Fase 2, monito del Papa "Ora serve l'obbedienza"

Il Papa sulle disposizioni previste per la fase 2: "È il momendo dell'obbedienza". La Cei: "Opportuno il richiamo del Papa: guai a calpestare la sofferenza del Paese"

Fase 2, monito del Papa "Ora serve l'obbedienza"

Per affrontare la fase due sono necessarie prudenza e obbedienza. Così, Papa Francesco si introduce nel "dibattito" tra la Cei e il governo sulle misure annunciate per le funzioni religiose, a partire dal 4 maggio.

"In questo tempo nel quale si incomincia ad avere disposizione per uscire dalla quarantena- ha detto il Papa durante la messa a Santa Marta- preghiamo il Signore perché dia al suo popolo, a tutti noi, la grazia della prudenza e obbedienza alle disposizioni perché la pandemia non torni". Le stesse parole sono poi apparse sul profilo Twitter del Santo Padre, che ha ribadito la necessità di rispettare le disposizioni del governo.

"Il richiamo del Papa è opportuno- ha commentato la Cei, secondo quanto riferisce AdnKronos- Guai a calpestare le sofferenze del Paese".

Dopo l'annuncio del presidente Giuseppe Conte, che ha previsto la possibilità di celebrare funerali con un massimo di 15 persone, non permettendo le altre cerimonie religiose, la Cei aveva diffuso una nota: "Non possiamo accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto, la fede deve potersi nutrire alla vita sacramentale. Dopo queste settimane di negoziato che hanno visto la Cei presentare orientamenti e protocolli con cui affrontare una fase transitoria nel pieno rispetto di tutte le norme sanitarie, il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri varato questa sera esclude arbitrariamente la possibilità di celebrare la messa con il popolo".

Ma poco dopo era intervenuto il premier Giuseppe Conte, assicurando: "Con la Cei lavoreremo per concordare uno specifico protocollo di sicurezza, in modo da garantire a tutti i cittadini che parteciperanno a celebrazioni liturgiche condizioni di massima protezione".

Dopo il monito del Papa di questa mattina, il portavoce della Cei ha precisato, in un'intervista ad AdnKronos, che non c'è nessuna volontà, da parte della Chiesa, "di strappare col governo, nè di fare fughe in avanti. L'intenzione è quella di andare avanti col dialogo costruttivo". "La parola del Papa - ha aggiunto - è importante, è la parola di un padre, decisiva e opportuna". Al primo posto deve essere mantenuta la salute e, per questo, "sottovalutare le indicazioni dell'autorità sanitaria significherebbe di fatto irresponsabilità che nessun cittadino può permettersi, sarebbe come calpestare i tanti morti, medici, infermieri, gli stessi sacerdoti e quanti, in una forma o nell'altra, si sono esposti per curare i malati di coronavirus compromettendo la loro stessa salute". Il portavoce della Cei torna anche sulla reazione dopo il no alle messe aperte ai fedeli: "In quelle parole- spiega il portavoce della Cei-non c'è volontà di strappare col governo o con il comitato scientifico. Tra noi in tutto questo tempo c'è sempre stata collaborazione e dialogo".