L’ex sindachessa a luci rosse ora si dà al turismo sessuale

Da primo cittadino fece scandalo romanzando gli altarini del suo paese in Veneto. Ora fa il bis con le avventure in Kenya di una donna di 60 anni. Proprio come lei

L’ex sindachessa a luci rosse  ora si dà al turismo sessuale

Fin dal 2008 il Giornale aveva già capito tutto. L’intervistatore del tempo poneva infatti alla scrittrice Clara Caverzan la seguente domanda-chiave: «Scusi, ma lei scopa?». Risposta della signora Clara: «Io scopo poco. Non ho tempo. Faccio il sindaco di Scorzè, in provincia di Venezia».
Da allora sono trascorsi 4 anni, lady Caverzan non fa più il sindaco e ha molto più tempo a disposizione; ragion per cui è probabile che quel deficit iniziale sia stato ampiamente colmato. Almeno così immaginiamo, considerata la trama del suo nuovo romanzo che narra le mirabolanti avventura di una sessantenne (coincidenza, la stessa età dell’autrice) che va a svernare in Kenya a caccia di prestanti gigolò dalla pelle scura.

Signori e signore, mettetevi comodi a letto: è arrivata l’ultima fatica letteraria (e non solo letteraria) di una donna rotta a ogni esperienza. Sembra ieri quando i giornali - dandosi di gomito - titolavano: «Clara Caverzan pubblica il suo primo romanzo, Desideria, il libro scandalo della sindachessa del Nordest».
Il suo editore (Edizioni Anordest) ricorda quei tempi con un filo di commozione: «Il libro scatenò la curiosità dei mass-media diventando un successo che scatenò polemiche, perché parlava delle storie intime - alcune vere, altre inventate - dei suoi compaesani. Obiettivo: svelare tabù e altarini di provincia, rompendo la facciata perbenista della società cui apparteneva la protagonista: una donna di mezz’eta». Roba grossa, da Melissa P in menopausa. A distanza di quattro anni Clara Caverzan pubblica ora il suo secondo romanzo, Goodbye, Habibi!. «Un romanzo - torna ad esaltarsi l’editore - che già dal titolo si presenta più provocatorio del primo (incredibile, addirittura «più» del primo... ndr), in quanto evidenzia una tematica sempre sottaciuta: il turismo sessuale femminile». La signora Caverzan appare giustamente allarmata: «Un fenomeno mondiale paragonabile, se non superiore, a quello maschile, che interessa tante donne che si dirigono verso certi paesi proprio alla ricerca di facili evasioni sessuali a pagamento, versione appena più aggiornata e ingentilita di un certo schiavismo d’antan». E basterebbe, da sola, la definizione «schiavismo d’antan» per giustificare l’acquisto del libro.

Una storia in cui «Virginia, senza rendersene conto si ritrova a nuotare in un mare fetido pensando di bagnarsi nell’acqua trasparente dei Caraibi». Che prosa, ragazzi. Clara sa scrivere, e si vede. Lei, per modestia, non lo dice. Ma è chiaro che è così. La Caverzan, da parte sua, fa solo notare che: Goodbye, Habibi! è un romanzo d’amore, lo sforzo di Virginia di rifarsi una vita dopo tante delusioni per un matrimonio che va a rotoli, segnato anche dalla violenza gratuita di un marito forte solo del suo potere economico». E ti pareva che non spuntava un «marito dalla violenza gratuita»... Ma come, Virgina si sollazza pagando prostituti di colore, e la colpa è di quel cornuto del marito? Bah.
L’autrice del best-seller non ci sta però a far passare la sua eroina per una poco di buono assatanata di sesso: «Virginia crede nell’amore sia del cuore, dei sentimenti, che in quello fisico (e qualche sospetto ci era venuto, ndr), inteso come espressione più pura di bellezza e felicità sessuale».
Tradotto: Virginia pensa sempre a «quello». Alla fine è lei stesso a doverlo ammettere: «L’erotismo segna i momenti più veri, più esaltanti di questa donna non più giovane alla ricerca spasmodica di una vita completa senza tabù. E a un certo punto, in Egitto, crede di aver trovato tutto ciò in Bahr, un Nubiano che trasforma tutti i sogni di Virginia in realtà».

Soffermiamoci un istante sulla ingente levatura di Bahr: «Un dio dell’amore che sembra consegnare a Virginia le chiavi del paradiso, facendole scoprire tutte le gioie dell’eros prima sconosciute che il suo Veneto bigotto e un marito egoista (aridanghete col marito, ndr) le avevano fatto dimenticare». «Ma sono veramente quelle le chiavi del paradiso?» si chiede, amletica, l’ex sindachessa.
La signora Caverzan lascia la risposta ai suoi affezionati e accaldati lettori, limitandosi a puntualizzare con modestia: «Il coup de théâtre finale ci fa sobbalzare e ci consegna un libro indimenticabile, mettendoci di fronte a tante nostre responsabilità».
Siete ancora lì, o siete già volati in libreria?

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