, è finita contro la torre di controllo facendola crollare insieme alla palazzina piloti: sette vittime e quattro dispersi

Inferno a Genova, nave abbatte la torre piloti: sette vittime

Notte di maggio dai colori infernali quella che questa notte ha infiammato il cielo di Genova: la Jolly Nero, una nave porta-container in uscita dallo scalo, ha sbagliato manovra e ha urtato la torre-piloti del porto uccidendo sette persone, ferendone altre quattro e disperdendone due. Il bilancio dell’incidente è tragico, ma c'è un altro dato che getta un'ombra sul porto del capoluogo ligure: un episodio del genere non era mai avvenuto.

Erano da poco passate le 23:30 quando la Jolly Nero, una porta container di 40.594 tonnellate della a flotta della Ignazio Messina & C. stava lasciando lo scalo quando ha completamente sbagliato manovra "entrando" nella Palazzina piloti, dove operano e vivono molti dei piloti della Capitaneria di porto di Genova. La nave era diretta a Napoli e avrebbe poi fatto rotta per Port Said, Aqaba, Jeddah, Abu Dhabi, Gibuti, Suez, Misurata e Castellon. Subito dopo l’urto la torre si è inclinata di 45 gradi e molte persone o sono rimaste intrappolate all’interno o sono cadute in mare. "La Torre è venuta giù di colpo - ha raccontato un testimone ancora impaurito - ero nell’ufficio del check point quando ho sentito un boato e subito dopo tre ragazzi passare di corsa urlando spaventati 'La torre, la torre!'. Sono uscito e la torre non c’era più, al suo posto c’era la prua della nave". Le sette vittime accertate sono quattro militari della Guardia Costiera, Daniele Fratantonio (30enne di Rapallo), Davide Morella (33enne di Biella), Marco De Candussio (40enne di Lavagna, ma originario di Barga) e Giuseppe Tusa (25enne di Milazzo), il pilota Michele Robazza (31enne di Livorno), l’operatore radio dei rimorchiatori Sergio Basso (50enne genovese) e l’operatore radio dei piloti Maurizio Potenza (50enne genovese). I due dispersi che mancano ancora all’appello sono il sergente Gianni Jacoviello (33enne di La Spezia) e il maresciallo Francesco Cetrola (38enne di Santa Marina). Le quattro persone ferite nell'incidente, invece, sono Enea Pecchi (40enne pavese in prognosi riservata) e Raffaele Chiarlone (36enne di Cuneo), entrambi ricoverati all’ospedale Galliera, e Gabriele Russo (32enne messinese) e Giorgio Meo (35enne di Taranto, ritrovato sotto le macerie della torre), entrambi ricoverati al Villa Scassi di Sampierdarena.

"Siamo sconvolti, una cosa così non era mai successa nell’intera storia del nostro gruppo - ha commentato l’armatore Stefano Messina quasi in lacrime - siamo senza parole, disperati". Messina è subito accorso in porto appena saputa la notizia. Con lui sono arrivate anche le autorità cittadine, a cominciare dal sindaco, Marco Doria, e dal presidente dell’Autorità Portuale di Genova, Luigi Merlo. "È una tragedia terribile. Siamo sconvolti, senza parole - ha spiegato Merlo - è un incredibile trauma per tutta la comunità portuale". La procura di Genova ha disposto il sequestro della scatola nera e ha aperto un’inchiesta sulla tragedia: il motore della Jolly Nero potrebbe avere avuto un’avaria che le ha impedito di seguire la giusta rotta per uscire dal porto. Nell'indagine sono indagati sia il comandante Roberto Paoloni, 63enne genovese, sia il pilota del porto che era al timone della nave. Al momento, infatti, Merlo ha già fatto sapere che la porta-container non doveva essere lì: "La nave stava uscendo, di questo siamo certi. Ma una nave di quelle dimensioni non fa manovra lì". "Non siamo ancora in grado di definire le cause - ha spiegato il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi - tra quelle ipotizzabili ci sono un’avaria al sistema di propulsione della nave, eventuali problemi ai cavi di trazione dei rimorchiatori, difetti di accosto o velocità della manovra".

Dalle prime testimonianze raccolte, sembrerebbe che due motori si siano bloccati e che la nave sia pertanto divenuta ingovernabile. La torre è stata colpita dal fianco sinistro della poppa della nave, in quel momento carica di container. L’incidente è avvenuto al Molo Giano. Numerosissimi i mezzi dei vigili del fuoco, delle forze dell’ordine e dei soccorritori intervenuti in porto, decine le pilotine utilizzate per perlustrare il bacino alla ricerca dei dispersi.

"Una tragedia grande": il presidente del Consiglio, Enrico Letta, si è limitato a questo commento arrivando questa sera all’ospedale Galliera a
Genova per salutare i due ricoverati rimasti feriti nell’incidente in porto. Dopo aver salutato anche gli altri due del Villa Scassi, Letta intende fare un sopralluogo in porto.

È sempre più consistente l’ipotesi che a causare l’incidente al porto di Genova sia stata una avaria della Jolly Nero. Si apprende da fonti investigative. Il comandante del rimorchiatore Spagna grida al pilota via radio: "Non c’è più acqua, che fate?". Il pilota risponde: "Non ho la macchina" frase per
dire che non entrava la marcia avanti.

Secondo quanto emerge dal racconto dei testimoni, la rotazione della nave era in atto nel bacino di evoluzione, ma non è stato fermato il "moto indietro".
Quando la nave è arrivata a circa 100 metri dalla torre, dal rimorchiatore di poppa, Spagna, è partito l’allarme. Il cargo, in quella fase, secondo quanto emerso, era pesante 45 mila tonnellate e procedeva a 3,5 nodi di velocità rispettando le regole di manovra. I rimorchiatori - lo Spagna traina 72 tonnellate, il Genoa, che era a prua, 60 - hanno il compito di far ruotare la nave, ma non sono in grado di fermarla in pochi metri in caso di avaria.

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