L'audio di Borsellino: "La scorta solo al mattino così mi uccidono la sera"

Desecretati gli audio del 1984, quando il giudice spiegava alla Commissione antimafia le difficoltà del lavoro del pool di magistrati che lavoravano al maxi processo

L'audio di Borsellino: "La scorta solo al mattino così mi uccidono la sera"

"Desidero affrontare la gravità dei problemi, soprattutto di natura pratica, che noi dobbiamo continuare ad affrontare ogni giorno". Così Paolo Borsellino raccontava le difficoltà che ogni giorno doveva superare il pool antimafia, che nel 1984 stava già lavorando al maxi-processo contro Cosa Nostra. Oggi, sono stati desecretati gli audio finora segreti dell'audizione dei giudici del pool, davanti alla Commissione parlamentare antimafia. L'audizione del 1984 è la prima resa pubblica, dopo che la Commissione antimafia di Morra ha deciso di togliere il segreto a gran parte degli atti ancora riservati, in occasione del ventisettesimo anniversario dalla morte del giudice.

Come ricorda il Corriere della Sera, dopo il consigliere istruttore Antonino Caponnetto, avevano parlato Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, rivelando i "processi di mole incredibile, ognuno dei quali è composto da centinaia di volumi che riempiono intere stanze". Per questo, fa sapere il magistrato, è indispensabile l'uso di un computer, che "non sarà operativo se non tra qualche mese perché sembra che i problemi della sua installazione siano estremamente gravi, anche se non si riesce a capire perché". Ma non era questo l'unico problema: servivano segretari e dattilografi disposti a fare gli straordinari, senza lasciare il giudice a lavorare "per 16 o 18 ore al giorno".

Ma la notizia più inquietante che emerge dall'audio riguarda la sicurezza dei giudici, che hanno diritto alla scorta solamente al mattino: "Buona parte di noi non può essere accompagnata in ufficio di pomeriggio da macchine blindate, come avviene la mattina, perché il pomeriggio è disponibile solo una blindata, che evidentemente non può andare a raccogliere quattro colleghi. Pertanto io, sistematicamente, il pomeriggio mi reco in ufficio con la mia automobile e ritorno a casa alle 21 o alle 22. Magari con ciò riacquisto la mia libertà, però non capisco che senso abbia farmi perdere la libertà la mattina per essere poi, libero di essere ucciso la sera".

Poi, due anni e mezzo dopo, il giudice, sempre davanti all'Antimafia parla dei problemi a Marsala, dove continua a contrastare la mafia, come procuratore. Quel territorio "è un santuario", dove trovano rifugio i latitanti di ogni tipo. È proprio lì che il magistrato aveva deciso di dimezzarsi la scorta, per poter dare una volante, "che potesse assicurare l'intero arco delle 24 ore".

Ma anche a Palermo, i boss passeggiavano tranquillamente alle quattro del pomeriggio: Buscetta, infatti, aveva raccontato al giudice, che i latitanti sapevano che a quell'ora c'era il cambio turno delle auto delle forze dell'ordine e, in giro per la città, non ne avrebbero incontrate.

Successivamente, tra il 1989 e il 1991, Paolo Borsellino parlerà altre tre volte davanti alla commissione, sottolineando e

denunciando i problemi legati alle indagini per il contrasto alla mafia. Difficoltà che non hanno mai fermato lui e i suoi colleghi, che hanno continuato a fare il loro lavoro fino al momento della propria morte.

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