Julia Ducournau, quando il talento non ha bisogno di quote rosa

Alimentato dall’immarcescibile politicamente corretto, il dibattito sulle quote rose nei festival non si placa. La regista di “Titane” conferma che il talento conta più delle chiacchiere

Julia Ducournau, quando il talento non ha bisogno di quote rosa

Da anni va avanti, senza sosta, il dibattito sulle quote rosa nei festival. La Mostra del Cinema di Venezia è spesso finita al centro delle polemiche per la scarsa presenza di registe donne, soprattutto nel percorso principale. Stesso discorso per Cannes. Mosse dall’immarcescibile politicamente corretto, sempre più persone invocano il 50-50%. In buona sostanza, nelle kermesse vanno piazzati film diretti da donne a prescindere dall’effettiva qualità. Ragionamento stupido, ma soprattutto offensivo. Julia Ducournau è la dimostrazione che la disputa sulle quote rose è sterile.

A soli 37 anni, con la sua opera seconda, “Titane”, ha vinto la Palma d’Oro per il miglior film al Festival di Cannes. Prima di lei c’era riuscita solo una donna, Jane Campion, nel 1993. E non fu nemmeno una vittoria piena, ma un premio ex aequo. E anche l’opera prima di Julia Ducournau non è passata inosservata. Presentato alla Settimana internazionale della critica di Cannes, dove ha ricevuto il Premio Fipresci, il suo “Raw – Una cruda verità” è uno dei migliori esordi degli ultimi trent’anni.

I riconoscimenti contano, ma c’è di più. La regista parigina ha tracciato un solco per la sua idea di cinema, per la sua visione, per il suo coraggio. Dopo il corto “Junior”, Julia Ducournau con "Raw – Una cruda verità” ha sconvolto il mondo cinefilo con un’esperienza estrema, un’opera gore esaltante, l’emblema dell’audacia. Interessante, in particolare, la riflessione attorno al corpo femminile, ai cambiamenti estremi che può subire. Un tema ritrovato, con ancor più risolutezza, in “Titane”.

Bollato dai soliti soloni come semplice provocazione, la Palma d’Oro di Cannes 2021 ha tanti meriti. Mettendo da parte il lavoro sul genere, l’innegabile talento visivo e l’ambiziosa scrittura cinematografica, “Titane” ha una dote che pochi altri film possono vantare: la capacità di creare dibattito. Julia Ducournau divide, fa riflettere, fa discutere. Come tanti maestri, rivalutati con il passare del tempo, hanno fatto prima di lei. Cinema vivo, dunque, in un mare di prodotti innocui, banali, insipidi.

Sarebbe un grave errore scegliere un film in base al sesso del regista, le quote rose non hanno nulla a che vedere con l’arte. Julia Ducournau lo conferma: quando c’è qualità, valore, spessore, non c’è 50-50% che tenga. Superare i limiti, osare, sperimentare, nutrire ambizione: per emergere serve questo, non lo slot garantito al festival di turno.

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