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Sparatoria a Rogoredo, fermato l'agente Cinturrino per l'omicidio di Mansouri. "Può uccidere ancora"

La pistola-giocattolo sarebbe stata messa accanto al corpo solo dopo lo sparo per giustificare la "legittima difesa" dell'agente. Gli inquirenti: "Vittima agonizzante per 22 minuti mentre il poliziotto alterava la scena"

Sparatoria a Rogoredo, fermato l'agente Cinturrino per l'omicidio di Mansouri. "Può uccidere ancora"
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Era disarmato Abderrahim Mansouri, quando è stato colpito alla testa dall'agente di polizia Carmelo Cinturrino, nel boschetto della droga a Rogoredo. La pistola giocattolo, una riproduzione di una Beretta 92, sarebbe stata lasciata accanto al corpo solo successivamente. "Ho detto 'fermo polizia', lui ha estratto la pistola, e io temendo per la mia vita, ho sparato", era in sostanza la versione del poliziotto che si è rivelata una bugia. Si fa gravissimo il quadro delle accuse per Cinturrino, che è stato fermato stamane per l'omicidio volontario del 28enne marocchino, un pusher della zona noto come Zack. I pm Milano, che hanno inoltrato al gip la richiesta di convalida del fermo e di custodia cautelare in carcere, hanno ritenuto sussistenti tutte le esigenze cautelari: vi sarebbe il rischio che possa reiterare il reato, uccidendo ancora, di inquinare le prove e di pericolo di fuga, perché ha diverse case. Il fermo dovrà poi essere convalidato.

Sulla pistola sono stati ritrovati due profili genetici distinti, ma nessuno di questi appartiene alla vittima, che non ha lasciato impronte digitali evidenti sull'arma. Uno di questi invece appartiene a Cinturrino. Ecco perché l'ipotesi investigativa è che Cinturrino la abbia fatta portare sul luogo del delitto da un suo collega, che dopo lo sparo è tornato in commissariato per prendere uno zaino e portarlo all'agente più anziano. Non è chiaro che cosa abbia spinto Cinturrino a sparare alla testa di Mansouri, che secondo un testimone oculare al momento dello sparo aveva in mano una pietra e un cellulare. Inoltre, secondo alcune "voci", nel palazzo Aler dove lavorava come portinaia la compagna dell'agente, in via Mompiani (oggi perquisito) vi sarebbe stato un giro di droga. Tra i due - l'agente era conosciuto in zona come Luca - ci sarebbe stata anche una conoscenza pregressa. Ma di sicuro, per quanto lo sparo sia venuto a una distanza di oltre 25 metri, non è stata la minaccia di un'arma. Semplicemente perché Mansouri non l'aveva con sé. Dagli accertamenti sarebbe venuto a galla un profilo di pericolosità molto forte, tenuto anche conto anche di quel quadro di operazioni borderline, con sospetti di richieste di pizzo a pusher e persone con tossicodipendenza.

Alla conferenza stampa per illustrare i dettagli oggi era presente, oltre al procuratore Marcello Viola e al pm Giovanni Tarzia il Questore Bruno Megale: è stata la stessa squadra mobile infatti a condurre l'indagine, senza sconti. "Dalle dichiarazioni di alcuni testimoni - le parole di Antonio Iadevania, a capo della mobile, Mansouri ha espresso il timore di essere ucciso". Ha spiegato che per il momento il contesto si ha in una "non meglio giustificata azione di contrasto allo spaccio, ma vi sono molti scenari da chiarire".

L'agente, difeso dall'avvocato Pietro Porciani, nei giorni scorsi si è presentato spontaneamente alla polizia scientifica per il prelievo del suo Dna ai fini di un confronto. Come si legge oggi sul Giornale nell'edizione cartacea, i telefoni dei quattro colleghi di Cinturrino del commissariato Mecenate accusati di favoreggiamento e omissione di soccorso sono stati sequestrati all'inizio degli interrogatori avvenuti la settimana scorsa. Un aspetto delle indagini è volto a capire se i poliziotti fossero consapevoli che il racconto del collega non stava in piedi, e abbiano deciso comunque di coprirlo nelle relazioni di servizio.

"Spiego l'accaduto con l'amarezza di vicende come questa che

vedono coinvolte le forze dell'ordine ma con la consapevolezza che la Procura e la Polizia di Stato hanno compiuto tutti gli accertamenti rigorosi senza fare sconti a nessuno", le parole del procuratore Viola.

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