Al lavoro in bici, investita: niente risarcimento, doveva prendere il bus

La battaglia contro l’Inail di una collaboratrice scolastica nella Bergamasca: “Anzichè riconoscermi l’infortunio sul lavoro, mi trattengono soldi per malattia“

 

La considera una battaglia di principio, e ne ha qualche buona ragione. Non si fa che dire di usare la bicicletta per recarsi al lavoro, lei l’ha usata e adesso si sente dire che doveva usare il bus. Così, dopo uno sfortunato investimento, l’Inail le ha negato qualsiasi risarcimento. Imparasse a non usare la bicicletta...
La storia è raccontata dalla protagonista a “L’Eco di Bergamo“. Stava andando al lavoro in bici quando è rimasta vittima di un incidente, ma l’Inail non l’ha riconosciuto come infortunio “in itinere“ e dunque non ha corrisposto il risarcimento come, invece, sarebbe accaduto se avesse utilizzato un mezzo pubblico.
Protagonista  una donna di 51 anni, Cinzia Maria Zanardi, da 20 anni collaboratrice scolastica in una scuola media di Dalmine (Bergamo).
L’incidente risale al 4 aprile scorso, davanti al cancello della scuola, ma la lettera dell’Inail è arrivata alla cinquantunenne solo qualche giorno fa. «L’episodio - ha spiegato la donna - è avvenuto durante il tragitto tra la mia casa e il posto di lavoro, quindi si è trattato di un infortunio. L’Inail, però, non l’ha considerato tale, trasformandolo in malattia. Di conseguenza mi sono stati decurtati dei soldi. Non si tratta di una grande cifra, però ne faccio una questione di principio».
«In questo caso - replica Maria Aurelia Lavore, direttore dell’Inail di Bergamo - il responso ha dato esito negativo perchè è stato utilizzato un veicolo privato senza che ce ne fosse la necessità, trattandosi di un percorso coperto dai mezzi pubblici. Di conseguenza non sono state ravvisate le condizioni per poter riconoscere l’infortunio come in itinere, e quindi indennizzabile».

 

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Commenti
Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Lun, 06/08/2012 - 14:47

E se prendeva il bus non la pagavano perché doveva andare in bici. Morale: Una collaboratrice scolastica che proviene dall'Italia Settentrionale è odiata nel pubblico impiego (Inps e Inail compresi) perchè gli porta via il posto di lavoro nelle enclaves del Regno delle due Sicilie.

giornalista

Lun, 06/08/2012 - 19:37

Spiace per la malcapitata ciclista, ma non c'è da meravigliarsi. Primo, perché il mezzo pubblico è meno soggetto ad incidenti, secondo perché se i risarcimenti fossero previsi anche per chi usa il mezzo privato, anche se non indispensabile, sai quanti ci marcerebbero dichiarando incidenti inesistenti pur di ottenere indennizzi milionari ... a spese della collettività.

nagato

Mar, 07/08/2012 - 09:31

Aho', tutte le trovano sti maledetti farabutti dell'Inail per non cacciare un euro! Invece di lodare e premiare chi rispetta la natura e si muove a impatto zero (dovrebbe essere di esempio a tutti), le danno pure addosso e non riconoscono il risarcimento. Pero' si fanno pagare fior di quattrini per tenere su un carrozzone di pseudo-impiegati strapagati e inutili per tutta la societa'. Che schifo l'Italia...